Le braccia di Maria verso la destinazione del Cielo

La Cappella Cerasi, la più celebre all’interno della chiesa agostiniana di Santa Maria del Popolo a Roma, è detta anche “dell’Assunta” o “dei Santi Pietro e Paolo” in virtù della forza espressiva delle opere d’arte qui racchiuse: conversione, martirio e l'omaggio alla Vergine. È il fondamento della dottrina cristiana. L'Assunta in Cielo del Carracci, spalanca le braccia, dimostrando il desiderio di raggiungere rapidamente la destinazione verso la quale è diretta. L’impeto dello slancio sembra proiettarla nello spazio reale, dal quale i fedeli osservano la scena. Il vero del Carracci si misura col naturalismo del Caravaggio.

Allora Maria disse: “L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore” Lc 1, 46- 47

La Cappella Cerasi, la più celebre all’interno della chiesa agostiniana di Santa Maria del Popolo a Roma, è detta anche “dell’Assunta” o “dei Santi Pietro e Paolo” in virtù della forza espressiva delle opere d’arte qui racchiuse, così potente da originare una sorta di sineddoche artistica dove una parte – i dipinti in questo caso – sta a indicare il tutto.  Del resto, quando nel 1600 Tiberio Cerasi, tesoriere della Reverenda Camera Apostolica durante il papato di Clemente VIII, acquisì lo spazio sacro per farne il luogo della sua sepoltura, la realizzazione del programma iconografico, già di per sé eloquente, fu affidata ai due pittori più richiesti, in quegli anni, nell’agone delle committenze romane: Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio, cui vennero affidate le tele laterali, e il più anziano Annibale Carracci.

E se le figure caravaggesche dei Principi degli Apostoli rimandavano a concetti fondanti la dottrina cristiana – la conversione e il martirio – la pala d’altare con l’Assunzione della Vergine del Carracci era, ed è, un omaggio alla titolare della basilica.

Per il bolognese il tema non era nuovo: l’Assunta era stata oggetto del suo studio e della sua attenzione in opere oggi disseminate sul territorio museale europeo, tra Dresda, Madrid e Bologna. Le versioni precedenti la pala romana, dimostrano tutto il fascino e l’influenza che la pittura veneta e i suoi colori avevano esercitato sul maestro che aveva ripetuto, in quei casi, la medesima impostazione classica della scena dove, tra l’affollata dimensione terrena del sepolcro vuoto e quella divina del cielo, si consumava il miracolo del transito di Maria.

A Roma i tre livelli s’intersecano tra loro, generando una composizione più unitaria il cui ritmo, fortemente accelerato, crea una maggiore drammaticità, accentuata dai colori squillanti delle vesti dei personaggi rappresentati. Tutto si svolge in primo piano: la Vergine, al cospetto della schiera dei discepoli riuniti attorno alla tomba, si libra nel cielo, accompagnata da cherubini festanti che ne sostengono fisicamente il volo, sospingendola verso l’alto.

Spalanca le braccia, dimostrando il desiderio di raggiungere rapidamente la destinazione verso la quale è diretta, che anche il Suo dolcissimo, e concentrato, sguardo anela. L’impeto dello slancio sembra proiettarla nello spazio reale, dal quale i fedeli osservano la scena. Così facendo il pittore li rende partecipi dell’evento miracoloso, al pari degli apostoli che occupano tutta la superficie dipinta, il cui stupore si misura soprattutto dai gesti delle loro mani, ritratte in diverse e studiate posizioni scorciate.

L’accentuato dinamismo, la meraviglia espressa dalle posture e dai visi degli apostoli, la loro scultorea fisicità conferisce concretezza alla scena. Il vero, per quanto idealizzato, è ispiratore anche della pittura del Carracci che qui si confronta col naturalismo del Caravaggio: i due sono uomini, prima ancora che artisti, diametralmente opposti, tra i quali, però, lo sappiamo, correva reciproca stima.

Il Pietro caravaggesco che viene issato sulla croce volge lo sguardo verso l’Assunta mentre Paolo, o meglio Saulo, caduto da cavallo spalanca le braccia in un gesto simile al Suo. Pietro e Paolo sono i discepoli che Carracci volle in primissimo piano a contemplare l’Assunzione di Maria rendendo loro, e noi, testimoni del compiersi della promessa di vita eterna dopo un’esistenza trascorsa nella sequela di Cristo.