Libia – Le Mosse di Macron e Trump Rischi per l’Italia

Abbracci, sorrisi e strette di mano: l’era del richiamo dell’ambasciatore da Roma, delle foto di Di Maio con i gilet gialli e dei migranti lasciati dalla Gendarmeria poco oltre il confine sembra passata da un secolo. In realtà con la stessa rapidità con la quale in Italia si cambia colore al governo, Roma e Parigi ridefiniscono i propri rapporti. O, per meglio dire, da Parigi arriva adesso il perentorio invito a convertirsi subito all’ottimismo circa le relazioni con i cugini transalpini e da Roma, come si evince dalle immagini della conferenza stampa di Macron e Conte a Palazzo Chigi, i nuovi rappresentanti del governo si mostrano ben felici di dar seguito al nuovo corso. Ma in realtà per l’Italia il nuovo corteggiamento francese nasconde tante insidie, a partire dal dossier più spinoso che i due paesi condividono, ossia quello libico.

Macron spinge Conte verso Haftar per corteggiare Al Sarraj

Francia ed Italia sulla Libia collaborano da tempo e più di quanto si possa immaginare. Le due diplomazie sono spesso assieme a lavoro, succede in questi mesi di guerra a Tripoli, succede anche durante il vertice di Palermo dello scorso anno. Quello che cambia in realtà sono i rapporti al livello della superficie rappresentato dalla politica. Macron e Salvini hanno due visioni opposte sull’Europa, dunque per le loro rispettive propagande è importante puntare il dito l’uno contro il governo dell’altro. Oggi che il presidente francese ha a Palazzo Chigi un presidente del consiglio ben disposto a mostrarsi sorridente nei bilaterali, per la propaganda della politica transalpina è importante presentare al meglio il nuovo corso italiano. Ma, come detto, le parti più profonde delle diplomazie collaborano già da tempo.

Per l’Italia però, confermare in superficie quanto avviene in profondità può rappresentare un certo rischio. L’improvvisa esplosione di ottimismo ed armonia nei rapporti tra Roma e Parigi, fa sì che il dossier libico possa essere gestito in comune anche tra i due governi. Ma Italia e Francia, a livello politico, in Libia hanno distinti interessi e distanti tipi di approcci. Roma, in particolare, appoggia da sempre solo Al Sarraj: è con il suo governo che stringe gli accordi sul potenziamento della Guardia Costiera, è con Tripoli che il nostro paese dialoga a livello ufficiale. Poi, nei mesi antecedenti la conferenza di Palermo, l’Italia inizia il dialogo anche con Haftar e considera quest’ultimo un interlocutore ma mai un rappresentante della Libia. La Francia invece, dal canto suo, non nasconde le sue simpatie verso il generale.

Parigi ha con l’uomo forte della Cirenaica canali privilegiati, manda nell’est della Libia suoi consiglieri, anche se non in maniera ufficiale, più volte la Francia, anche con il presidente Hollande, strizza l’occhio ad Haftar e spera con esso di prendere almeno la parte orientale del paese africano. Dunque, se l’Italia cede ai corteggiamenti di Macron ed il nuovo governo sposa in toto una linea concordata con i francesi, da Tripoli si potrebbe avere l’impressione che anche Roma viri verso Haftar. Se da un lato è vero che le richieste di Al Sarraj nell’ultimo suo colloquio con Conte sono forse troppo ambiziose, visto che il premier libico ancora una volta si aspetta la condanna in toto delle azioni del generale della Cirenaica, è pur vero che l’Italia non può permettersi di perdere i propri canali privilegiati con Tripoli. Legami peraltro costruiti con non poca fatica negli ultimi anni, che portano il nostro paese ad essere l’unico tra quelli occidentali ad avere un’ambasciata operativa nella capitale libica. In poche parole, l’Italia potrebbe lasciare un po’ di campo in quel di Tripoli, uno spazio che Macron aspira ad occupare. E che, con un governo mosso dall’improvvisa voglia di cedere alle lusinghe francesi, l’Italia gli lascerebbe di fatto gratuitamente.

Perché è importante mantenere solidi rapporti con Tripoli

Quando inizia la battaglia per la presa di Tripoli, in tanti parlano di un’Italia fuori dai giochi. Il nostro paese infatti sostiene Al Sarraj, mentre Haftar sembra lanciato verso una marcia trionfale all’interno della capitale libica. A distanza di cinque mesi da allora, la situazione è sostanzialmente rovesciata. Il generale della Cirenaica rischia di perdere questa guerra, la sua azione lampo si trasforma in un conflitto sempre più in stallo e con le sue forze sempre più logorate. Per l’Italia c’è quindi l’opportunità di accreditarsi come governo sempre amico di un Al Sarraj che riesce a conservare il potere a Tripoli. Ecco perché è importante mantenere una linea autonoma sulla Libia: se prima la necessità è quella di inglobare anche Haftar, oggi è invece quella di rivendicare il nostro ruolo nell’ovest della Libia ed i nostri tentativi di interlocuzione con gli altri attori del paese.

È vero che quello di Al Sarraj è un governo che ha poco controllo reale sul territorio, che a fatica riesce a portare la propria autorità anche all’interno dello stesso palazzo presidenziale e che, tra le fazioni che lo sostengono, non mancano gruppi islamisti ed integralisti. Anzi, in tal senso bene fa Conte a rimarcare ad Al Sarraj l’importanza di allontanare discussi e discutibili personaggi dalla propria orbita e dalla stessa Tripoli. Al tempo stesso, in questo momento però il premier libico è in una posizione politicamente di vantaggio che l’Italia può sfruttare. Una posizione che vorrebbe, a suon di sorrisi e pacche sulle spalle, conquistarsi anche Macron.

Intanto Haftar vola ad Abu Dhabi

Anche gli Usa tornano attivi in questi giorni sul dossier libico. Proprio di questo venerdì è la notizia di un incontro tenuto ad Abu Dhabi tra il generale Haftar e l’ambasciatore americano in Libia (ma con sede diplomatica a Tripoli ancora non operativa), Richard Norland. Secondo fonti della stessa ambasciata Usa, l’uomo forte della Cirenaica avrebbe discusso con il rappresentante americano degli sviluppi della situazione sul campo e della possibilità di una soluzione politica della vicenda libica. Circostanza questa che, se confermata, rappresenterebbe la prima apertura di Haftar ad una svolta non di natura militare.

Segno delle difficoltà che il generale sta incontrando in questa fase del conflitto, in cui l’azione del suo esercito perde sempre più consistenza. Anche la stessa presenza ad Abu Dhabi, nella capitale cioè di un paese alleato e che fornisce ad Haftar soldi e mezzi, rappresenta forse un altro segnale di come il leader militare della Cirenaica abbia l’assoluta necessità di ricercare il sostegno dei suoi sponsor regionali.