Liceo sotto choc per i due suicidi. Psicologi in aula, verifiche sospese

Monza, il dolore dei compagni. La preside: dobbiamo comunicare con i ragazzi

Al «Frisi», il liceo scientifico per eccellenza del capoluogo della Brianza, sono i giorni del dolore, degli interrogativi: «Da genitori, da professori, sappiamo ancora comunicare con i nostri ragazzi?». Lucia Castellana dirige da quattro anni la scuola monzese da sempre in vetta alle classifiche dei migliori licei italiani, ma ora precipitata in un baratro di dolore «di tutta una comunità scolastica ferita», dopo il suicidio, nell’arco di pochi giorni, di due studenti iscritti all’ultimo anno. Tragedia che ha spinto l’istituto a cercare aiuto e risposte dal mondo universitario e ospedaliero.

Per comprendere lo sgomento in cui è precipitato l’ambiente dei «frisini», bisogna fare un passo indietro al 24 gennaio. Quel giorno, il primo ragazzo decide di farla finita lanciandosi dalla finestra di casa. Aveva 19 anni. Domenica scorsa, un suo coetaneo e compagno di scuola si lancia sotto un treno regionale. La polizia di Monza, vista la coincidenza, ha voluto approfondire, ma dalla Questura fanno sapere che si tratta di una drammatica fatalità, escludendo legami fra i due casi e altri possibili scenari.

Ora però, ipotizzare di fare regolarmente lezione è impensabile: «Sono sospese verifiche ed interrogazioni», spiega la preside, che già oggi incontrerà il pedagogista Raffaele Mantegazza, docente e autore del volume «Finire un po’ prima. Considerazioni pedagogiche sul suicidio». A lui sarà affidato il compito di organizzare una serie di incontri con gli studenti delle prime classi e del triennio, ma anche con famiglie e docenti.

Anche l’ospedale San Gerardo di Monza e la Clinica di Neuropsichiatria infantile dell’università Bicocca guidata da Renata Nancinovich si sono subito messi a disposizione della scuola per quegli studenti che chiedessero aiuto. «Abbiamo quasi 300 ricoveri all’anno e seguiamo in ambulatorio circa duecento adolescenti — spiega il primario — la notizia si è diffusa rapidamente anche tra i ragazzi che già sono in cura da noi e ha creato grande turbamento. Non c’è dolore più grande del suicidio di un figlio, ma spesso è un gesto impulsivo, non prevedibile. Quello che un genitore può fare è cogliere i campanelli d’allarme, rivolgersi a uno specialista davanti ad atteggiamenti di particolare chiusura o depressione. I nostri giovani sono sempre connessi, ma spesso non sono in comunicazione affettiva ed emotiva con gli altri».

«Dobbiamo rimettere in discussione la nostra capacità di comunicare con i giovani — ripete la preside — non è possibile che un ragazzo segua le lezioni, vada a casa, si chiuda in camera a studiare, senza parlare».

Anche l’associazione genitori del liceo si sta attivando per organizzare incontri con un team di psicologi. Donatella Paciello è presidente dell’associazione genitori, e madre di un ragazzo che frequenta l’ultimo anno: «Forse noi stessi — riflette — carichiamo di troppa ansia e troppe aspettative i nostri figli e dobbiamo imparare a porci verso di loro in modo diverso».