Lockdown, caos nel Governo. I lavoratori sono allo stremo

Divampa lo scontro tra parte della comunità scientifica e il mondo politico circa la possibilità di un nuovo lockdown totale. Nel Cts aumentano le divisioni. E intanto in tutta Italia le varie categorie produttive, nonostante il “Decreto ristori” firmato ieri, insorgono perché rischiano il collasso economico. Perciò il centrodestra chiede di votare il testo dell’ultimo, controverso, Dpcm.

Mentre divampa lo scontro tra parte della comunità scientifica e il mondo politico circa la necessità di un nuovo lockdown totale per frenare la diffusione del virus, le piazze si riempiono. Ormai in tutta Italia le varie categorie produttive, nonostante il “Decreto ristori” firmato ieri, insorgono perché non vedono un futuro dopo queste nuove chiusure. Alcuni esercizi commerciali rischiano davvero di non riaprire mai più e sono strozzati dai debiti. Con i sussidi non si va lontano e milioni di lavoratori costretti a sospendere le proprie attività chiedono solo di poter lavorare – dopo aver sostenuto ingenti costi per mettere in regola strutture, impianti, ambienti di lavoro – e di poter produrre ed erogare beni e servizi in sicurezza.

L’impressione è che si sia davvero rotto qualcosa nel rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni e che – nonostante l’accelerazione del Governo nel predisporre misure per sostenere i settori più colpiti come il turismo, la cultura, la ristorazione – la gente non si fidi più di questo Governo. È peraltro una reazione comprensibile, viste le crescenti divisioni nell’esecutivo e perfino nel Comitato tecnico-scientifico, chiamato a prendere decisioni per tutelare più efficacemente la salute dei cittadini.

Matteo Renzi ha chiesto la revisione dell’ultimo Dpcm perché sostiene che chiudere di sera ristoranti e bar e per tutto il giorno teatri, cinema, piscine, palestre non sia di per sé garanzia di riduzione dei contagi. «Non ci sono evidenze scientifiche in tal senso – puntualizza il leader di Italia Viva – e quindi non si possono uccidere le attività economiche e poi consentire che i mezzi pubblici siano affollatissimi soprattutto nelle ore di punta».

Nicola Zingaretti lo ha subito rimproverato: «Non è corretto tenere i piedi in due scarpe: stare al governo e contestarne le scelte». Ma il segretario del Pd, che peraltro escludeva categoricamente di andare al governo con i Cinque Stelle fino a una settimana prima della formazione dell’attuale esecutivo Pd-Cinque Stelle, dimostra di avere la memoria corta: nel 2007 i ministri di Rifondazione comunista dell’allora Governo Prodi facevano ancora peggio, votavano i provvedimenti in Consiglio dei ministri e poi li contestavano scendendo addirittura in piazza.

Altro paradosso di questi giorni è che nel novembre 2011 si paventava il rischio default per l’Italia e lo spread veniva usato come arma di lotta politica contro l’allora Governo Berlusconi. C’era chi agitava lo spauracchio delle casse vuote e delle finanze insufficienti a pagare financo gli stipendi ai dipendenti pubblici. Oggi che il lockdown e le chiusure dissennate di tutte le attività economiche stanno mettendo davvero in ginocchio l’economia del Paese, nessuno parla di recessione, impennata del debito pubblico e prossima catastrofe economica. Chissà perché. Oggi probabilmente non c’è nessun Mario Monti che scalda i muscoli a bordo campo, su input delle grandi banche d’affari. Ma magari è solo questione di giorni o settimane.

E a disorientare ancora di più l’opinione pubblica c’è il festival permanente della virologia. Non si capisce più che cosa accade nelle riunioni del Comitato tecnico-scientifico e sarebbe davvero un atto di trasparenza verso l’opinione pubblica mettere a disposizione dei cittadini immediatamente, non a distanza di mesi, i verbali delle riunioni del Cts, sui quali si è tanto polemizzato in passato. Visto che alcuni ritengono che la situazione pandemia sia addirittura più grave di marzo e aprile, perché non pubblicare in tempo reale quei verbali o addirittura far svolgere in streaming le riunioni del Comitato, al fine di poter offrire ai cittadini un aggiornamento in tempo reale dell’evoluzione del virus?

Il Dpcm in vigore da lunedì 26 ottobre ha dato un giro di vite senza offrire alcuna spiegazione di tipo scientifico delle misure restrittive adottate. E allora è lecito dubitare della loro bontà. Tanto più che solo tre giorni fa Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità, nonché membro del Comitato tecnico-scientifico, aveva invitato i cittadini a non farsi prendere dal panico, definendo la situazione «assolutamente sotto controllo e non paragonabile a quella di marzo-aprile». Senza dimenticare che ieri, in prima pagina, sul Corriere della Sera, la virologa Ilaria Capua, quella che ancora ad aprile sosteneva l’inutilità dell’uso della mascherina, ha ammesso che ci stiamo incamminando verso l’immunità di gregge e che il vaccino è ancora lontano.

In queste condizioni è quanto meno ragionevole la richiesta del centrodestra di votare quanto prima in Parlamento il testo dell’ultimo discutibilissimo Dpcm. Il Governo è palesemente in affanno e non può invocare l’aiuto delle opposizioni senza poi condividere con esse le scelte fondamentali da compiere per salvare il Paese dalla catastrofe socioeconomica che si profila.