L’Rt scende sotto l’1,5 e l’Italia resta a casa: “Ora sperare si può”

L'indice di contagio è in calo. Rispetto a gennaio gli spostamenti sui mezzi si sono ridotti del 58%. Arcuri: "Primi segnali di raffreddamento". Lopalco: “Il virus rallenta ma bisogna vedere quando la curva dei contagi si abbasserà" Ad alimentare la speranza c’è pure il comportamento degli italiani. In questi giorni hanno ridotto moltissimo gli spostamenti. Non siamo al livello del lockdown ma comunque molto sotto quello di settembre.

Salire, salgono ancora ma a un ritmo un po’ meno sostenuto. Anche in una giornata difficile come quella di ieri, da 37.968 casi, i nuovi contagi lasciano vedere uno spiraglio, come hanno detto anche i tecnici del Cts al Governo. Ci vorrà ancora pazienza ma forse il picco non è molto lontano. Un dato su tutti rivela il cambiamento di scenario, quello dell’Rt nazionale. In base all’ultimo monitoraggio della Cabina di regia, riferito al periodo dal 26 ottobre al primo novembre, era 1,72. Quello della settimana successiva sarebbe intorno all’1,5, o forse addirittura sotto (l’ufficialità arriverà oggi).

La crescita c’è ed è sempre pericolosa ma è meno accentuata.
L’andamento del fattore di replicazione dei casi sintomatici è uno dei segnali di speranza di questi giorni, in cui si annunciano nuovi vaccini e farmaci, in cui in alcune regioni, parole del commissario straordinario dell’emergenza Domenico Arcuri, «si osservano i primi segni di raffreddamento». In altre la situazione è ancora complessa e tanti si augurano comunque nuove misure restrittive. Nel frattempo però ieri i ricoverati totali, in terapia intensiva e nelle medicine, erano 518 in più. Mercoledì erano stati 921, martedì 1.119, lunedì 1.296 e domenica 1.446. «Un arresto dell’accelerazione ci sta – dice l’epidemiologo e assessore alla Sanità pugliese Pier Lugi Lopalco – Bisogna però vedere quando la curva inizierà davvero a scendere. Intanto nei prossimi giorni vedremo un ulteriore aumento dei morti».
Ad alimentare la speranza c’è pure il comportamento degli italiani. In questi giorni hanno ridotto moltissimo gli spostamenti. Non siamo al livello del lockdown ma comunque molto sotto quello di settembre. Se si prende il 13 gennaio come punto di riferimento temporale precedente alla pandemia, intorno al 10 novembre rispetto a quel giorno sono diminuiti del 58% gli spostamenti sui mezzi pubblici, del 49% quelli in auto e del 32% quelli a piedi. I dati sono un’elaborazione di quelli delle mappe di Apple, che tracciano gli spostamenti, fatta da Inail. È stata presentata al Cts e potrebbe servire, incrociata all’Rt, a prevedere il comportamento dell’epidemia. Durante il lockdown i tre valori sono scesi del 90% mentre ad agosto, con le vacanze, è esploso l’uso delle auto. Dopo il picco legato a ripresa della scuola e elezioni e soprattutto dopo il Dpcm del 18 ottobre (con chiusure di bar e ristoranti alle 18) le curve sono calate decisamente. Questa modifica dei comportamenti sarebbe dietro all’attuale andamento epidemico e potrebbe preludere ad un più accentuato abbassamento futuro della curva. Tanto più che già oggi arriveranno nuovi provvedimenti restrittivi in alcune regioni.

Ieri alcuni governatori, come il ligure Giovanni Toti e il friulano Massimiliano Fedriga, hanno parlato di un Rt ridotto rispetto alle rilevazioni di una settimana fa. Anche a Milano è calato. Dopo essere stato quasi a 2,5, ieri, ha detto il direttore di Ats Walter Bergamaschi, era a 1,25. Intanto Arcuri ha annunciato che a fine gennaio arriverà in Italia il vaccino di Pfizer e potranno essere protette 1,7 milioni di persone e Rino Rappuoli di Toscana Life Science ha detto che a marzo potrebbero arrivare i nuovi anticorpi monoclonali, farmaci molto efficaci. «Tutto bene ma non sono tranquillo finché l’Rt non scende sotto l’1 – dice Vittorio Demicheli, epidemiologo e direttore sanitario all’Ats milanese – Solo in quel caso si riduce anche la pressione sul sistema sanitario. Probabilmente c’è un timido accenno di stabilizzazione della curva dovuto ai primi provvedimenti ma certi numeri potrebbero essere figli del falsamento del tracciamento». Va bene la speranza ma ci vuole ancora tanta attenzione da parte di tutti.