L’origine, le mutazioni e la fine: tutti i misteri sul coronavirus

È stato studiato e analizzato da tutti i punti di vista, dall'origine alla modalità di diffusione. Ma il nuovo coronavirus, colpevole della pandemia che ha messo il mondo il ginocchio, rimane in parte ancora un mistero. Nonostante le numerose ricerche, infatti, la sua provenienza è ancora incerta e le previsioni sulla fine dell'emergenza discordanti.

Ecco tutti i buchi neri sulla conoscenza del Covid-19.

Da dove viene il nuovo coronavirus?

Secondo i principali virologi, l’origine del nuovo coronavirus è naturale. Il Sars-CoV-2, infatti, deriva da un patogeno presente nei pipistrelli, mammiferi considerati “serbatoi virali”, perché in grado di veicolare diversi virus. Non è chiaro, però, come abbia fatto il virus a passare dal pipistrello all’uomo. Secondo i ricercatori, i primi contagi si sarebbero verificati nel “wet market” di Wuhan, dove vengono venduti animali vivi, che vengono macellati sul posto. Una delle ipotesi è che il Sars-CoV-2 sia passato direttamente dal pipistrello all’uomo, venuti in contatto direttamente. Secondo altri esperti, invece, ci sarebbe un animale “untore” intermedio che, dopo essere stato infettato dal pipistrello, avrebbe trasmesso a sua volta il virus all’uomo. Sotto la lente di ingrandimento era finito il pangolino, un piccolo mammifero ricoperto di squame, accusato di essere l’anello di collegamento tra il pipistrello e l’uomo. Uno studio effettuato da Nature e pubblicato ieri suggerisce che il nuovo coronavirus sia somigliante al 96% ad un virus trovato in una grotta nello Yunnan, in Cina, dove opera un gruppo di ricercatori che analizzano i patogeni dei pipistrelli. Ma questo virus avrebbe una caratteristica non irrilevante: non può infettare l’uomo. Il sospetto dei ricercatori è che l’antenato del coronavirus si sia separato tra i 40 e i 70 anni fa dalla famiglia di quello presente nel pipistrello, passando ad altri animali, prima di arrivare all’uomo.

 

Un’altra ipotesi sull’origine del virus è quella legata a un presunto errore di laboratorio. Dall’inizio della pandemia è finito sotto accusa il Wuhan National Biosafety Laboratory, in cui vengono studiati patogeni pericolosi. Di recente, a gettare nuovi dubbi sull’errore umano è stato Mike Pompeo, il segretatio di stato americano, che ha rivelato di avere “prove enormi a sostegno della teoria secondo cui il coronavirus abbiamo avuto origine in un laboratorio di virologia di Wuhan, non in un vicino mercato di animali selvatici“. Affermazioni simili erano state fatte anche dal presidente Usa donald Trump.

Ma i maggiori esperti non hanno dubbi sull’origine naturale. Dopo le dichiarazioni di Trump e Pompeo, l’Organizzazione mondiale della sanità ha ribadito che “è probabile che il virus abbia avuto origine nei pipistrelli. Tutte le prove disponibili suggeriscono che il virus ha un’origine animale e non è stato manipolato o costruito in un laboratorio“.

 

Come si diffonde

Il virus respiratorio si diffonde principalemente da persona a persona a causa delle goccioline di saliva, emesse con un colpo di tosse, con uno starnuto o parlando. Il contagio può avvenire anche tramite “le mani contaminate (non ancora lavate)“, se si toccano bocca, naso o occhi. Queste goccioline sono troppo pesanti per restare in aria a lungo e cadono quasi subito, andando a posarsi sulle superfici circostanti. Alcuni studi, infatti, hanno dimostrato la presenza del virus anche sulle superfici, ma la sopravvivenza del virus anche in queste condizioni è incerta e su questo punto gli esperti sono divisi. Inoltre, uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine aveva sottolineato la sopravvivenza del virus nell’aria per tre ore, portando gli scienziati ad ipotizzare un possibile contagio, in caso di alcune procedure in ambito sanitario. Ma in questo caso, molto dipende dalla concentrazione del virus nell’aria, che determina la possibilità o meno di infezione.

Quello che è certo, dal punto di vista della trasmissione, è che il principale canale di contagio è rappresentato dalle “goccioline del respiro delle persone infette“, come riporta il Ministero della Salute. In rari casi, il contagio può avvenire anche tramite la contaminazione fecale. Ma sembrano esserci ancora diversi dubbi sulle modalità di trasmissione del Covid-19: per questo, specifica il Ministero, “studi sono in corso per comprendere meglio” come si trasmette il virus.

 

Il Sars-CoV-2 “sta continuando a mutare“. Lo ha spiegato ad AdnKronos Massimo Ciccozzi, responsabile dell’Unità di statistica medica ed epidemiologia molecolare dell’Università Campus Bio-Medico nell’audizione in corso alla Commissione Igiene e Sanità del Senato. Secondo uno studio (in attesa di revisione) condotto dai ricercatori dell’Università di Zhejiang, il nuovo coronavirus sarebbe mutato in almeno 30 diversi ceppi. Gli scienziati sostengono che il Sars-CoV-2 sia cambiato per superare la resistenza del sistema immunitario nelle diverse popolazioni. “La preoccupazione è che, di mutazione in mutazione, possa peggiorare non tanto la contagiosità, quanto la letalità di questa malattia– aveva avvisato l’esperto- ma dai nostri dati preliminari questo non si evince“. E infatti, ieri Ciccozzi ha riferito che “il virus di Covid-19 sta perendo potenza”. Nonostante il minor numero di decessi, dovuti “sicuramente alle terapie ma anche alla perdita di potenza del virus“, da questo punto di vista, gli scienziati devono ancora approfondire molte cose, per capire in che direzione stia andando l’evoluzione del Sars-CoV-2.

 

Lo scoglio dell’immunità

Saranno i test sierologici a dire se una persona ha sviluppato gli anticorpi per il Sars-CoV-2. L’esame, infatti, rileverà la presenza nel sangue di Immunoglobuline M (IgM), che si manifestano nella prima fase dell’infezione e scompaiono velocemente, e di Immunoglobuline G (IgG), prodotte dopo 14 giorni e con una vita più lunga. La presenza di IgM indica un’infezione in corso, mentre quella di IgG potrebbe indicare che la persona ha contratto il Covid-19, ma è già guarita. Il problema, però, è legato alla durata dell’immunità concessa dagli eventuali anticorpi. Per quanto tempo un paziente, che ha già sconfitto il Covid-19, può sentirsi al sicuro, senza correre il rischio di essere infettato nuovamente? Per il momento, gli esperti non possono rispondere a questa domanda, perché l’immunità andrà monitorata del tempo. Ma Gianni Rezza, direttore del dipartimento di Malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità, aveva affermato: “Sull’immunità e su quanto sia protettiva e duratura ancora c’è da studiare, penso che per analogia probabilmente lo sia, una volta superata la malattia, ma non abbiamo sufficiente follow up per dirlo con sicurezza“.

 

Quando finirà la pandemia?

In questi mesi si sono diffuse diverse previsioni sulla fine dell’epidemia da nuovo coronavirus. Ma la sua durata resta un mistero. Uno studio del Center for Infectious Disease Research and Policy dell’Università del Minnesota, ha stimato la fine dell’epidemia nei prossimi 18-24 mesi. Secondo gli esperti, infatti, il Covid-19 dovrebbe smettere di circolare quanto il 60-70% della popolazione avrà contratto il virus, sviluppando gli anticorpi. Perché questo succeda, la pandemia potrebbe seguire tre strade diverse. Prima possibilità: alla pandemia della primavera 2020 potrebbero seguire diverse ondate minori ripetute, per un perioso di uno o due anni. Il secondo scenario disegnato dagli esperti prevede una seconda ondata in autunno o in inverno di quest’anno, seguita da ritorni più lievi nel 2021, mentre la terza ipotesi prevede il susseguirsi di contagi in modo lento e senza uno schema preciso.

Inizialmente, i virologi sostenevano la possibilità che il Covid-19 si attenuasse con l’arrivo dell’estate, grazie all’aumento delle temperature. Su questo punto, però, i pareri degli esperti sono molto discordanti e ancora non è chiaro se il caldo possa essere d’aiuto contro il nuovo coronavirus.

Infine, c’è chi sostiene che il virus non ci abbandonerà mai. È la tesi di un gruppo di scienziati dell’Istituto di Biologia patogena dell’Accademia cinese delle scienze mediche: “In Cina si riscontrano ancora moltissimi casi di persone che contraggono il virus in maniera asintomatica, nonostante l’epidemia sia sotto controllo- hanno spiegato- Questo apre lo scenario di una malattia con cui la specie umana dovrà convivere a lungo“. Il Covid-19 potrebbe continuare a circolare, seguendo il modello stagionale, come fa l’influenza.

Nonostanze i molteplici studi sull’argomento, sono ancora numerose le ombre intorno al nuovo coronavirus e, per arrivare a una conoscenza completa del Sars-CoV-2 servirà ancora del tempo, dato che si tratta di un virus completamente nuovo.