Lockdown, così siamo diventati polli di allevamento

I politici si scandalizzano per la folla del fine settimana in giro per le città: ma se concedi solo pochi giorni per uscire e incentivi anche gli acquisti nei negozi, cosa ci si può aspettare di diverso? La verità è che stiamo assistendo a un crescendo di dispotismo che ci fa tutti consegnare la nostra libertà nelle mani dello Stato.

Ma cosa si aspettavano? Chiudono intere regioni per un mese, riaprono una finestra di dieci giorni per preparare le feste di Natale già annunciando una chiusura più dura, e poi si scandalizzano se appena aperta quella finestra la gente esce e va al ristorante o a fare shopping. E ora, dopo aver vomitato il loro disprezzo per il popolo, si apprestano a varare un lockdown ancora più duro per il periodo di Natale. E ovviamente a scaricare sui cittadini le responsabilità di una eventuale recrudescenza della pandemia da Covid-19.

Ancora peggio: hanno inventato un meccanismo perverso come il cashback, ovvero la possibilità di avere rimborsato un 10% delle spese effettuate nei negozi (non valgono quelle online); danno pochi giorni per gli acquisti e poi ti trattano come un delinquente se provi ad andare a fare le spese che loro stessi ti hanno spinto a fare. Così come accaduto per il bonus vacanze offerto in estate, salvo poi accusare della cosiddetta “seconda ondata” di ottobre quanti sono andati in vacanza.

A completare il quadro sta il fatto che oltretutto maggioranza di governo e opposizione sembrano andare a braccetto in questo teatrino dell’assurdo. Se differenze ci sono si tratta solo di «timide e modeste variazioni», come direbbe Giorgio Gaber.

Quindi si va avanti, a colpi di Dpcm: con anticipazioni contrastanti che durano giorni e poi, una volta firmati, ancora giorni di discussioni e altre anticipazioni su come verranno modificati. Una follia ormai diventata la nostra quotidianità, la cifra di un governo e di una classe politica contrassegnata dall’incompetenza e dall’incapacità. Davanti all’emergenza provocata dal Covid non hanno fatto nulla in questi dieci mesi per dare una risposta sanitaria, solo quanto e quando chiudere i cittadini in casa. E qualche regalino per far stare buone le persone: il bonus monopattini e biciclette, il bonus vacanze, qualche spicciolo per le partite Iva, ora il cashback. Tutto becchime per farci stare buoni in gabbia, per farci consegnare la nostra libertà allo Stato. E a chi obietta: negazionista, complottista, sia allontanato dalla società.

Qui non è in discussione la serietà della pandemia, ma il modo di affrontarla. C’è un modo che mentre risolve il problema rispetta la dignità della persona: si mette in sicurezza il personale medico e paramedico; si rafforzano le strutture sanitarie e la medicina territoriale; si studia il virus; si cercano e sperimentano le cure, che vanno valorizzate e messe a disposizione di tutti; si prendono tutte le precauzioni del caso, incluse misure restrittive (si isolano i focolai, si mettono in protezione le persone più vulnerabili, ecc.) ma limitate nel tempo e nello spazio, perché non si può bloccare una nazione intera a tempo indefinito per un virus che da febbraio a oggi ha interessato il 3% della popolazione (e di questo 3% la stragrande maggioranza è stata asintomatica).

E c’è invece un modo che – per incapacità o per ideologia – approfitta del Coronavirus per estendere il potere dello Stato e degradare i cittadini a sudditi, totalmente dipendenti dal potere centrale. È la strada scelta dall’Italia e quello a cui stiamo assistendo in questi giorni – se non è un caso grave di schizofrenia da TSO immediato – è proprio un esercizio di dispotismo: chiudi; apri; richiudi; apri appena un po’; non si viaggia; sì si viaggia solo per pochi km; solo sei persone in casa; no, forse anche dieci se siamo tutti consanguinei; e così via in un susseguirsi di ordini e contrordini da perderci la testa.

Ma pian piano, in questa confusione e continua attesa di nuovi provvedimenti, la resistenza si affievolisce e sempre più persone si accontentano del becchime lanciato dai padroni, quelle concessioni temporanee per andare a fare spesa o per fare una passeggiata, e magari qualche spicciolo da spendere.

Il risultato è che c’è tutto un paese prigioniero, con i semplici cittadini che si accusano l’un l’altro per il virus che avanza (colpa di chi è andato in vacanza, di chi è uscito per lo shopping, di chi vuole andare a messa, di chi ha abbassato la mascherina, di chi non sa rinunciare alla propria libertà) proprio come i polli di allevamento che si beccano tra loro non potendo uscire dalle gabbie. E il potere si rafforza, mentre noi aspettiamo ansiosi la prossima distribuzione di becchime