L’invasione delle locuste distrugge i raccolti in Africa

Rischio di grave carestia per un nuovo sciame dall’Uganda alla Somalia

«Altro che coronavirus, noi siamo tutti terrorizzati dalle locuste, non si parla d’altro qui» assicura Yoweri Aboket, contadino di un villaggio ugandese al confine con il Kenya. «Quando atterrano sul nostro terreno, lo distruggono totalmente». E un mancato raccolto di manioca significa fame da queste parti. Qui si sta combattendo su due fronti: contro il nuovo virus e contro le «vecchie» cugine delle cavallette. Insetti voraci: uno sciame di un chilometro quadrato può mangiare quanto 35 mila persone e percorrere 150 km al giorno. Devasta raccolti e decima pascoli. Decine di milioni di persone rischiano la fame.

Nei mesi scorsi nubi di locuste si sono impadronite dei cieli del Corno d’Africa, abbattendosi come tempeste sulla vegetazione. Dopo quest’attacco, il più imponente da decenni, ora una nuova invasione, grande 20 volte la prima, minaccia di divorare Uganda, Kenya, Etiopia e Somalia. Una «minaccia inedita» per proporzioni e conseguenze l’ha definita la Fao che ha lanciato l’allarme: le uova deposte dalle locuste ora iniziano a schiudersi. Uno sciame largo 5 chilometri quadrati ha già invaso alcune regioni a nordest dell’Uganda. Secondo le stime dell’agenzia Onu per l’alimentazione e l’agricoltura, il numero di questi insetti potrebbe aumentare di 20 volte. «Dobbiamo agire ora per evitare il peggio», ha dichiarato John Karongo, agronomo della Croce Rossa.

A complicare gli sforzi per arginare il disastro sta arrivando, anche qui, il Covid 19. Certo i casi registrati per ora sono relativamente pochi ma crescono in modo esponenziale. Molti Paesi hanno imposto il lockdown, ma nonostante le restrizioni alla circolazione del personale e delle attrezzature, la lotta alle locuste continua con operazioni di monitoraggio e irrorazione di pesticidi. «I training continuano ma a piccoli gruppi» dice Ambrosa Ngetich, della Fao. Visto i limiti alla circolazione del personale sul campo, l’agenzia sta intensificando la raccolta di dati da remoto, invitando tutti i Paesi a usare eLocust3, un’app che registra e trasmette via satellite dati in tempo reale.

Il virus ha avuto però conseguenze anche sulle consegne di irroratori e pesticidi.«La sfida maggiore al momento sono i ritardi nella fornitura di pesticidi», dice Cyril Ferrand, a capo del team di resilienza Fao per l’Africa orientale. «La nostra priorità è quella di scongiurare l’esaurimento delle scorte in ogni Paese. Sarebbe un disastro per le popolazioni rurali: i loro mezzi di sussistenza e la sicurezza alimentare dipendono dal successo della nostra attività». Mancano poi 40 milioni di dollari per affrontare la sfida locuste.

Al di là dell’emergenza, il problema è a monte come ha ricordato António Guterres, segretario generale dell’Onu: «C’è un legame tra il cambiamento climatico e la crisi senza precedenti dell’invasione di locuste che affligge l’Africa orientale. Mari più caldi significano più cicloni che generano il terreno fertile ideale per le locuste».