L’Europa al centro della sanità globale

Recentemente, l’Unione europea è stata protagonista della risposta immunitaria globale, portando buoni risultati sulle forniture vaccinali e pianificando una strategia sanitaria al fine di evitare nuove crisi pandemiche come quella attuale. A tal fine, un panel specializzato e composto da 26 scienziati ha redatto un report di analisi preventiva del rischio, poi presentato durante il Global Health Summit che ha avuto luogo a Roma il 21 maggio. Per la prima volta i leader del G20 si sono riuniti per dibattere sulla sanità globale in congiunta con la presidenza del Consiglio e la Commissione europea. L’incontro è stato poi finalizzato con la firma della Dichiarazione di Roma, una nuova road map sanitaria multilaterale, sviluppata in sedici punti. Una soluzione necessaria considerando i passi falsi compiuti sulla sanità globale nell’ultimo anno, che però non hanno totalmente condizionato la risposta di aree fortemente colpite, come quella europea.

Alla vigilia del summit, Bruxelles ha notificato di poter attualmente garantire 2,6 miliardi di dosi. Al momento il piano vaccinale europeo comprende sei diversi fornitori, con divergenti disponibilità: BioNTech-Pfizer (600 milioni), Moderna (460 mln), Johnson&Johnson (400 mln) e Sanofi-Gsk (300 mln). I dati sono confortanti e definiscono con chiarezza una lungimiranza logistica e strategica, ma sono circoscritti al quadro europeo e nessuno sarà al sicuro finché tutti non avranno un vaccino.

Occorre considerare i punti caldi evidenziati nel report che si sviluppa in tre questioni fondamentali: la futura evoluzione del Covid-19, il rischio di incorrere in nuove crisi pandemiche e le raccomandazioni chiave. Per quanto riguarda l’attuale Sars-CoV-2, si evidenzia come l’eguaglianza vaccinale sia un obiettivo da raggiungere a livello globale. Ciò anche a fronte del probabile carattere endemico che il Covid potrebbe presto raggiungere, diventando un virus stagionale che potrà riproporsi in nuove varianti. La possibile endemicità del virus viene sottolineata dagli scienziati in virtù degli effetti a livello sociale e politico, che rischiano di esacerbare situazioni di crisi incipienti.

Nella seconda sezione, dedicata alle future pandemie, si riconosce la responsabilità umana nella contrazione dell’attuale virus. Questa tipologia di malattie infettive ha origine zoonotica, ovvero causata da agenti patogeni animali trasmissibili all’uomo e l’emergere di queste malattie è concomitante con lo sfruttamento ambientale.

Le raccomandazioni chiave contenute nel report rappresentano invece il punto di incontro con gli obiettivi sviluppati dalla Dichiarazione di Roma, che seguono pedissequamente le indicazioni inserite nel documento scientifico. Con l’approvazione del documento, che stabilisce la costruzione di una rete multilaterale sanitaria, si pone un nuovo approccio alla salute globale, riassumibile nel motto “One Health”.

La Dichiarazione promuove ricerca e prevenzione, da conseguire in un contesto di eguaglianza tra stati, dove nessuno viene abbandonato durante il processo di innovazione tecnologica e scientifica. Il documento non si limita al settore sanitario, considerando anche quello commerciale e sociale: un cambio di approccio significativo che sottolinea quanto la salute globale sia un elemento indispensabile e intrinseco al successo della società del XXI secolo. Del resto, la stessa Dichiarazione, oltre che il summit, esiste a seguito del generale stato di allerta rispetto allo stato di avanzamento dell’Agenda 2030. Questa, volta ad assicurare maggiore eguaglianza sociale, migliori equilibri politici e il rispetto degli ambienti naturali, ha subito un forte rallentamento con la pandemia.

In questo effetto domino, risultano vitali i principi mirati alle organizzazioni internazionali. Il documento comprende infatti due principi cardinali: il valore della supply chain e il ruolo del WTO nel permettere eguale accessibilità ai beni, assicurare l’efficacia e la tempestività dei meccanismi di finanziamento, come ad esempio l’incubatore Hera in Europa. Conferma inoltre la volontà di considerare la sospensione temporanea dei brevetti vaccinali, che verrà discussa presso il WTO nel mese di Giugno, coadiuvata dal trasferimento del know-how e dei risultati della ricerca verso i paesi imitatori, ossia quelli in via di sviluppo. Sul meccanismo di finanziamento ha avuto modo di soffermarsi anche Mario Draghi, riaffermando l’impegno di aziende e nazioni nel piano Covax, atto a fornire tempestivamente dosi vaccinali ai paesi meno sviluppati.

Di fronte a queste garanzie, prive di valore legale internazionale, un primo campo di prova per Bruxelles potrebbe essere l’incubatore Hera e i finanziamenti legati a questo, e rimane significativo che paesi come Cina, India e Stati Uniti abbiano accettato congiuntamente l’impegno multilaterale. Storicamente tra questi stati non vi è propensione alla multilateralità e alla cooperazione, per la prima volta sembra vincere la regola “salus ante omnia”, dove vince il sentimento di interdipendenza verso il prossimo, finalmente, dato il globalismo in cui viviamo.