Le proposte della Cei per la fase 2

La «ripresa» graduale delle celebrazioni aperte ai fedeli al centro del prospetto da presentare al Governo Russo: necessario definire un percorso per tornare a partecipare ai riti. Don Maffeis: la priorità dei funerali

«In vista della nuova fase che si aprirà dopo il 3 maggio, si è a lavoro a contatto con le istituzioni governative, per definire un percorso meno condizionato all’accesso e alle celebrazioni liturgiche per i fedeli». È con questa frase che si chiude la lettera che il segretario generale della Conferenza episcopale italiana (Cei), il vescovo Stefano Russo, ha inviato mercoledì a tutti i vescovi della Penisola. La Cei quindi vuole riprendere ad «abitare la Chiesa» anche come contributo alla «coesione sociale nel Paese». Le modalità sono allo studio, fermo restando i principi fondamentali, tra cui quello del rispetto delle distanze, dell’igienizzazione dei locali e dell’uso dei dispositivi di sicurezza (come le mascherine e guanti) nei casi in cui sia necessario. Così in vista della cosiddetta “fase 2”, la Cei sta approfondendo l’interlocuzione con il ministero dell’Interno e si appresta a formulare un documento di proposte in tempo utile per la ripresa. Di questo tema, insieme agli altri all’ordine del giorno, si è discusso anche nella sessione primaverile del Consiglio permanente che si riunita ieri per via telematica. Una modalità del tutto inedita che non ha precedenti e che è stata dettata dall’impossibilità dei membri del Consiglio permanente di riunirsi fisicamente a Roma, com’è consueto, nella sede di Circonvallazione Aurelia.

«Sappiamo tutti che il 4 maggio – spiega don Ivan Maffeis, sottosegretario della Cei – l’emergenza non sarà finita. Per questo chiediamo che ci venga riconosciuta la possibilità di riprendere, certamente senza sconti. Infatti desideriamo che venga data una risposta alle attese di tanta gente». L’esperienza della Settimana Santa, con un minimo di persone accanto al celebrante, resta. «Non si torna indietro anche perché abbiamo dimostrato che si può celebrare in sicurezza», precisa don Maffeis. Rimane da studiare e da concordare la possibilità di celebrare non solo “per” ma anche “con” il popolo, fatte sempre salve le disposizioni “antivirus”. Senza «attendere la scadenza del decreto» verrà avanzato «un pacchetto di proposte che tiene conto del fatto che come Chiesa mobilitiamo un numero elevato di persone e che dunque non potremo tornare subito alla vita di prima», sottolinea don Maffeis che annuncia di presentare il prospetto già forse entro questo fine settimane.

Proposte «per la ripresa delle celebrazioni e dei riti religiosi nelle chiese che sottoporremo all’attenzione del Governo e del Comitato scientifico da esso nominato», aggiunge. «Una delle cose che ci sta più a cuore – chiarisce il sottosegretario della Cei – è il congedo dei defunti. Non possiamo lasciare che un’intera generazione e i loro familiari siano privati del conforto sacramentale e degli affetti, scomparendo dalla vita, e improvvisamente diventando invisibili. Ci deve essere la possibilità di celebrare i funerali, magari solo con i familiari stretti: non possiamo non essere vicino a chi soffre. Troppe persone stanno soffrendo perché la morte di un caro oggi è come un sequestro di persona, certo motivato, ma dobbiamo farci carico di questo dolore dal punto di vista umano oltre che cristiano». E avverte: «Il nostro vuole essere un atteggiamento propositivo, mai impositivo.

Ma la comunità religiosa si chiede come possa tornare a essere attiva, nel momento in cui si riaprono anche tante altre attività legate al mondo sociale e del lavoro».

Nella lettera inviata ai vescovi italiani da Russo, il cui contenuto è stato messo in Rete sul sito della Cei, si ribadisce che fino al 3 maggio «non è prevista la chiusura delle chiese», fatta salva «una diversa decisione» da parte del vescovo locale, mentre «le celebrazioni liturgiche senza il concorso dei fedeli e limitate ai soli celebranti e agli accoliti necessari per l’officiatura del rito non rientrano nel divieto normativo » che riguarda le cerimonie religiose in genere. Quanto alla possibilità per il fedele di recarsi in chiesa per un momento di preghiera personale, si ricorda che in base alle norme governative in vigore «è possibile raggiungere il luogo di culto più vicino a casa, intendendo tale spostamento per quanto possibile nelle prossimità della propria abitazione»