“L’eutanasia della civiltà” in Spagna

“Nel mezzo di una pandemia che ha fatto 50 mila morti, Madrid vota la 'dolce morte'". Intervista alla filosofa Elena Postigo. “Siamo di fronte all'aut aut di Papa Ratzinger. L’umanesimo sarà cristiano o disumano” Questo processo è stato realizzato attraverso la cultura, l’istruzione e le leggi. Leggi che in cinque decenni hanno plasmato la mentalità di due generazioni di spagnoli e che sarà difficile cambiare. Le legislazioni su aborto, biomedicina, famiglia, genere hanno cambiato l’etica del popolo. Tuttavia, c’è un inizio di reazione, simile a quella che credo stia avvenendo in altri paesi europei, come la Francia. Si comincia a capire che sono in gioco due visioni dell’essere umano, dell’etica e della verità”. E che una finisce come nell’“Abolizione dell’uomo” di Lewis, con un essere umano trattato come mero materiale biologico.

“Quando una civiltà eleva al rango di legge il diritto di morire e di essere uccisi, anche su richiesta di una persona, quando vìola e non promuove il dovere fondamentale di tutelare la vita dei più deboli, forse ha già intrapreso la strada del proprio crollo. Penso che questa accelerazione in tutta Europa, e in occidente in generale, verso l’eutanasia, sia un processo complesso, che non ha una sola causa, ma che è il risultato di ragioni di diversa natura e origine”. A parlare così al Foglio è Elena Postigo, già docente di Bioetica e Antropologia filosofica all’Università San Paolo di Madrid e oggi di Filosofia e Bioetica all’Università Francisco de Vitoria, di cui dirige l’istituto di Bioetica. Studi in Italia, prima alla Cattolica di Milano e poi a Roma, sotto la guida di Elio Sgreccia, il cardinale a lungo presidente della Pontificia Accademia per la Vita.

“L’eutanasia è solo una manifestazione e un ulteriore fenomeno di un processo di dissoluzione”, ci spiega Postigo, mentre il Congresso dei deputati di Madrid approvava l’eutanasia (il Senato ratificherà il voto di ieri finito 198 a 138). Una legge voluta dai socialisti e da Podemos che, stando ai sondaggi, godrebbe di un ampio consenso della popolazione. La divisione politica è profonda. Se il Partito popolare e Vox parlano di “culto della morte” e di “ingegneria sociale”, il País loda “questo passo verso il progresso”.

La legge, la cui approvazione è attesa entro l’anno, regola l’eutanasia come “diritto” della persona da erogare come prestazione dal Servizio sanitario spagnolo. Postigo è una delle cento personalità della vita pubblica spagnola che ha firmato il manifesto contro la legge sull’eutanasia. “Credo che il provvedimento sarebbe dovuto essere fermato a favore di un sereno dibattito, come meritava una legge dal profondo significato sociale e sanitario. Migliaia di persone sono morte sole, senza parenti e senza poter  essere sepolte; eppure la legge sull’eutanasia, terribilmente e inesorabilmente, ha fatto il suo corso, come se fosse qualcosa di veramente necessario in questo momento. Lo stato ha il dovere, secondo quanto stabilito dall’articolo 10 della nostra Costituzione, di osservare e rispettare il principio generale di difesa della vita umana e della dignità della persona. Una legge sulle cure palliative che tratta i malati terminali con la massima dignità e il massimo rispetto è una priorità. La legge sull’eutanasia contraddice gli scopi stessi della medicina, che è quello di prendersi cura e di curare i malati, non di porre fine intenzionalmente alla vita dei malati. E’ una misura che rischia di generare un vuoto insormontabile nella natura stessa della professione e nella fiducia fra medico e paziente”. La battaglia appare persa. “Ci sono cause che meritano di essere difese e battaglie che meritano di essere combattute, anche se perse in anticipo. Non importa chi vince ma cosa c’è in gioco, perché non si tratta di aritmetica ma di beni e princìpi fondamentali: primum non nocere.

Queste leggi sono il risultato del lento processo di secolarizzazione che accelera con la modernità e che è precipitato poi nella postmodernità, con lo scioglimento di molte categorie antropologiche (natura umana), etiche (non c’è buono o cattivo), gnoseologiche (verità contro relativismo) e teologiche (la vita non è più sacra perché il creatore non esiste). In altre parole, il processo è stato lento, graduale, ma anche abbastanza logico all’interno delle categorie in cui la cultura si è mossa e che permea tutti i settori dell’attività umana. E non sarà l’ultimo dei fenomeni. L’aborto, l’eutanasia, l’embrione da più genitori, l’utero surrogato, l’ectogenesi, l’ibridazione uomo-animale e tutto ciò che verrà, saranno la dimostrazione di tutto questo. L’umano è un’autocostruzione libera e cosciente del transumano e del postumano”.

Col relativismo radicale è l’umanità a essere a rischio. “L’idea stessa di essere umano è in pericolo. Lo sono soprattutto i più vulnerabili, ovvero il feto, gli anziani, i malati, i disabili. Trovo illuminanti le affermazioni di Benedetto XVI: ‘La Bioetica è un campo prioritario e cruciale nella lotta culturale tra l’assolutismo della tecnica e la responsabilità morale. Siamo di fronte a un aut aut decisivo’. La scomparsa di Dio dall’orizzonte sta provocando la dissoluzione dell’uomo stesso, dell’idea di natura e stanno spuntando teorie transumaniste e postumaniste che scommettono sul suo superamento, sulla trasformazione radicale attraverso la scienza. Hanno dichiarato l’obsolescenza dell’essere umano. La mia visione della scienza e della tecnica non è negativa, al contrario. Penso che debbano essere al servizio dell’umanità e aiutarla in un progresso veramente umano. Non demonizzo la scienza, ma ne difendo un uso giusto e lecito, la bioetica con un fondamento personalistico e ontologico, come quella del mio maestro Elio Sgreccia. E in contrapposizione alla visione utilitarista di Peter Singer”.

Postigo, che dal 2005 è membro corrispondente della Pontificia Accademia per la Vita, è stata molto critica della gestione degli anziani durante la pandemia. “Penso che, inizialmente e quasi inconsciamente, le persone vulnerabili, gli anziani, non siano state adeguatamente protette. Nemmeno quando si sono resi conto di questo problema li hanno adeguatamente protetti. Non credo sia stato deliberato, ma c’è una responsabilità molto seria. Chi aveva il dovere di anticipare il rischio, di mettere in guardia e proteggere la popolazione, non l’ha fatto a dovere. La nostra società non è riuscita a proteggerli, ad accompagnarli e a dare loro la sicurezza che meritano”. Clive Staples Lewis ha parlato e scritto dell’“Abolizione dell’uomo”. “Il titolo di Lewis è premonitore. Il transumanesimo e il postumanesimo sono un antiumanesimo. Il transumanesimo presuppone la negazione dei limiti, della vulnerabilità e della mortalità (‘la morte della morte’). La negazione della condizione di creatura. Lo scioglimento dei concetti di persona, dignità e natura, che si ridurrebbero a qualità materiali e mutevoli. E’ puro attualismo e funzionalismo. E poi la decostruzione della corporeità e della sessualità (negazione del dimorfismo sessuale) per andare verso il ‘senza genere’. Suppone il miglioramento biopsichico della natura umana, in termini materialistici, contro il miglioramento della persona in termini morali. E’ un altro momento del determinismo materialista evolutivo. E, naturalmente, suppone la negazione della dimensione immateriale, spirituale e trascendente. Ci troviamo di fronte a una forma contemporanea di neognosticismo, di religione secolarizzata e di trasposizione secolarizzata dell’immortalità. In fondo, negano una religione per affermarne un’altra, perché è una forma di fideismo. L’essere umano ha bisogno di credere in qualcosa, velis nolis”.

Benedetto XVI ha parlato di “anti Genesi”. “Ha visto chiaramente la realtà, gli eventi storici e il futuro dell’umanità. E’ stato un testimone diretto e la sua saggezza, conoscenza filosofica e teologica, gli fanno avere una visione a volo d’uccello sulle cose. Indubbiamente, siamo in un momento in cui non solo la condizione di creatura e la totale indipendenza da ogni istanza esterna alla coscienza sono negate, ma l’essere umano si ribella alla creazione e alla dipendenza. Come disse Henri-Marie de Lubac, ‘perché stiamo affrontando il dramma dell’umanesimo ateo? La creatura senza il Creatore svanisce. Dove non c’è Dio, non c’è nemmeno l’essere umano. Ateismo significa non solo la scomparsa di Dio, ma la dissoluzione dell’uomo’. E lo stesso Jacques Maritain spiegherà che ‘l’antropocentrico merita il nome di umanesimo disumano e che la sua dialettica debba essere considerata come una tragedia dell’umanesimo’. Considero il postumanesimo non come un nuovo paradigma umanista, ma piuttosto una forma contemporanea di antropologia naturalistica e atea, un ‘umanesimo disumano’. Non è affatto un ‘umanesimo postmoderno e secolare’, come affermano i suoi sostenitori, piuttosto un ‘antiumanesimo’ che offre ingannevolmente fini desiderabili per la specie umana, ma che, al momento della sua realizzazione pratica, passa attraverso l’eliminazione dell’uomo per raggiungere il postumano più perfetto. In questo modo elimina, come qualcosa che manca di valore, l’uomo vulnerabile e fragile. La nostra sfida intellettuale e accademica è il recupero della metafisica, nel senso etimologico, ciò che è al di là del fisico, del mistero dell’essere umano, delle categorie cognitive come l’enigma e il mistero. E la possibilità di trasmetterlo e renderlo comprensibile e credibile alle generazioni future”.

Appare flebile ormai lo spazio in Europa per una cultura che si richiami all’etica classica. “Penso che ci sia spazio e che ci siano anche segni di consapevolezza e rinascita della nostra tradizione greco-latina e giudaico-cristiana. Lo percepisco in Europa e negli Stati Uniti, c’è una generazione di pensatori, su entrambe le sponde dell’Atlantico, che sta cogliendo la rilevanza del momento presente. Ciò che è stato scritto cinquant’anni fa in libri come ‘Introduzione all’ateismo moderno’ di Cornelio Fabro, o di de Lubac, è stato realizzato. Ne siamo stati testimoni diretti. Penso che non tutto sia perduto e che molte persone, non solo intellettuali, si stiano svegliando dal loro torpore perché stanno cercando di rimuovere da sotto i loro piedi l’ethos in cui sono vissuti e cresciuti. Guarda cosa sta succedendo negli Stati Uniti e nell’Europa orientale. Penso che nei prossimi decenni potrebbe esserci una rinascita culturale. Sono fiduciosa, anche se forse questo non ha una base puramente razionale”.
Veniamo alla Spagna, che in dieci anni ha compiuto la più spettacolare marcia forzata verso il “progresso”. “Il processo non inizia con José Luis Rodríguez Zapatero, ma con Felipe González. Ho vissuto in Italia e non è paragonabile.

La Spagna ha fatto un percorso rapidissimo di deculturazione come nessun altro paese europeo. Oggi lo spagnolo medio sta in qualche modo reagendo perché gli stanno distruggendo l’ethos della propria storia e cultura. Negli ultimi anni, i socialisti sono impegnati in un processo di relativismo etico, mentre i comunisti vogliono pervertire quel che resta della vecchia Spagna. Prevale la libertà dell’essere uomo su tutto, senza sapere dove debba andare questa libertà. Quando ero in Italia non ho mai visto questo laicismo, che deriva dalla nostra guerra civile, un odio che vogliono fare rivivere. La nota espressione di Alfonso Guerra, vicepresidente del governo socialista dal 1982 al 1991, secondo cui ‘la Spagna non sarà riconosciuta neanche dalla madre che l’ha partorita’, è molto emblematica. Significa che hanno intrapreso un processo di ‘modernizzazione’ che non ha fine. Questo processo è stato realizzato attraverso la cultura, l’istruzione e le leggi. Leggi che in cinque decenni hanno plasmato la mentalità di due generazioni di spagnoli e che sarà difficile cambiare. Le legislazioni su aborto, biomedicina, famiglia, genere hanno cambiato l’etica del popolo. Tuttavia, c’è un inizio di reazione, simile a quella che credo stia avvenendo in altri paesi europei, come la Francia. Si comincia a capire che sono in gioco due visioni dell’essere umano, dell’etica e della verità”. E che una finisce come nell’“Abolizione dell’uomo” di Lewis, con un essere umano trattato come mero materiale biologico.