L’Italia si scopre “presepofoba”: epidemia di vandalismi

L'ultimo, grave, caso a Ivrea il 4 gennaio: due presepi incendiati in chiese del centro. Ma il periodo natalizio ha visto un numero senza precedenti di attacchi ai presepi in tutta Italia: statue distrutte, Bambinelli impiccati, incendi, vandalismi di ogni genere. Caratteristica comune: ad essere colpiti sono soprattutto i piccoli centri. Nessuna rivendicazione, nessuna spiegazione esplicita dei gesti. A Ivrea il vescovo chiede ai fedeli atti di riparazione.

Ci sono paesi in cui i cristiani celebrano il Natale protetti da misure di sicurezza perché, come a Pasqua, per loro aumenta il rischio di subire attentati. Ci sono cristiani senza chiese e che anche a Natale pregano a casa di qualche fedele. Le comunità cristiane di due villaggi indonesiani per anni non avevano potuto fare neanche questo e solo il 24 dicembre hanno ottenuto l’autorizzazione a celebrare la nascita di Gesù in alcune abitazioni in attesa di ottenere finalmente il permesso di costruire delle chiese. In Vietnam invece, a Ho Chi Minh City, la polizia, aiutata da dei teppisti, ha impedito ai fedeli della parrocchia Loc Hung di fare il presepio. La mattina dell’Immacolata li ha dispersi e ha demolito la base di legno su cui intendevano installare la Natività. Quando i fedeli sono tornati nel pomeriggio per tentare di riprendere i lavori, la polizia allertata si è ripresentata e, dopo una colluttazione, ha arrestato tre persone e ha distrutto le statue di Maria e San Giuseppe.

In Italia a impedire che si facciano i presepi sono i dirigenti scolastici, certo non tutti, e persino qualche sacerdote. Molte parrocchie, amministrazioni pubbliche e istituzioni private continuano tuttavia ad allestirli, incuranti dei rimproveri di chi considera la Natività una provocazione o almeno una mancanza di riguardo nei confronti di chi non è cristiano.

Quest’anno però decine di presepi sono stati danneggiati e distrutti. Il blog “Cristiani perseguitati” della Nuova Bussola Quotidiana il 27 e il 31 dicembre aveva riportato alcuni casi: di totale distruzione di presepi, come nella notte di Natale a Martinengo, in provincia di Bergamo, e a Palau, in Gallura; di Bambinelli rubati, come a Mondovì, in provincia di Cuneo; o fatti a pezzi come a San Benedetto Po, provincia di Mantova, dove la sera del 29 dicembre dei ragazzi sono entrati nell’abbazia del Polirone, hanno scagliato contro il tetto della capanna il bambolotto che rappresentava Gesù Bambino; non contenti, tornati più tardi l’hanno fatto a pezzi e hanno appeso testa e busto a un palo di ferro in una piazza.

Notizie di atti vandalici hanno continuato ad arrivare. A Ovada, provincia di Alessandria, alla vigilia di Natale un presepio di polistirolo realizzato da bambini è stato ridotto in briciole e gettato in un laghetto. A Lizzanello, Lecce, sono state danneggiate le statue del presepio artistico di piazza della Libertà. A Mogliano Veneto, Treviso, il Bambino Gesù del presepio a grandezza naturale di piazza Berto è stato tolto dalla culla e impiccato. A Villa Musone, frazione di Loreto, sono state rubate le statuette della Sacra Famiglia del presepio da alcuni anni realizzato da commercianti e residenti di una via davanti a una scuola materna. Sempre in provincia di Ancona, a Fabriano è stata rubata la statua di Gesù Bambino custodita in un confessionale in attesa di essere deposta nella mangiatoia, e a Senigallia è stato danneggiato un presepio di sabbia appena realizzato e la “prodezza” è stata pubblicata su Instagram.

L’elenco potrebbe continuare. Ultimo episodio in ordine di tempo, e tra i più gravi, è quello registrato a Ivrea dove nella tarda mattinata di sabato 4 gennaio qualcuno ha dato fuoco ai presepi allestiti in due chiese – San Maurizio e San Salvatore – entrambe affacciate su vie a traffico limitato, le principali e più frequentate del centro storico cittadino. La chiesa di San Maurizio ha rischiato di andare tutta a fuoco, si è reso necessario l’intervento dei vigili del fuoco e si sono persi un quadro e degli affreschi dell’Alamanni. Limitati quasi solo al presepio sono i danni alla seconda chiesa.

C’è un particolare che accomuna quasi tutti i casi di vandalismo documentati: il fatto che si sono verificati in centri di piccole dimensioni – Arbus con 6.000 abitanti, Palau, 4.000, Ovada, 11.000, Ivrea, 23.000… – nei quali la notizia è corsa in fretta e tutti, all’udire dell’oltraggio inflitto, si sono sentiti feriti, in quanto comunità; anche i non credenti o assai poco praticanti. La reazione unanime si sintetizza in una domanda: “Chi mai può fare una cosa del genere?”. La risposta, non espressa: “Gente profondamente diversa per sentire, valori, fede e radici, ‘estranei’ benché non stranieri (solo in un caso gli autori sono di accertata origine marocchina), e insensibili al senso del Natale che per qualche giorno accomuna tutti e si manifesta nelle decorazioni luminose di strade, piazze, balconi, nei presepi e negli alberi di Natale, nei banchetti, nello scambio di doni, negli auguri di Buon Natale pronunciati mille volte”.

Lasciamo la parola ai vescovi di due comunità ferite. “Perché tanta acredine sul Bambinello? – ha commentato il vescovo di Vittorio Veneto, monsignor Corrado Pizziolo, riferendosi a quanto accaduto a Mogliano – spero sia un atto di vandalismo gratuito, nato più da noia e incoscienza che dalla volontà di arrecare un danno vero ai nostri simboli. La gravità di questo fatto, però, non è tanto o soltanto che venga sfregiato Gesù, ma che alcuni balordi impicchino un bimbo inerme in una culla”.

“Chi lo ha fatto? – si domanda monsignor Edoardo Cerrato, vescovo di Ivrea – più importante è capire che cosa si è inteso fare distruggendo col fuoco i Presepi nelle chiese cittadine. Una risposta non è impossibile se si tiene conto di quanto è accaduto in questi giorni di festa natalizia anche altrove, dove abbiamo visto decapitate statuine del Bambino di Betlemme e della sua Madre Santissima. L’indagine arriverà forse a individuare i responsabili e a comprendere il movente. Per ora, trattandosi di profanazione delle immagini sacre e delle chiese, chiedo ai fedeli della città qualche atto di riparazione”.

Monsignor Cerrato ha fatto un primo gesto la sera stessa del 4 gennaio offrendo la statuetta del Bambino Gesù al bacio dei fedeli riuniti nella chiesa di S. Ulderico, per riparare l’offesa recata al Signore.