Lo studio choc sugli anticorpi: perché il vaccino può essere inutile

Uno studio dell'Università di Nanchino ha monitorato il livello di anticorpi nei pazienti guariti dal Covid-19. I risultati mostrano che dopo un mese possono sparire: dubbi sull'efficacia di un vaccino. I vaccini, infatti, una volta somministrati, simulano un primo contatto con il virus, evocando una risposta immunitaria simile a quella causata dall'infezione. In questo caso, però, non subentra la malattia. In questo modo, se l'organismo venisse attaccato dal virus, sarebbe in grado di rispondere velocemente all'infezione, bloccandola. Ma se la capacità neutralizzante degli anticorpi diminuisse in poche settimane, anche lo sviluppo del vaccino potrebbe diventare problematico e, una volta sviluppato, non basterebbe una sola vaccinazione, ma sarebbero necessari dei richiami.

Gli anticorpi contro il nuovo coronavirus possono “diminuire significativamente” nel mese successivo alla dimissione dei pazienti contagiati dal Sars-CoV-2.

A rivelarlo è uno studio della Nanjing University Medical School in Cina, che ha analizzato per sette settimane i livelli di anticorpi in 19 pazienti con una forma non grave del Covid-19 e in 7 gravemente malati.

I ricercatori hanno reclutato “26 pazienti con Covid-19 dal 30 gennaio al 25 febbraio 2020, presso l’ospedale affiliato della Xuzhou Medical University e l’ospedale della Torre del Tamburo di Nanchino nella provincia di Jiangsu. I pazienti con sospetta Sars-CoV-2 sono stati confermati dopo due risultati sequenziali di campioni di tratto respiratorio positivi”. A partire dal 25 marzo, tutte le 26 persone considerate sono clinicamente guarite e successivamente sono state dimesse. Nello studio, si legge che, durante il periodo di osservazione stabilito dagli scienziati, “l’80,7% (21/26) dei pazienti ha mostrato una forte risposta di IgM o IgG contro quattro antigeni, mentre tre pazienti (P13, P17 e P18) hanno avuto un livello relativamente basso di risposta anticorpale contro antigeni derivati ​​da proteine ​​spike”. Ma, dopo aver raggiunto il picco, le risposte anticorpali “sono state drasticamente ridotte nel 25% dei pazienti”, mentre i restanti pazienti hanno mantenuto le risposte anticorpali.

La maggior parte dei pazienti ha sviluppato anticorpi, ma “l’efficienza di neutralizzazione del virus di questi è diminuita significativamente dopo appena tre o quattro settimane dopo la dimissione dall’ospedale”. Più dell’80% dei pazienti guariti, infatti, “aveva vari gradi di attività di neutralizzazione e solo una piccola porzione di pazienti ha suscitato un potente livello di attività di neutralizzazione”. Un paziente su 5 non aveva anticorpi in grado di combattere il virus: entro 28 giorni dalla dimissione, le attività neurtralizzanti erano rapidamente diminuite. Questo, secondo gli studiosi, suggerisce “che gli anticorpi neutralizzanti anti-SARS-CoV-2 circolanti potrebbero avere un’emivita relativamente breve”.

La ricerca della Nanjing University Medical School conferma i risultati di un altro studio, condotto dagli scienziati del King’s College di Londra, che avevano rilevato che “mentre il 60% delle persone infette mostra un livello di anticorpi efficace nelle due settimane dopo la comparsa dei primi sintomi, questi livelli scendono a meno del 17% dopo tre mesi”.

I ricercatori cinesi specificano che “se i pazienti Covid-19 guariti clinicamente potrebbero essere suscettibili alla reinfezione da Sars-CoV-2 rimane in discussione”. I dati emersi dallo studio, però, “forniscono prove che sono cruciali per i test sierologici, l’intervento basato sugli anticorpi e la progettazione del vaccino di Covid-19”. Infatti, se gli anticorpi prodotti contro il Covid-19 perdono il loro potere neutralizzante a distanza di un mese, anche la scoperta di un vaccino potrebbe non costituire un’ancora di salvezza. I vaccini, infatti, una volta somministrati, simulano un primo contatto con il virus, evocando una risposta immunitaria simile a quella causata dall’infezione. In questo caso, però, non subentra la malattia. In questo modo, se l’organismo venisse attaccato dal virus, sarebbe in grado di rispondere velocemente all’infezione, bloccandola. Ma se la capacità neutralizzante degli anticorpi diminuisse in poche settimane, anche lo sviluppo del vaccino potrebbe diventare problematico e, una volta sviluppato, non basterebbe una sola vaccinazione, ma sarebbero necessari dei richiami.