Lo Stato islamico ci prova con Israele

Il gruppo annuncia attacchi diretti nella speranza di reclutare le masse

Ieri il portavoce dello Stato islamico ha diffuso un nuovo messaggio di quasi quaranta minuti e ha annunciato un cambio nelle priorità del gruppo. Ha detto che comincia una nuova èra nella storia dello Stato islamico “per combattere gli ebrei e riprendersi quello che hanno rubato ai musulmani”. Il portavoce ha chiesto ai gruppi in Sinai e in Siria di aggredire i settlement e i mercati degli ebrei e di “trasformarli in laboratori per sperimentare i vostri razzi chimici”. Si dirà: ma non è ovvio che lo Stato islamico aggredisca Israele? Sì, certo, ma finora non gli aveva dato la priorità perché sosteneva che tutte le terre musulmane sono campi di battaglia uguali per il jihad, dall’Iraq all’Afghanistan all’Arabia Saudita alla Libia.

L’ideologia alla base dello Stato islamico è transnazionale, universale, la creazione del Califfato non è ancorata a luoghi specifici ma in teoria si dovrebbe espandere ovunque. I gruppi che combattono guerre locali, come Hamas nella Striscia di Gaza, sono guardati con disprezzo. I veri combattenti sono quelli che partono da lontano per andare ad arruolarsi in un jihad in cui non c’entrano nulla. E tuttavia lo Stato islamico viene da anni di crisi militare e di vocazioni e quindi per rinverdire un po’ la sua immagine ora chiama alla lotta diretta contro Israele – che ha sempre un suo appeal sulla massa. Colpire gli ebrei è un classico del reclutamento di fanatici che non delude mai, dev’essere stato il ragionamento breve del nuovo leader dello Stato islamico.

Il gruppo ha molto bisogno di uomini considerato che negli ultimi tre anni il suo esercito è stato spazzato via e restano cellule che operano in clandestinità. Questo annuncio dovrebbe provare a colmare un po’ il vuoto. E’ stato fatto coincidere con l’arrivo di Benjamin Netanyahu e di Benny Gantz a Washington per annunciare assieme al presidente americano Donald Trump un piano di pace con i palestinesi – che a quanto si capisce non offre molte possibilità di successo. Israele per ora non ha sostenuto scontri diretti con lo Stato islamico ma ha fatto lavorare molto la sua intelligence – un numero importante di segnalazioni ai servizi occidentali su movimenti di terroristi e piani di attentati arrivano da lì.