L’onda della morte che attraversa i Paesi occidentali

Dopo quella italiana anche la Corte Costituzionale tedesca ha tolto i paletti legislativi che vietavano l'eutanasia. In Canada, invece, il governo socialista ha rimosso ogni limite alla "dolce morte", non solo: una volta scelta nessun ripensamento sarà ammesso. Mentre nei paesi dove queste norme vigono da anni (come in Belgio) siamo al passo successivo: vietare la libertà di espressione di chi è pro vita.

L’Occidente vuole morire, è un fatto incontrovertibile. Si è diffuso un virus, una pestilenziale pandemia che ci vuole tutti morti e, per di più, ci fa desiderare di morire presto e soddisfatti. Il desiderio irrazionale di morte, ovunque e dappertutto, si va diffondendo attraverso decisioni politiche o interpretazioni giuridiche autorevoli delle Supreme Corti.

Abbiamo descritto per filo e per segno su queste pagine nei giorni scorsi le pulsioni eutanasiche dei governi socialisti  spagnoli e portoghesi. Lo scorso Settembre era stata la Corte Costituzionale italiana ad aprire al suicidio assistito e tutti noi ormai sappiamo delle distorsioni, degli abusi e degli aumenti incessanti delle morti per eutanasia e/o suicidio assistito in Belgio e Olanda. Lo stesso Papa Francesco, da sempre paladino del diritto alla vita dal concepimento alla morte naturale, si è visto “censurato” i propri recenti appelli contro l’eutanasia, proprio da quella stampa globale che invece lo incensa per i suoi discorsi sull’accoglienza.

L’onda nera della morte “dolce” si estende in tutto il mondo Occidentale e il suo pericolo non pare più scuotere il nostro animo, una buona parte dei cittadini occidentali si è ormai rassegnata al miraggio di una dolce morte per scelta propria, per errore, per necessità sociale o per volontà altrui. La decisione di mercoledì 26 Febbraio della Corte Costituzionale Tedesca di abolire l’articolo 217 del Codice Penale tedesco che vietava il suicidio assistito (“chiunque, con l’intenzione di aiutare un’altra persona a suicidarsi, fornisce, procura o organizza l’opportunità per quella persona di farlo e le cui azioni sono intese come perseguimento ricorrente incorre in una pena detentiva per un termine non superiore a tre anni o una multa” ), approvato nel 2015 dal Bundestag per impedire la trasformazione del suicidio in business, è stato abrogato. Il verdetto apre le porte alla legislazione che consentirebbe ai medici di consigliare ai pazienti questa opzione e fornire loro farmaci letali, senza tuttavia somministrarli.

Il tribunale ha riscontrato che le persone hanno il diritto al suicidio “autodeterminato”, inclusa la libertà di togliersi la vita e di ottenere servizi organizzati forniti da terzi. Quali i pazienti? I malati terminali, anche se i limiti sono evanescenti. Gli anziani e malati restano però quelli più in pericolo e i dati emersi da uno studio ufficiale pubblicato giovedì 27 Febbraio (il giorno successivo la Sentenza) sono eclatanti: gli infermieri in Germania sono stati costretti ad accudire “rapidamente” i loro pazienti a causa di una carenza di 120.000 assistenti, i pazienti che richiedono più cure spesso ne ricevono molte meno di quanto dovrebbero, coloro che avrebbero bisogno di 224 minuti di attenzione al giorno ne ricevono invece 146.

Purtroppo temiamo che la mano nera della dolce morte si darà molto da fare in Germania nei prossimi mesi. Non di meno questo malsano desiderio di “libera dolce morte” prosegue la propria espansione, anche abolendo ogni flebile garanzia come in Canada. Il barcollante ed incerto Governo Liberale (& Socialista) di Trudeau in questi giorni ha promosso la completa liberalizzazione dell’eutanasia e del suicidio assistito. Anche qui a seguito di una sentenza della Corte Suprema dello Stato del Quebec che nel settembre scorso aveva dichiarato incostituzionali alcuni limiti delle leggi federali e statali (MAiD). Lunedì 24 Febbraio il Governo Trudeau ha promosso una riforma del codice penale del paese nel quale molte delle garanzie previste precentemente, sono state rimosse e le persone vulnerabili saranno sempre più messe a rischio.

Non ci sarà più un “periodo di attesa”, tra richiesta di eutanasia/suicidio assistito e morte (omicidio). Richiesta, diagnosi, valutazione e morte potranno avvenire in uno stesso giorno. Si riduce la supervisione indipendente sulle procedure attuate, ora basterà una sola firma (non tre) e le persone che si prendono cura del malato o desideroso di morte possono essere il suo testimone “indipendente”. La revoca? Nessun meccanismo è più garantito per revocare il desiderio precedentemente espresso di morire. C’è poi una falla nella proposta del Governo di modifica della sezione 241 del Codice Penale: non si prevedono disposizioni che aiutino le persone a cercare medici non favorevoli all’eutanasia (diabolicamente chiamata terapeutica) e così si ignora l’affermazione che «nessun individuo deve essere obbligato a partecipare o fornire l’eutanasia».

Il Canada del Liberale (&Socialista) Trudeau è sulla strada dell’eutanasia legale per qualsiasi motivo in qualsiasi momento e senza consenso. Non può essere un caso che nei paesi dove si è introdotta l’eutanasia legale e non ne vengono puniti gli abusi, ora sinistri desideri politici vorrebbero vietare ogni tipo di manifestazione pro vita o preghiere pubbliche anti aborto, come si chiede in Belgio. Il male porta male, i libertini della morte non possono che mal sopportare gli amanti della vita: gli uni idolatri dell’io al posto di Dio, dove la dignità umana sparisce e lascia il posto alla eugenetica sistematica, gli altri invece aperti alla Grazia ed indaffarati sempre più ad “esser umani”