Le ombre sull’Oms e i necessari passi indietro. Cosa farà Speranza?

Non possiamo permettere che l’Istituto Superiore di Sanità sia coinvolto in questo tsunami di vergogna

Fidarsi e affidarsi alle istituzioni politiche e sanitarie è diventato difficile. Le ombre sull’operato dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ente indipendente nato subito dopo la Seconda Guerra mondiale con l’obbiettivo di vigilare e coordinare le azioni a favore del benessere del mondo, sono come macigni che pesano nel processo di fiducia: indipendenza significa dire la verità soprattutto quando è scomoda, e questo è un esercizio che non va inteso contro qualcuno ma ha invece lo scopo di migliorare le azioni, qualsiasi esse siano, in campo sanitario. In questa squallida vicenda, oltre a un ex direttore del ministero della Salute e attuale codirettore aggiunto (strana carica) dell’Oms, sono stati coinvolti sia il ministro Speranza che l’Istituto superiore di sanità.

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Vorrei ricordare che Roberto Speranza è stato incaricato di guidare il dicastero della salute a settembre 2019, e dopo pochi mesi si è trovato nel vortice della pandemia del Covid-19. Conoscendolo e provando molta stima nei suoi confronti, sono sicura che alla domanda dell’esistenza di un piano pandemico i funzionari del ministero abbiano risposto positivamente, ma la recente storia parla di una lista lunghissima di vuoti organizzativi che vanno dalla mancanza di un piano pandemico aggiornato all’assenza di dispositivi di protezione, solo per fare qualche esempio. Nel 2015, Roberto Speranza nella sua coerenza si è dimise da capogruppo alla Camera del Partito democratico, partito di maggioranza, rinunciando a quella poltrona di potere perché non condivideva le politiche dell’allora presidente del Consiglio Matteo Renzi, e mi viene difficile pensare che quella coerenza sia svanita nel nulla.

 

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L’invito è quello di chiedere a quell’ex direttore di fare un passo indietro perché è necessaria la massima chiarezza da parte delle istituzioni, soprattutto ora che dovremmo mettere in campo tutta l’autorevolezza possibile per avviare la più grande operazione vaccinale dal Dopoguerra e non possiamo permettere che l’Istituto Superiore di Sanità sia minimamente coinvolto in questo tsunami di vergogna. L’ISS è percepito dall’opinione pubblica come rassicurante per il suo valore scientifico; il presidente Brusaferro ha avuto un atteggiamento impeccabile in tutti questi mesi divenendo un punto di riferimento per la nazione, e tutto questo deve essere preservato. È per questo che le istituzioni italiane, almeno per una volta, dovrebbero agire nel rimuovere tutte le ombre senza promuovere chi sbaglia, pratica spesso esercitata nel nostro paese, avviando così un modo di fare politica basata sulla capacità.

 

Rosaria Iardino
Presidente Fondazione The Bridge