L’Italia delle culle (sempre più) vuote Il Forum: «Subito Patto per la natalità»

L’Italia continua a non fare figli e, almeno per il futuro prossimo, non ci possiamo aspettare nulla di buono. Sono, ancora una volta, più che drammatici, i dati del report “Natalità e fecondità” diffuso ieri dall’Istat e riferito al 2018. Anno in cui sono nati 439.747 bambini (per il 32,3% venuti alla luce fuori dal matrimonio), oltre 18mila in meno (4%) rispetto al 2017. Un trend che, anche per l’anno in corso, non evidenzia segnali di inversione: nei primi sei mesi del 2019, le nascite sono già quasi 5mila in meno rispetto allo stesso periodo del 2018. È quindi altamente probabile che, a consuntivo, l’Istat rilevi un nuovo, preoccupante, record negativo. Fenomeno che il presidente nazionale del Forum delle associazioni familiari, Gigi De Palo, non esita a definire una vera e propria «peste bianca».

Immigrate, cosa è cambiato

Nel 2018 le donne residenti in I- talia hanno avuto in media 1,29 figli a testa, in calo rispetto all’1,32 del 2017. Per quanto riguarda le sole italiane, la media è stata di 1,21 figli per donna, in diminuzione rispetto al già misero 1,24 del 2017. E a riempire le culle non basta più nemmeno il contributo delle straniere, passate da un tasso di fecondità di 2,52 figli per donna del 2003, all’attuale 1,94.

Tra le cause della diminuzione delle nascite anche tra le donne straniere, l’Istat inserisce l’aumento dei tassi di occupazione, prevalentemente nei servizi alle famiglie, come colf o badanti. È il caso delle mamme provenienti

da Ucraina, Moldavia, Filippine, Perù che registrano, appunto, un alto tasso di occupazione e un ridotto indice di fecondità. A conferma che, in Italia, la conciliazione tra tempi di lavoro e di cura della famiglia è ancora ben lontana dall’essere conseguita. Per tutti.

 

Dieci anni di ‘gelo’

Complessivamente, nell’ultimo decennio l’Italia ha visto quasi 140mila nascite in meno, un inverno demografico che si ripercuote, soprattutto, sui primi figli, che nel 2018 si sono ridotti a 204.883, 79mila in meno rispetto al 2008. Unica eccezione è la provincia di Bolzano che, al contrario, presenta un aumento del 4,9% dei primi figli. Per il resto, l’intera Penisola è accomunata dal segno meno: i primi figli si sono ridotti di oltre il 30% da Nord a Sud. «Tra le cause del calo dei primi figli – osserva l’Istat – vi è la prolungata permanenza dei giovani nella famiglia di origine, a sua volta dovuta a molteplici fattori: il protrarsi dei tempi della formazione, le difficoltà che incontrano i giovani nell’ingresso nel mondo del lavoro e la diffusa instabilità del lavoro stesso, le difficoltà di accesso al mercato delle abitazioni, una tendenza di lungo periodo ad una bassa crescita economica, oltre ad altri possibili fattori di natura culturale».

 

L’agenda da scrivere

«Il tema della natalità – prosegue De Palo – non è uno dei temi, è e dev’essere il tema centrale del Paese nel prossimo futuro, compresa la legge di Bilancio. Decenni di disinteresse per il tema-famiglia hanno creato l’attuale deserto culturale e di sostegni, con le giovani coppie che hanno

capito di non avere futuro lavorativo e hanno messo da parte l’idea dei figli. Intanto, il 60% della spesa pubblica viene investita in pensioni e solo il 5,8% per la famiglia. Senza un patto per la natalità che unisca tutte le realtà del Paese – politica, imprese, banche, associazioni e mondo dei mass media il destino dell’Italia è segnato».

 

Nel 2018 sono nati 18mila bambini in meno rispetto al 2017. E anche quest’anno siamo già a -5mila. In calo anche il tasso di fecondità delle straniere. De Palo: «Così, il destino dell’Italia è segnato» La crisi colpisce soprattutto i primi figli, che si sono ridotti a 204.883, 79mila in meno in dieci anni. Unica eccezione, Bolzano, che fa segnare un incremento del 4,9%