L’India soffoca, scuole chiuse e voli deviati «Troppo smog»

Emergenza dopo i fuochi nei campi. New Delhi è una «camera a gas», ha ammesso il governatore Arvind Kejriwal: il fumo brucia gli occhi e la gola, chi respira la sua aria — bambini compresi — è come se fumasse due pacchetti di sigarette al giorno . A combattere contro smog e aria mefitica in India non è soltanto la capitale: da Mumbai a Varanasi, il Paese ha il preoccupante record di ospitare 15 delle 20 città più inquinate al mondo.

Sul set con la mascherina in una città che soffoca. Non ha potuto restare chiusa in casa come raccomandato dalle autorità indiane nemmeno Priyanka Chopra. La diva di Bollywood esposta all’aria velenosa di Delhi come i milioni di ambulanti, guidatori di rickshaw e senzatetto di questa megalopoli. «È così difficile girare in queste condizioni, non riesco nemmeno a immaginare cosa dev’essere vivere qui. E noi siamo pure fortunati, dotati di purificatori d’aria e maschere. Prego per i clochard» si è sfogata Chopra sui social, dove compare con la bocca coperta a Delhi durante le riprese della Tigre Bianca, film tratto dal romanzo di Aravind Adiga. L’attrice ha anche rivolto un appello per trovare delle «soluzioni».

Soluzioni che tardano ad arrivare malgrado questa «emergenza ambientale», dichiarata nuovamente ora, si ripeta puntualmente ogni anno a ridosso dell’inverno.

Non sono certo risolutive le iniziative prese in questi giorni. Scuole e cantieri chiusi e il traffico a targhe alterne sono misure tampone, concordano gli esperti. Occorre agire a monte per prevenire la proliferazione delle polveri sottili, schizzate nuovamente ben oltre i livelli di guardia: sfiorati i 900 microgrammi per metro cubo, i valori peggiori degli ultimi tre anni, contro la soglia giornaliera di 25 indicata dall’Oms.

La diva di Bollywood

Priyanka Chopra: è così difficile girare a New Delhi, non so come facciano a viverci

New Delhi è una «camera a gas», ha ammesso il governatore Arvind Kejriwal: il fumo brucia gli occhi e la gola, chi respira la sua aria — bambini compresi — è come se fumasse due pacchetti di sigarette al giorno.

La visibilità ridotta a pochi metri ha costretto a dirottare moltissimi voli. Il blocco parziale delle auto, però, «non è una soluzione perché il trasporto motorizzato privato è solo una piccola parte delle fonti di inquinamento», ricorda Siddharth Singh, autore di The Great Smog of India. Il maggior responsabile è il fumo delle stoppie bruciate nelle fattorie degli stati agricoli limitrofi, dove i contadini puliscono i terreni prima della nuova semina dando fuoco alle sterpaglie. L’alternativa a questa pratica è l’utilizzo di macchinari. «I sussidi dati per favorire il loro acquisto non hanno funzionato, si tratta di macchine molto costose. Stiamo pensando di organizzare un sistema di noleggio, più accessibile: potrebbe essere la svolta» dice al Corriere una fonte vicina al governo indiano. Intanto per la prima volta, i giudici della Corte Suprema hanno intimato ai governi di Punjab, Haryana e Uttar Pradesh, gli stati intorno alla capitale, di vietare i fuochi. La Corte ha anche proibito di bruciare a cielo aperto i rifiuti e bandito l’uso di generatori a diesel.

A combattere contro smog e aria mefitica in India non è soltanto la capitale: da Mumbai a Varanasi, il Paese ha il preoccupante record di ospitare 15 delle 20 città più inquinate al mondo.