L’origine dell’odio feroce contro il giudice Barrett

È contro l’aborto e per la famiglia, per questo Amy Barrett è profondamente disprezzata. È però anche un simbolo di resistenza al male. Il giudice cattolico salirà alla Corte Suprema nonostante il “fuoco amico” di tanti catto-dem, Faggioli e Ceccanti compresi. Oggi il voto in Senato. 

Dopo essere passata sotto le forche caudine delle audizioni (sono arrivati a interrogarla finanche sul riscaldamento climatico) finalmente Amy Coney Barrett oggi riceverà il voto di conferma al Senato per la carica di giudice della Corte Suprema.

CHI HA PAURA DI A.C.B.?
Sappiamo quanto il giudice Barrett, in quanto cattolica, sia considerata “fuori luogo”, non in tono con l’establishment, assolutamente sgradita. E a dirlo sono ormai anche gli addetti ai lavori, i suoi colleghi. È stato infatti un altro giudice, Brian Hagedorn, della Corte Suprema del Wisconsin, a centrare perfettamente il punto su un attacco alla persona che non ha precedenti. Dalle colonne del Wall Street Journal Hagedorn ha dichiarato: «I critici di Amy Coney Barrett stanno imbellettando il loro scetticismo con un pretesto nobile: i giudici non dovrebbero portare le loro opinioni personali in aula. Ma la loro vera preoccupazione è molto più agghiacciante. Le élite culturali americane non sono sicure che a un cristiano fedele possa essere affidata l’interpretazione della legge». Se i media internazionali sembrano in preda ad una crisi di nervi, lo sforzo che ancora bisogna fare è quello di spiegare, fondandolo, il profondo e incontenibile disprezzo verso questa donna: un’operazione dagli evidenti contorni spirituali, e che parte, per forza di cose, dal “fuoco amico”. Vediamo.

LE BUGIE DEL TEOLOGO
Pur di non vederla sedere alla Corte Suprema, il professor Faggioli, docente di Teologia alla Villanova University di Filadelfia, in un’intervista a The Politico invita a interrogarla a fondo sulla sua fede religiosa, benché la Costituzione americana dichiari solennemente che negli Stati Uniti «nessun test religioso sarà mai richiesto come qualifica per qualsiasi ufficio pubblico». Faggioli accusa Barrett di appartenere a un «gruppo cristiano con una struttura interna altamente autoritaria» (la comunità carismatica People of Praise, ndr), per cui chiede che si indaghi a fondo sul “Patto di alleanza” che vige tra i suoi membri. «Qual è la sua natura e la sua portata? Quali sono le conseguenze della sua violazione?”, si chiede  preoccupato Faggioli. In realtà non ci sarebbe bisogno di ricerche in polverosi archivi vaticani, il “Patto di alleanza” è facilmente consultabile su Google (all’interno, in effetti, ci sono passaggi che alle orecchie dei modernisti di ogni ordine e grado possono suonare decisamente reazionari; come questo: «Ci impegniamo a vivere la nostra vita in vera rettitudine e santità»).

TORMENTATO DAL “POPOLO DELLA LODE”
Nella foga anti-Barrett, visto che c’è, oltre a lasciarsi andare a frecciate alla realtà religiosa nata dal cuore di san Escrivá de Balaguer («Alcune persone potrebbero comprensibilmente esitare ad avere un membro di un ordine religioso o l’Opus Dei seduto sulla Corte Suprema»), Faggioli cerca di dipingere il “Popolo della Lode” come una realtà che Papa Francesco non apprezza, anzi, che disdegna profondamente. Utilizzando strumentalmente una frase di Papa Francesco, precisamente il “Discorso del Santo Padre Francesco ai partecipanti al III Convegno Mondiale dei Movimenti e delle Nuove Comunità”, il teologo arriva a dire che il pontefice avversa la realtà cattolica del “Popolo della Lode” perché essa «usurpa la libertà individuale dei suoi membri». Peccato che il discorso papale, com’è ovvio, era naturalmente rivolto a tutte le realtà ecclesiali, a cui il Papa così si rivolgeva: «Per raggiungere la maturità ecclesiale, dunque, mantenete – lo ripeto – la freschezza del carisma, rispettate la libertà delle persone e cercate sempre la comunione». A ulteriore smentita del virulento attacco del professore di teologia, c’è il fatto che nel 2014 il Pontefice argentino ha nominato vescovo ausiliario della città di Portland proprio un membro della comunità People of Praise, mons. Peter Leslie Smith. Attenzione, citiamo l’intervista del teologo Faggioli non tanto per mostrarne il suo completo smacco (a quello ha pensato un puntualissimo articolo di risposta del New York Post) ma per sottolinearne quanto serve alla nostra indagine: la violenza gratuita e “irrazionale” che il giudice cattolico riesce a convogliare su di sé.

SILLOGISMI IMPAZZITI
Identico attacco è quella di Stefano Ceccanti, deputato piddino già responsabile nazionale della Fuci, il quale, pur di attaccare Amy Barrett, sul Riformista arriva a scomodare non solo il Concilio Vaticano II, ma addirittura la Costituzione dogmatica Dei Verbum. Il sillogismo del cattolico democratico Ceccanti – funzionale a dire che la Barrett è fuori dalla Chiesa – è questo: se il giudice Amy Barrett è “testualista” con la Costituzione (ovvero, come spiegato da Stefano Magni, aderente al dettato costituzionale originario), sarà testualista anche con la Bibbia, bypassando così la Dei Verbum, che spinge verso «un approccio ai testi sacri che è anti-testualista». Come faccia Ceccanti a ricavare l’una cosa dall’altra, e addirittura a scrivere che la Barrett è a favore della pena di morte (fa anche questo), Dio solo lo sa. Tra quel “fuoco amico” di cui stiamo citando solo qualche esempio c’è perfino una famosa suora, amatissima da tutti i democratici. È l’influente sister Simone Campbell, che scrive laconica: «Come sorella cattolica che cerca di seguire gli insegnamenti di Papa Francesco, non posso sostenere la nomina di Amy Coney Barrett alla Corte Suprema»

DISTRUGGERE VITA E FAMIGLIA
La verità è che l’ascesa di una donna con sette figli, paladina della famiglia e contraria all’aborto, ha scatenato nel mondo qualcosa che va certamente al di là del razionale. Perché? Sappiamo che sulla famiglia, secondo la profezia di suor Lucia di Fatima, si sta giocando la battaglia finale (il polverone di questi giorni sulle unioni gay sta lì a ricordarcelo; proprio suor Lucia, in una lettera del 12 aprile del 1970, parlava di un «disorientamento diabolico» che «invade il mondo» e che «oramai è entrato anche nella Chiesa»), mentre l’aborto è l’atto diabolico per antonomasia, quello che elimina la creatura che Dio, il vero nemico di Satana, ha amato sino al punto da sacrificare suo Figlio. Impossibile non accorgersi come la sola vista della (bellissima) famiglia di Amy Barrett stia destabilizzando un certo establishment radicale (un delirante commento di Michele Serra è arrivato a descrivere la famiglia del giudice come un «evidente elemento di propaganda politica per una antiabortista convinta», per di più atta a dimostrare la «non sottile intolleranza nei confronti di tutto ciò che non è una bella famiglia americana»). Nello stesso tempo sappiamo che per rafforzare l’azione terrena degli “spiriti del male” (l’espressione è paolina), continua ad essere necessario lo spargimento di sangue innocente. Il fatto, dunque, che certe lobby ed élite abbiano come massima rivendicazione il figlicidio, non può non rendere plasticamente visibile l’azione di Satana anche sul piano politico (e non può non rendere “odioso” chi prova a contenere quest’agenda).