L’eutanasia resta un atto inammissibile

Lettera della Congregazione per la dottrina della fede

In sintesi  l’insegnamento cattolico afferma il valore sacro della vita umana; l’importanza della cura e dell’accompagnamento dei malati e dei disabili; il valore cristiano della sofferenza; l’inaccettabilità morale dell’eutanasia; l’impossibilità di introdurre tale pratica negli Ospedali cattolici, nemmeno in casi estremi, come pure di collaborare al riguardo con le istituzioni civili.

Pubblichiamo la lettera che il cardinale prefetto della Congregazione per la dottrina della fede ha indirizzato al superiore generale dei Fratelli della Carità, René Stockman, in merito alla questione dell’eutanasia negli ospedali psichiatrici della medesima congregazione del Belgio.

 

Reverendissimo Fr. Renè, Superiore Generale

nel marzo 2017, sul sito del ramo belga della Congregazione dei “Fratelli della Carità”, è stato pubblicato un documento che ammette — a certe condizioni — la prassi dell’eutanasia in una struttura ospedaliera cattolica. Tale prassi, sostenuta dall’Associazione Provincialat des Frères de la Charité asbl, si basa fondamentalmente su tre criteri: la inviolabilità della vita, l’autonomia del paziente e il rapporto di cura. Un tale documento, però, non fa riferimento né a Dio, né alla Sacra Scrittura, né alla visione cristiana dell’uomo.

La Congregazione per la Dottrina della Fede ha scritto al Superiore Generale, che aveva già disapprovato tale documento, chiedendo delucidazioni e nell’Udienza del 20 maggio 2017, l’allora Prefetto del Dicastero ha informato il Santo Padre circa la gravità del caso.

Dal 27 giugno 2017 e fino ad ora, si sono susseguiti i contatti e gli incontri tra la Congregazione per la Dottrina della Fede, la Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, la Segreteria di Stato, i Rappresentanti dei Frères e dell’Associazione Provincialat des Frères, come pure i Rappresentanti della Conferenza Episcopale Belga, intesi ad offrire occasioni e spazi di dialogo su un tema estremamente delicato e di trovare, così, in spirito di sincera ecclesialità, una convergenza sulla Dottrina cattolica in merito.

Vanno ricordate le numerose riunioni interdicasteriali del 31 agosto e del 7 novembre 2017, del 1° febbraio, 15 marzo, 20 giugno e 12 ottobre del 2018 e del 20 luglio 2019, la lettera di questo Dicastero al Superiore Generale dei Frères del 30 giugno 2017, il documento Principi da rispettare nell’accompagnamento dei pazienti negli ospedali psichiatrici e l’incontro allargato a Roma del 21 marzo 2018. In questa sede, il Segretario di Stato e i Prefetti della Congregazione per la Dottrina della Fede e della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica hanno chiesto ai Rappresentanti dei Frères e dell’Associazione Provincialat des Frères di affermare per iscritto e in modo inequivocabile la loro adesione ai principi della sacralità della vita umana e dell’inaccettabilità dell’eutanasia, e, come conseguenza, il rifiuto assoluto di eseguirla nelle istituzioni da essi dipendenti. Purtroppo, le risposte pervenute non hanno dato assicurazioni su questi punti.

L’eutanasia resta un atto inammissibile, anche in casi estremi, perché «è una grave violazione della Legge di Dio, in quanto uccisione deliberata moralmente inaccettabile di una persona umana. Tale dottrina è fondata sulla legge naturale e sulla Parola di Dio scritta, è trasmessa dalla Tradizione della Chiesa ed insegnata dal Magistero ordinario ed universale» (Giovanni Paolo II , Evangelium vitae, n. 65).

Da parte sua, Papa Francesco ha affermato che «il contesto socio-culturale attuale sta progressivamente erodendo la consapevolezza riguardo a ciò che rende preziosa la vita umana. Essa, infatti, sempre più spesso viene valutata in ragione della sua efficienza ed utilità, al punto da considerare “vite scartate” o “vite indegne” quelle che non rispondono a tale criterio. In questa situazione di perdita degli autentici valori, vengono meno anche i doveri inderogabili della solidarietà e della fraternità umana e cristiana. In realtà, una società merita la qualifica di “civile” se sviluppa gli anticorpi contro la cultura dello scarto; se riconosce il valore intangibile della vita umana; se la solidarietà è fattivamente praticata e salvaguardata come fondamento della convivenza» (Francesco, Discorso ai partecipanti all’Assemblea Plenaria della Congregazione per la Dottrina della Fede, 30 gennaio 2020). Ha ribadito inoltre, che «l’approccio relazionale — e non meramente clinico — con il malato, considerato nella unicità e integralità della sua persona, impone il dovere di non abbandonare mai nessuno in presenza di mali inguaribili. La vita umana, a motivo della sua destinazione eterna, conserva tutto il suo valore e tutta la sua dignità in qualsiasi condizione, anche di precarietà e fragilità, e come tale è sempre degna della massima considerazione» (ibidem).

In queste ultime parole, Papa Francesco tocca il tema della “compassione”, che sempre più si invoca dall’opinione pubblica a giustificazione dell’eutanasia.

Già Giovanni Paolo II chiariva inequivocabilmente che l’eutanasia è «una falsa pietà, anzi una preoccupante “perversione” di essa: la vera “compassione”, infatti, rende solidale col dolore altrui, non sopprime colui del quale non si può sopportare la sofferenza. E tanto più perverso appare il gesto dell’eutanasia se viene compiuto da coloro che — come i parenti — dovrebbero assistere con pazienza e con amore il loro congiunto o da quanti — come i medici — per la loro specifica professione, dovrebbero curare il malato anche nelle condizioni terminali più penose» (Evangelium vitae, n. 66).

In sintesi dunque, l’insegnamento cattolico afferma il valore sacro della vita umana; l’importanza della cura e dell’accompagnamento dei malati e dei disabili; il valore cristiano della sofferenza; l’inaccettabilità morale dell’eutanasia; l’impossibilità di introdurre tale pratica negli Ospedali cattolici, nemmeno in casi estremi, come pure di collaborare al riguardo con le istituzioni civili.

Pare evidente che la posizione del gruppo dei Fratelli della Carità in Belgio non risponde a tali principi. Essa infatti: 1.) rifiuta l’assolutezza del rispetto per la vita, ovvero mette in dubbio che la vita di un essere umano innocente debba essere rispettata “sempre”, lasciando aperta la possibilità di eccezioni; 2.) per ciò che riguarda l’importanza della cura e dell’accompagnamento dei pazienti psichiatrici, si riferisce alla legge belga sull’eutanasia, aprendone in modo chiaro la possibilità per i pazienti psichiatrici non terminali; 3.) lascia al medico la responsabilità e il diritto di accettare la richiesta di eutanasia o di rifiutarla (“atto medico”), escludendo così la scelta dell’Ospedale; 4.) mantiene la possibilità dell’eutanasia all’interno dell’Istituto con la giustificazione di evitare ai familiari la fatica di dover trovare un’altra soluzione.

Anche il rapporto del Visitatore Apostolico, Sua Ecc.za Mons. Jan Hendriks, non ha registrato passi in avanti, in quanto da esso si evince la profonda difficoltà a mantenere il legame tra le opere e la Congregazione dei Fratelli della Carità, dal momento che i responsabili non accettano l’impegno a trovare una soluzione praticabile che eviti ogni forma di responsabilità dell’istituzione per l’eutanasia.

Pertanto, al termine di questo lungo e sofferto cammino e constatando la mancanza di volontà di accettare la Dottrina cattolica in merito all’eutanasia, pur con profonda tristezza, si comunica che gli Ospedali psichiatrici gestiti dall’Associazione Provincialat des Frères de la Charité asbl in Belgio non potranno più, d’ora innanzi, ritenersi enti cattolici.

Profitto volentieri della circostanza per confermarmi con sensi di religioso ossequio.

Luis F. Card. Ladaria, s.i.
Prefetto

Giacomo Morandi
Arcivescovo titolare di Cerveteri
Segretario