L’Odigitria e l’Eleousa, il fascino delle icone di Maria

Tra i vari tipi d’icona che raffigurano la Madonna, l’Odigitria, colei che indica la strada (Gesù), è da sempre una delle più venerate in Oriente e Occidente. Anche a Bologna, nel Santuario di San Luca, se ne può ammirare una. Bellissima pure l’Eleousa, la Madonna della Tenerezza, che ben esprime il legame d’amore tra Madre e Figlio. Esempio ne è l’icona custodita a Cambrai e cara a santa Bernadette. Si dice infatti che, osservando una riproduzione dell’icona di Cambrai, Bernadette Soubirous abbia riscontrato in questa Vergine l’immagine più somigliante alla “bella Signora” che le era apparsa a Lourdes.

“Ave o Maria, piena di grazia, il Signore è con te…”

MP ΘY è l’abbreviazione, in caratteri greci, che sintetizza il concetto di Meter Theou, da tradurre in “Madre di Dio”. Solitamente i due digrammi, rigorosamente su fondo oro, affiancano la figura della Vergine nelle icone antiche che la tradizione cristiana attribuisce alla mano dell’evangelista Luca, presunto autore del primo ritratto della Madonna, da cui tutte le altre sue immagini dipinte sarebbero, nei secoli, derivate. Tra i vari tipi d’icona, l’Odigitria è, da sempre, una delle più venerate, in Oriente e in Occidente: è la guida, colei che indica la strada.

Si ritiene che il prototipo originale sia andato definitivamente perduto e distrutto durante l’assedio e la conquista turca di Costantinopoli nel 1453. Da allora, le sue numerose repliche sono oggetto di profonda devozione, ovunque esse si trovino. Anche Bologna ne custodisce una, all’interno del Santuario di San Luca, dipinta a tempera e foglia d’argento su tela di lino applicata a tavole di legno.

La Vergine, ritratta a mezzo busto, tiene in braccio il Figlio. I loro gesti sono eloquenti: il Bambino benedice con la mano destra e stringe un rotolo con la sinistra. Il suo è l’atteggiamento fermo e sicuro di un adulto, le vesti sono preziose, regali: è l’Emmanuele, il Dio che si è fatto uomo. La Madre, semplicemente, Lo indica quale unica via di salvezza. Colpiscono anche i loro sguardi: quello di Cristo, il cui busto è ruotato rispetto al seno materno, è diretto verso lo spazio infinito che supera il limite fisico dell’icona. Maria, in posizione frontale, guarda diritto davanti a sé, cercando e catturando con gli occhi quelli del fedele che di fronte a Lei si sofferma.

L’Eleousa, la Madonna della Tenerezza, supera la ieratica solennità dell’Odigitria per esprimere l’intensità dell’affetto che lega la Madre al Figlio, e viceversa. I due si stringono in un intimo abbraccio, dentro il quale è compresa la fiduciosa e serena accettazione, da parte di Maria, del misterioso destino di morte e resurrezione del suo Bambino di cui viene esaltata, qui, l’umanità. La Madonna di Cambrai, detta anche Notre-Dame de Grâce, ne è un bellissimo esempio.

Si tratta di un piccolo pannello di cedro dipinto a tempera probabilmente da un pittore senese intorno alla metà del Trecento. La dolcezza del Figlio, accoccolato tra le braccia della Sua Mamma fino a toccare col suo il viso di Lei, teneramente afferrandole il mento e il lembo del velo, è ricambiato dalla stretta affettuosa di Maria i cui lineamenti, fissati in un’intensa espressione, sono incorniciati da un manto trapunto di stelle, simbolo della sua verginità, prima, dopo e durante il parto. Qui compaiono solo due astri, essendo il terzo la figura stessa di Gesù che incarna una delle Persone della Santissima Trinità.

Si dice che, osservando una riproduzione dell’icona di Cambrai, Bernadette Soubirous abbia riscontrato in questa Vergine l’immagine più somigliante alla “bella Signora” che le era apparsa a Lourdes.