L’Oms: «L’emergenza è globale»

Pechino «seconda generazione di casi»: chi non è stato a Wuhan trasmette il virus. La Russia chiude il confine con la Cina

È un nuovo colpo all’orgoglio della Cina, un altro segno dell’ansia da coronavirus, la chiusura del confine terrestre ordinata dall’amica Russia. Sono 4.300 chilometri. Mosca farà passare solo treni diretti per Pechino, senza fermate intermedie. Niente panico, dice il premier russo, ma intanto la Cina è sempre più isolata.

A Ginevra l’Organizzazione mondiale della sanità ha deciso di dichiarare l’«emergenza globale», con grandi attestati di fiducia nello sforzo di Pechino. Con 16 Paesi, dall’Australia agli Stati Uniti, in allarme continuo per contagi veri o presunti, la posizione è già superata dai fatti. Ogni governo sta già prendendo precauzioni senza bisogno di linee guida dell’Oms.

Non è confortante la carta a colori della Cina diffusa dalla Commissione sanitaria nazionale: i territori sono in giallo, arancione, rosso e rosso intenso (cupo). È la mappa della guerra al virus. Il giallo indica le zone dove i contagi sono tra 1 e 9: solo il Tibet e non è neanche una buona notizia, perché fino all’altro giorno era l’unica parte della Cina risparmiata dal coronavirus. Arancione sta per 10-99: e in questa categoria ci sono le lontane province Xinjiang e Mongolia Interna. Lo Hubei continua ad essere del rosso più scuro, indice di malati tra 1.000 e 9.999. Ma da ieri compare in rosso Pechino. E questo vuol dire che nella città sono accertati più di 100 casi.

Ora a Pechino si parla di «seconda generazione di casi». Significa che nella capitale, lontana 1.100 chilometri da Wuhan, sono stati rilevati contagi tra persone che non erano state nella città ground zero dell’epidemia, messa in quarantena di massa e isolata da una settimana. Significa che a Pechino qualcuno è stato presumibilmente contagiato da chi era passato o venuto da Wuhan e a sua volta ha trasmesso il virus. La «seconda generazione» si è innescata.

Al momento i contagi denunciati nella capitale sono «solo» 111, in una metropoli di 20 milioni di abitanti. Ma ancora il 18 gennaio, a Wuhan segnalavano 45 casi, su 11 milioni di cittadini. Però allora il virus era ancora «misterioso».

Dichiarata da Xi Jinping la guerra al «demonio coronavirus», l’impegno di contenimento delle autorità cinesi appare fortissimo e con risorse umane e finanziarie inesauribili.

Ed è uno sforzo rassicurante ma anche inquietante in prospettiva. A Pechino stanno ricostruendo l’ospedale d’emergenza della Sars 2003. Nel Central Business District, dov’è l’ufficio del «Corriere», sono comparsi da ieri sbarramenti per impedire il passaggio di estranei nelle vie d’accesso ai grattacieli di classe medio-alta. Per ora sono fatti con fioriere di legno sormontate da eleganti gambe in alluminio e cartelli che chiedono collaborazione. All’ingresso di alberghi, palazzi residenziali e negozi i custodi prendono la temperatura con uno scanner a pistola: chi fa scattare il rosso viene fermato con cortesia e può riprovare dopo qualche minuto (è successo anche a noi, falso allarme, segno che questa attrezzatura portatile in mani non esperte serve a poco o niente).

I custodi e la febbre

All’ingresso palazzi e negozi prendono la temperatura con uno scanner a pistola

I morti ieri sono saliti a 170 (38 in un giorno) e 7.771 malati confermati. Sono guariti e dimessi 124 pazienti. La maggioranza dei decessi a Wuhan e nello Hubei: 162.

Gli epidemiologi e gli esperti di statistiche mediche dibattono sul «tasso di mortalità», I decessi sono più o meno del 3% dei malati? Non siamo ancora al picco dell’epidemia, è accertato che il nuovo coronavirus si diffonde più rapidamente della Sars, migliaia di pazienti sono ricoverati. Dallo Hubei dicono che 277 sono in condizioni critiche e 711 gravi.

Saranno necessari almeno tre mesi per sviluppare un vaccino efficace contro il nuovo coronavirus 2019-nCoV, dice alla «Xinhua» statale l’infettivologa Li Lanjuan.

Con questa diagnosi l’isolamento internazionale della Cina sarà ancora più stretto nei prossimi giorni: già British Airways, Lufthansa, Iberia, Cathay Pacific, Finnair hanno sospeso o tagliato drasticamente i voli.

Air France annuncia che assicurerà solo aerei speciali con equipaggi volontari per «far tornare clienti e dipendenti da Pechino e Shanghai».