L’impeachment a Trump è finora più fumo che arrosto

Negli Usa, i Democratici danno per scontato che vi siano prove sufficienti per deporre Trump con l'impeachment. È ciò che è stato confermato da tre costituzionalisti da loro convocati. Ma il giurista convocato dai Repubblicani non è d'accordo. E le testimonianze finora raccolte non hanno convinto la maggioranza del Congresso.

Ci sarà l’impeachment di Donald Trump? Il presidente verrà deposto d’autorità? A giudicare dai titoli dei giornali di ieri, parrebbe di sì. Ma a giudicare dalle prove raccolte finora e da come sta andando il dibattito al Congresso degli Usa, invece, è molto più probabile che Trump resti in carica almeno fino a novembre e poi se la vedrà con l’elettorato.

L’ultima notizia è che i costituzionalisti consultati dalla Commissione Giustizia della Camera, sono giunti alla conclusione che “le azioni di Donald Trump giustificano una sua rimozione” dal ruolo di presidente. Ma a ben vedere, questa è la conclusione a cui sono giunti i tre giuristi convocati dai Democratici, mentre il quarto, unico convocato dai Repubblicani, ritiene che non vi siano gli estremi per un impeachment. Un impeachment richiede un consenso bipartisan, perché l’ultimo voto, in Senato, richiederà una maggioranza qualificata per decidere l’eventuale deposizione del presidente. Le prove di tradimento o abuso di potere devono essere talmente schiaccianti da convincere anche la parte che finora ha sostenuto il presidente. Al contrario, sta convincendo solo l’opposizione (che non ha bisogno di essere convinta), ma non i Repubblicani.

I costituzionalisti convocati dai Democratici sono la professoressa Pamela Karlan (Università di Stanford, California), Noah Feldman (Università di Harvard) e Michael Gerhardt (Università della North Carolina). Secondo il professor Feldman, le «prove costituiscono chiaramente» un crimine da impeachment, perché l’azione di Trump sull’Ucraina, chiedere al presidente Zelensky di investigare sul figlio del candidato Joe Biden in cambio di aiuti militari, è un modo di «abusare dei poteri del presidente per un vantaggio politico personale».

Le prove raccolte consistono nella rivelazione del contenuto di una telefonata di Trump a Zelensky, riportato da un testimone anonimo interno alla Cia. L’intenzione del presidente sarebbe anche confermata da altri testimoni sentiti nelle scorse audizioni. La professoressa Karlan, non ha ascoltato i testimoni. Rimproverata per questo dai membri repubblicani della Commissione Giustizia, ha risposto seccata dicendosi insultata. «Ho ovviamente letto i testi delle loro deposizioni», ha detto in aula, «e tutto ciò che ho letto in quelle occasioni, mi suggerisce che quando il presidente Trump invitava, in realtà richiedeva, un coinvolgimento straniero nelle nostre prossime elezioni, ha colpito direttamente al cuore tutto ciò che fa di questo Paese una repubblica a cui noi giuriamo fedeltà». Toni molto retorici, a cui fa seguito anche l’intervento del terzo esperto costituzionalista, il professor Gerhardt, secondo cui Trump avrebbe attaccato «le salvaguardie (costituzionali, ndr) contro l’instaurazione di una monarchia in questo Paese».

A gettare acqua sul fuoco è invece l’unico costituzionalista della controparte, Jonathan Turley, dell’Università George Washington. Secondo il professor Turley il comportamento del presidente può essere anche considerato riprovevole, ma «non è per questo che si fa un impeachment a un presidente». Anzi, ha avvertito i Democratici che la loro condotta costituisce un precedente pericoloso, da un punto di vista costituzionale.

Prima che i quattro docenti si esprimessero alla Commissione Giustizia, la Commissione d’Intelligence aveva pubblicato il suo rapporto, a firma del suo presidente Adam Schiff (Democratico), 300 pagine che si concludono con la richiesta di impeachment. Recita il rapporto: «La decisione di procedere con un’inchiesta di impeachment non è un qualcosa che si può prendere alla leggera. Nel migliore dei casi, un impeachment è un processo straziante per tutto il Paese». Però… «Nel prendere la decisione di procedure, siamo stati colpiti dal fatto che il cattivo comportamento del Presidente non sia un caso isolato, né frutto di ingenuità. Al contrario, gli sforzi compiuti per coinvolgere l’Ucraina nelle nostre elezioni presidenziali del 2020 vengono dal Presidente che nel 2016 è stato eletto grazie a interferenze senza precedenti nella campagna elettorale ad opera della Russia in suo favore». Ma l’indagine del super-procuratore Mueller sulle interferenze russe ha portato a un nulla di fatto. Anche Schiff può pensare che Trump sia ugualmente colpevole anche in assenza di prove, ma basta per un impeachment? O è solo un’arma che i Democratici useranno in campagna elettorale?