Locatelli (Cts): «Riaprire la scuola a tutti i costi». I contagi? «Il 25-40% tornati da viaggi, 3-5% dai migranti»

Il presidente del Consiglio Superiore di sanità: «La chiusura delle discoteche era improcrastinabile, siamo pronti ad altre restrizioni se la situazione dovesse peggiorare»

«Riapriremo le scuole ad ogni costo. I contagi aumentano ma siamo ancora in vantaggio e possiamo contenere l’epidemia», non drammatizza troppo sui numeri Franco Locatelli, presidente del Consiglio Superiore di sanità e membro del Cts (comitato tecnico scientifico). Però mette un paletto: «O seguiamo le regole o rischiamo di dover chiudere altre attività, dopo le discoteche».

Riaperture affrettate?
«Non credo, senza dubbio l’inizio della stagione estiva ha comportato la necessità di considerare alcune riaperture per non danneggiare l’economia del turismo e per consentire agli italiani di godere le vacanze in località montane e marittime, evitando l’estero. Forse, si doveva prestare maggiore attenzione al rispetto delle regole d’oro: indossare la mascherina nei luoghi chiusi e all’aperto in caso di impossibilità a mantenere il distanziamento interpersonale adeguato, osservare una scrupolosa igiene delle mani ed evitare assembramenti».

Sulle discoteche si torna indietro, come voleva il Cts.
«La scelta era improcrastinabile. Avrà un impatto economico, purtroppo, ma la salute viene prima di tutto e quanto abbiamo visto accadere nelle discoteche come luoghi di assembramento va evitato altrimenti rischiamo di ritrovarci presto in una situazione più allarmante».

Adesso non lo è?
«Per ora, l’Italia, fortunatamente, è ancora in una posizione privilegiata, per quanto il numero dei casi sia in rialzo tanto che si è passati in una settimana da 200-300 al giorno agli oltre 600 di Ferragosto. Si osserva una riduzione dell’età dei contagiati dovuta al fatto che abbiamo imparato a proteggere gli anziani. I giovani possono infettarsi e non sono al riparo da manifestazioni gravi come dimostra la storia della bambina di 5 anni ricoverata a Padova con sindrome uremico emolitica in possibile relazione al Sars-CoV-2. Tanti i ventenni ricoverati. Nessuno è immune».

I giovani sono in questa fase il serbatoio del virus?
«Non voglio usare questo termine che sa di stigma. Il rischio di infettarsi è simile a quello di chiunque altro. Hanno recepito messaggi sbagliati lanciati anche da una parte della comunità scientifica e cioè che il Covid 19 fosse ormai alle spalle. I numeri smentiscono clamorosamente queste affermazioni. Siamo usciti dalla fase più critica ma non dalla fase viva dell’epidemia. Rispetto ai mesi bui, marzo-aprile, quando era concentrata al nord, alla Lombardia, ora è diffusa su tutto il Paese con centinaia di focolai. Il fenomeno è in parte legato ai vacanzieri».

È stato calcolata la percentuale di giovani tornati infetti dalle vacanze?
«A seconda delle Regioni, il 25-40% dei casi sono stati importati da concittadini tornati da viaggi o da stranieri residenti in Italia. Il contributo dei migranti, intesi come disperati che fuggono, è minimale, non oltre il 3-5% sono positivi e una parte si infettano nei centri di accoglienza dove è più difficile mantenere le misure sanitarie adeguate».

Il numero di pazienti in terapia intensiva è contenuto. È atteso un rialzo?
«Non pensiamo si possa riprodurre un’emergenza paragonabile a quella della fase uno anche perché i contagiati vengono diagnosticati precocemente per cui si prevengono le forme gravi. Per valutare l’andamento dell’epidemia dobbiamo avere una visione generale. Se il numero dei contagiati salisse in modo importante ci sarebbe per forza un carico maggiore per le strutture sanitarie. Essere messi meglio di Francia e Spagna non esclude il timore di una crescita esponenziale della curva nelle prossime due settimane. Ma non siamo alla seconda ondata».

C’è una soglia da non superare per procedere alla riapertura delle scuole?
«Nessuna soglia. Bisogna arrivare a ridosso della ripresa scolastica con il numero di casi più basso possibile. Meglio saremo messi il 14 settembre, più elevata sarà la probabilità di riprendere le lezioni senza rischi di dover poi chiudere classi o interi plessi».

Dunque scuole aperte a tutti i costi?
«Sì, è fuori discussione. Il Cts ritiene prioritario poter garantire il distanziamento all’interno degli istituti impiegando le mascherine solo se necessario, in situazioni eccezionali e per brevi periodi. Lo sforzo, soprattutto da parte del Ministero dell’Istruzione, deve essere quello di identificare tutte le soluzioni percorribili in modo da non scaricare le responsabilità sui presidi».

Nuove restrizioni in vista?
«Il rischio non va escluso. Oggi chiudono le discoteche, domani chissà. Dipende da noi cittadini. Non continuiamo così. Abbiamo ancora dei vantaggi, sfruttiamoli».