Le custodi del califfato

Nel campo profughi di al Hol in Siria c’è una parte per le straniere dello Stato islamico, piena di fanatiche che ancora sperano che tornerà il terrore e brutalizzano le altre. C'è anche un’italiana che non sa se vuole tornare. Circa settemila persone provenienti da quasi ogni parte del mondo. Poco prima avevamo parlato con una turca e poi con una russa e avevamo girato fra le tende spargendo la voce che eravamo interessati a parlare alla donna italiana. I bambini fuori dalle tende sono omertosi: ti squadrano, fanno finta di nulla, negano di parlare qualsiasi lingua ma lo fanno perché le madri gli hanno insegnato a non dare alcuna informazione. La voce però l’hanno fatta circolare, perché l’italiana decide di farsi viva. Non vuole rivelare il nome, ma da quello che dice si capisce chi è: Alice Brignoli, 42 anni, di Lecco, quattro figli, sposata con un marocchino di 34 anni, partita per unirsi allo Stato islamico nel 2015.

Dal nostro inviato in Siria. “Siete voi gli italiani?”. La donna è piccoletta e ci raggiunge quando ormai siamo quasi arrivati alla porta di uscita nel reticolato. Ha il volto coperto per intero dal niqab nero, non vuole dire il suo nome, quando parla con accento del nord ogni tanto mescola parole di arabo e di inglese perché la lingua italiana le è rimasta dentro ma fa qualche sforzo per uscire da sotto gli strati delle cose che le sono successe. A volte dice na’m che in arabo vuol dire sì, a volte dice yes. Siamo dentro al cosiddetto Annex, un sottocampo aggiunto al campo profughi di al Hol in Siria – che si trova nel nord del paese vicino al confine con l’Iraq. I curdi hanno messo nell’Annex le donne straniere dello Stato islamico e i loro figli. Circa settemila persone provenienti da quasi ogni parte del mondo. Poco prima avevamo parlato con una turca e poi con una russa e avevamo girato fra le tende spargendo la voce che eravamo interessati a parlare alla donna italiana. I bambini fuori dalle tende sono omertosi: ti squadrano, fanno finta di nulla, negano di parlare qualsiasi lingua ma lo fanno perché le madri gli hanno insegnato a non dare alcuna informazione. La voce però l’hanno fatta circolare, perché l’italiana decide di farsi viva.

Non vuole rivelare il nome, ma da quello che dice si capisce chi è: Alice Brignoli, 42 anni, di Lecco, quattro figli, sposata con un marocchino di 34 anni, partita per unirsi allo Stato islamico nel 2015. Ha la voce roca, chiediamo se sta bene, chiediamo come stanno i figli, se ha bisogno di aiuto. Dice di sì, però lo dice con un tono che significa: è possibile stare bene in questo posto? E’ chiaro che i quattro bambini – il più grande ha 11 anni, l’ultimo un paio – vanno tirati fuori da lì il prima possibile. Tutto attorno l’Annex è un film dell’orrore. Fanno sei gradi sottozero, gli stivali rompono grosse croste di ghiaccio dove di solito ci sono pozzanghere, in giro c’è soltanto terra battuta, d’estate dev’essere polveroso e per molte settimane dell’anno c’è fango. Oggi è tutto gelato. Siete fortunati, dicono le guardie curde, così non riescono a staccare le pietre da terra per tirarvele contro.