Le Regioni all’attacco. Draghi: correremo per vaccinare gli anziani

Vertice con Gelmini: ritocchi al piano. L’ira dei governatori

La botta è forte e il fatto che fosse temuta e in parte annunciata non attutisce il colpo. Il vaccino di AstraZeneca, sul quale l’Italia ha puntato gran parte delle sue carte per sconfiggere il Covid, è di nuovo nella tempesta. E il timore nel governo è che l’impatto dell’ennesima inversione di rotta si farà sentire, non solo sul calendario delle somministrazioni, quanto sulla fiducia degli italiani. «Il piano non cambia e il farmaco resta sicuro, ma certo non ci voleva», ha ammesso la ministra Mariastella Gelmini. E nella notte Roberto Speranza ha inviato ai ministeri e alle Regioni la circolare in cui si raccomanda «un uso preferenziale nelle persone di età superiore ai 60 anni», ricordando però che il vaccino Vaxzevria «è approvato a partire dai 18 anni di età».

Il nuovo cambio di fascia anagrafica costringe il governo a rimodulare in corsa una macchina organizzativa non ancora perfettamente rodata. E spinge Palazzo Chigi ad accelerare il lancio della campagna di comunicazione pensata per riconciliare i cittadini con il farmaco anglo-svedese e scongiurare defezioni a valanga. Il messaggio da dare agli italiani è che AstraZeneca «è un buon vaccino» e contribuirà a mettere in sicurezza le persone più fragili. Raccontano che Mario Draghi abbia tranquillizzato i ministri: «Questa cosa non ci danneggia, è in linea con la scelta di correre vaccinando le persone anziane».

Nel tardo pomeriggio, quando da Bruxelles arriva la notizia che l’Ema ha valutato come plausibile — in rarissimi casi — il nesso di causalità tra Astrazeneca e trombosi, il premier studia le contromosse. Si confronta con la presidente della commissione Ue Ursula von der Leyen e, sul piano interno, tiene i contatti con i ministri Speranza e Gelmini, con il commissario Figliuolo e il capo della Protezione civile Curcio, ai quali chiede di incontrare i presidenti delle Regioni. Obiettivo, rimodulare in volata una campagna vaccinale che a febbraio aveva puntato proprio su AstraZeneca per proteggere la fascia 18-55 anni, quella per cui il siero nella bufera è adesso meno raccomandato.

La seconda mossa di Palazzo Chigi è la conferenza stampa del ministro della Salute con i vertici del Cts, pensata per ribadire che «i vaccini ci sono» e assicurare che l’immunizzazione di massa andrà avanti spedita. Il traguardo delle 500 mila dosi al giorno è ancora lontano, ma il generale Figliuolo si mostra sicuro che «non ci sarà alcun impatto sul piano vaccinale». Se anche Speranza si dice «per nulla spiazzato» è perché la nuova indicazione è «perfettamente in linea con la nostra campagna di vaccinazione». Eppure i dubbi sul cambio di passo che non arriva sono ormai di dominio pubblico e questo in parte spiega la forte irritazione di Speranza al vertice di ieri con i suoi omologhi europei, anche loro furiosi con i vertici di Ema. Il ministro italiano si batte per arrivare a una decisione unitaria, ma si trova davanti al muro di Finlandia, Danimarca e Svezia, orientati a stoppare il farmaco. Anche Francia, Germania e Olanda chiedono maggiore coordinamento, ma alla fine ogni Paese decide per sé.

A sera sono i presidenti delle regioni italiane a chiedere al governo di trovare una soluzione unitaria. «Vogliamo indicazioni chiare per non procedere in ordine sparso», si fa sentire Giovanni Toti. E Luca Zaia dà voce agli interrogativi dei colleghi: «Quale medico si prenderà la responsabilità di inoculare AstraZeneca agli under 60? Avremo più vaccini, o no? E come ci regoliamo con insegnanti e categorie prioritarie under 60, diamo Pfizer?». Riunione accesa, anche perché molti presidenti diffidano delle raccomandazioni «da azzeccagarbugli» degli scienziati del Cts e temono che il governo finisca per gettare sulle loro spalle la responsabilità dello stallo.