L’Oms atterra a Wuhan

Inizia l'indagine sull'origine della pandemia, la più importante condotta finora. Ma la Cina continua l'ostruzionismo

Non si sa praticamente niente di cosa faranno e dove andranno gli esperti internazionali. Soprattutto se avranno accesso al famigerato laboratorio di virologia di Wuhan, il luogo che Donald Trump e i suoi sostenitori ritengono – senza ancora alcuna prova scientifica, solo ipotesi – l’origine della diffusione del virus

Dovrebbe atterrare oggi in Cina (dove i casi di Covid sono in aumento)  il team di dieci esperti dell’Organizzazione mondiale della sanità che inizierà l’indagine sull’origine della pandemia. Ma questo lavoro sul campo, che secondo l’Oms dovrebbe aiutarci a “prevenire” le prossime epidemie globali andando a ricercare l’origine del Sars-Cov-2, si sta trasformando in un film horror. Non si sa praticamente niente di cosa faranno e dove andranno gli esperti internazionali. Soprattutto se avranno accesso al famigerato laboratorio di virologia di Wuhan, il luogo che Donald Trump e i suoi sostenitori ritengono – senza ancora alcuna prova scientifica, solo ipotesi – l’origine della diffusione del virus. La conferma dell’arrivo del team di esperti è arrivata soltanto lunedì scorso, e nei giorni successivi sono state confermate tre notizie: voleranno da Singapore direttamente a Wuhan, la capitale dello Hubei, il luogo dove tutto ha avuto origine; verranno sottoposti a due settimane di quarantena prima dell’inizio del lavoro sul campo; verranno “affiancati” da un team di esperti cinesi, un dettaglio che la parte cinese sottolinea sempre, e che secondo molti contrasta con l’idea iniziale di “ricerca indipendente”.

Sin dall’inizio l’idea di un’indagine internazionale sulla pandemia aveva creato numerosi problemi per la contrarietà della Cina. Il primo paese a richiederne una era stato l’Australia. In primavera Pechino ha reagito accusando il governo di Scott Morrison di voler trasformare la pandemia in una “battaglia politica”, e nel giro di poche settimane la disputa diplomatica si è intensificata al punto tale che la Cina ha lanciato un boicottaggio contro i prodotti australiani. Poi la guerra diplomatica tra Pechino e Canberra si è trasformata, negli ultimi mesi, in una vera guerra commerciale – tutte le importazioni di carbone dall’Australia verso la Cina sono ancora bloccate, con danni economici difficilmente calcolabili ancora. E’ comprensibile quindi il tentativo della maggior parte dei paesi occidentali di evitare lo scontro frontale con Pechino, che ha una certa consuetudine con le ritorsioni commerciali come arma politica. L’ipotesi dell’indagine internazionale a maggio è finita in discussione in una delle più importanti Assemblee mondiali della sanità degli ultimi cinquant’anni. L’organo legislativo dell’Oms, che comprende tutti i 194 stati membri, si è riunito in videoconferenza proprio per discutere della lotta al Covid e delle ricerche da fare.

In quell’occasione, la richiesta australiana di un’indagine indipendente è stata bocciata, mentre è stata approvata la risoluzione proposta dall’Unione europea, con un testo più edulcorato, in cui si fa riferimento alla comprensione scientifica del virus ma mai alla Cina.  Dopo l’approvazione di quella risoluzione, l’Oms ha costituito il team di ricerca (dieci esperti tra virologi, infettivologi, epidemiologi, biologi, veterinari da Danimarca, Olanda, Germania, Regno Unito, Giappone, Australia, America, Russia, Vietnam e Qatar) che però, secondo quanto riportato dai media, ha dovuto aspettare molto prima di poter prendere un volo per la Cina. A dicembre l’agenzia Onu ha annunciato che il team sarebbe partito di lì a un mese, ma il 6 gennaio, in un discorso pubblico piuttosto anomalo, il direttore generale dell’Oms, Tedros Ghebreyesus, ha detto di essere “molto deluso” dal fatto che la Cina non aveva ancora autorizzato l’ingresso degli esperti, che nel frattempo erano già arrivati a Singapore. Cinque giorni dopo, è stato il portavoce del ministero degli Esteri di Pechino, Zhao Lijian – uno dei falchi più attivi su Twitter, che ha più volte rilanciato l’ipotesi che la Cina non fosse l’origine geografica del virus – ad annunciare l’ingresso degli esperti durante la quotidiana conferenza stampa al ministero. Ma sui dettagli della missione anche ieri ha risposto: dovete chiedere alla Commissione nazionale di Sanità. Nel frattempo il Quotidiano del popolo, organo del Comitato centrale del Partito comunista cinese, rilanciava su Twitter l’ipotesi del virus che circolava in Italia già nel novembre del 2019.

La credibilità dell’Oms a rischio
L’Oms è stata accusata (soprattutto dalla Casa Bianca di Trump) di essere stata sin dall’inizio troppo tenera con la Cina. A giugno l’Associated press ha pubblicato una lunga inchiesta in cui svelava, documenti alla mano, che i funzionari delle Nazioni Unite cercavano di non indispettire Pechino per raccogliere il maggior numero di informazioni possibile. Che lo scopo sia di coprire la verità o evitare che l’indagine si trasformi in un processo politico contro la Cina, è fuori discussione che Pechino stia cercando di rallentare il lavoro degli scienziati dell’Oms. E così facendo, a distanza di un anno sappiamo ancora pochissimo sull’origine di questo virus, come è passato dall’animale all’uomo, come si è diffuso. Il problema è che questa scarsa trasparenza lascerà per sempre, anche alla fine dell’indagine, il dubbio che i risultati non siano poi così affidabili. Una festa per i complottisti.