L’Onu denuncia l’“epidemia di islamofobia”. In Francia però a morire sono i critici dell’islam

Alle Nazioni Unite, il segretario generale Guterres partecipa alla "Giornata mondiale contro l'islamofobia" voluta da regimi oppressivi 

Il segretario delle Nazioni Unite António Guterres ha partecipato alla Giornata mondiale contro l’islamofobia organizzata a New York dall’Organizzazione per la cooperazione islamica. “L’islamofobia ha raggiunto proporzioni epidemiche”, ha detto Guterres. C’erano paesi come il Pakistan, che prevede la morte per la “blasfemia”, e la Turchia, che ha le galere piene di scrittori e giornalisti.

Nelle stesse ore, in Francia, 50 accademici pubblicavano sull’Obs un manifesto contro gli attacchi alla libertà di espressione in nome della lotta all’“islamofobia”. L’ex consigliere di Emmanuel Macron, il saggista Sylvain Fort, sull’Express scrive che “l’ukase (l’editto zarista) si alterna alla fatwa”. E una fatwa è stata appena stata scagliata  all’Istituto di studi politici di Sciences Po a Grenoble ai danni del professor Klaus Kinzler, studioso di Hölderlin ora  sotto scorta dopo che il suo nome e il suo volto sono finiti sui muri dell’università sotto la scritta “fascista islamofobo”, appena cinque mesi dopo la decapitazione di Samuel Paty. “C’è un’atmosfera di terrore” dice Kinzler al Point. Anche il suo collega, Vincent Tournier, è finito sotto la protezione della polizia. “Demonizzato, stigmatizzato, definito islamofobo, sente in pericolo la sua vita”, ha detto l’avvocato di Tournier a Bfmtv. Dopo Paty, l’accusa di islamofobia  “equivale a una richiesta di linciaggio”. Ieri l’Italia ha espulso un tunisino che in moschea a Torino aveva esultato alla decapitazione di  Paty.

“L’obiettivo è annientare chi non la pensa come loro per ‘cancellarli’ puramente e semplicemente dallo spazio pubblico”, scrive sul Figaro Olivier Vial, direttore del Centre d’Etudes et de Recherches, che attacca “i Torquemada del politicamente e scientificamente corretto. Convinti di incarnare il ‘Bene’, come i loro predecessori pensavano di incarnare ‘il significato della storia’, credono ancora che il fine giustifichi i mezzi. Non hanno la minima esitazione a screditare chiunque si opponga loro”.  Oltre ai due docenti a Grenoble, un’insegnante di Tolosa, Fatiha Agag-Boudjahlat, è stata messa sotto scorta.

Poi un docente di storia e geografia di Les Battières, che ha tenuto un corso sulla libertà di espressione è stato minacciato e assegnato a un’altra scuola. Una professoressa all’Università Aix Marseille è stata accusata di islamofobia e minacciata di morte. Un professore di filosofia di Trappes, Didier Lemaire, è stato messo sotto scorta e ha lasciato l’insegnamento. “Farai la fine di  Paty” è stata la minaccia per un professore di Annecy. Casi simili sono registrati a Nizza, a Lione, a Noisy-le-Grand, a Savigny-le-Temple, a Nimes… Contrariamente a quello che dice il  segretario generale delle Nazioni Unite, imboccato da regimi dove la sola alzata di un sopracciglio sull’islam è punita con la forca e il carcere, non è l’islamofobia a uccidere. E’ l’accusa di islamofobia. E anche tanto.