L’esperto frena l’allarme: “La mortalità ora è bassa, molti sono asintomatici”

Il virologo, che consiglia di non abbassare la guardia, riconosce le differenze con i numeri dei mesi più terribili di diffusione del Covid: "Pochi ricoveri e terapie intensive: la maggior parte dei positivi è asintomatica o paucisintomatica"

La crescita dei contagi è evidente, eppure resta da rimarcare l’alto numero dei tamponi effettuati quotidianamente e il fatto che la maggioranza dei positivi sia asintomatica, cosa che fino ad ora ha comportato un basso numero di ricoveri e terapie intensive: a gettare acqua sul fuoco è Giorgio Palù, professore emerito dell’università degli studi di Padova nonché ex presidente della Società europea di Virologia.

“Siamo in una fase di crescita esponenziale: c’era da aspettarselo dopo l’estate con la ripresa delle attività, la riapertura delle scuole e il sovraffollamento sui mezzi di trasporto pubblici”, dichiara il virologo, come riportato da Agi. Attenzione alta ma niente allarmismi quindi, viste le cifre registrate in questa nuova fase del Covid: “Considerati i numeri ancora relativamente bassi dei ricoveri e delle terapie intensive, è evidente che la maggior parte dei positivi è asintomatica o paucisintomatica”, aggiunge ancora Palù, spiegando che l’età media dei contagiati dal virus si è abbassata. “Ma possiamo farci poco, se non educare e formare le persone a seguire tutte le misure di prevenzione che conosciamo”.

Per quanto riguarda i rischi di diffusione del Covid, di certo, al momento a destare maggiori preoccupazioni è la situazione che si registra sui mezzi pubblici.”Autobus e treni provinciali affollati di ragazzini e universitari, chi sta anche senza mascherina: non ci potevamo aspettare nulla di diverso”, puntualizza il virologo, il quale ha comunque tenuto a specificare ancora una volta che siamo ben distanti dai numeri che avevano contraddistinto le fasi più drammatiche della pandemia. “La mortalità rimane bassa”, dichiara Palù all’agenzia di stampa,”siamo nell’ordine dello 0,3-0,5 per cento e su questo bisogna fare delle valutazioni di opportunità che solo un team di esperti, fatto da virologi, economi ed esperti di finanza, può fare: convengono le chiusure oppure bisogna lavorare di più sull’educazione della popolazione?”.

Vista la crisi economica in cui è piombato il paese a seguito del lockdown, strettamente connessa a tutte le problematiche, non ancora risolte, dei ritardi nell’erogazione della Cig, la prima scelta, specie con questi numeri non allarmanti, sarebbe di certo più deleteria. Bisogna comunque evitare di prendere il problema sottogamba, dice ancora Palù in conclusione: “Il virus circola, i tamponi non ci salveranno e, nonostante tutto questo, ancora il Sud è impreparato ad affrontare un’eventuale e probabilissima escalation che potrebbe verificarsi in inverno”.