Le apparizioni delle Ghiaie: “come poteva la veggente conoscere i piani di Hitler?”

Il vescovo Bonicelli e un collaboratore del Beato Schuster: prove da rivalutare

La Madonna ha parlato in bergamasco? «Sì, e gran bene». Monsignor Gaetano Bonicelli, 94 anni, scalvino di Vilminore (Bergamo), già arcivescovo di Siena, sorride con pacatezza, mentre un lampo gli attraversa gli occhi azzurri. «Lei comunica in tutte le lingue del mondo. Adelaide sapeva solo il dialetto e in un messaggio la Madonna dice perfino che il suo amore di madre celeste la «inturcerà», per dire che la abbraccerà, la avvilupperà.

Monsignor Gaetano Bonicelli
Un modo di dire preciso. Per tutta la vita, la veggente poi non ha mai più parlato con nessuno di questi fatti. Questo suo silenzio è la prova più grande di quanto accaduto». Già, le prove. Dopo 75 anni si parla ancora di quelle, per gli eventi straordinari del 1944, le apparizioni — 13 in tutto, dal 13 al 31 maggio — della Madonna delle Ghiaie di Bonate (Bergamo) alla piccola Adelaide Roncalli (una lontanissima parentela con la famiglia di papa Giovanni), 7 anni appena, vissuti in una semplicità contadina. E che nulla, nella sua innocenza, poteva sapere di «certi peccati». «Come avrebbe potuto una bambina sapere queste cose?», irrompe don Giorgio Colombo, «eppure lei, il 28 maggio, giorno di Pentecoste del 1944, rivelò al mondo quello che nessuno poteva sapere e cioè il piano di Hitler per deportare papa Pacelli in Germania. La Madonna chiese ad Adelaide di pregare per il Santo Padre. «Molti attentano alla sua vita, ma lui — le svelò la vergine — non uscirà dal Vaticano». Da storiografo appassionato, don Colombo, cappellano all’ospedale Buzzi di Milano, 98 anni e una memoria inscalfibile, incastona il momento storico delle apparizioni, in piena guerra, riferendole ad ambiti meno localistici. Roma, appunto, dove solo a distanza di anni si seppe del pericolo di rapimento di Pio XII, e Milano, soprattutto, dove dal ’29 al ’54 fu arcivescovo il cardinale, proclamato poi beato, Alfredo Schuster, che, dopo averlo ordinato sacerdote, affidò a don Giorgio importanti incarichi educativi. Adelaide, sotto falso nome, fu una sua allieva nella scuola «San Carlo Borromeo» di Milano da cui uscì col diploma di infermiera.

Don Giorgio Colombo
«La devozione di Schuster per la Madunina del Duomo era totale — rimarca don Colombo —. Fu lui a farla laminare d’oro e a scoprirla dal manto grigio-verde il 6 maggio del ’45, a guerra finita, proclamandola “Liberatrice del suo popolo”». Un popolo meneghino che, sotto i bombardamenti, era sfollato verso le diocesi vicine, tra cui Bergamo. «Molti di quanti accorsero alle apparizioni di Bonate erano senz’altro milanesi. Ritengo che le coincidenze della Liberazione di Roma e gli accadimenti delle Ghiaie non siano state casuali, ma parte di un disegno superiore. Schuster credeva all’apparizione. Al contrario del vescovo di Bergamo, consentì ai sacerdoti ambrosiani di presenziare alle Ghiaie. Mostrò un interesse vivo, informandosi da padre Agostino Gemelli degli esiti dell’interrogatorio psicologico che Adelaide sostenne con lui per 4 giorni. Non solo, ma il cardinale incaricò segretamente il bergamasco Fra Cecilio Cortinovis di incontrare la veggente e di riferirgli l’esito. E sulla sincerità della piccola il Cappuccino non ebbe dubbi». «Così come non li ebbe un capitano di armata inglese che, travestitosi da prete, cercò di capirne di più, avvicinando la piccola — gli fa eco monsignor Bonicelli —. Assolutamente convinto dell’autenticità delle apparizioni mariane, dopo che le ebbe parlato, diede disposizione che Bergamo fosse risparmiata dai bombardamenti, contro il parere degli altri generali d’armata. E così la città fu preservata».

In un’epoca dove gli unici mezzi social erano le piazze e il passa parola, le apparizioni calamitarono folle oceaniche. Cronache dell’epoca riferirono di 500 mila presenti all’ultima apparizione, con un moto di fede verso la piccola Adelaide e i luoghi, esploso in tempi successivi, che non potè essere ignorato dalla Curia orobica. La veggente, rinchiusa nel collegio delle suore Orsoline a Bergamo e tenuta lontano dalla famiglia, secondo diverse testimonianze, ricevette pressioni da don Luigi Cortesi, professore del Seminario che, da avvocato del diavolo, la indusse a ritrattare. «Stavo subendo violenze psicologiche» ammetterà Adelaide su cui la personale santa inquisizione di don Cortesi continuò finché il vescovo Bernareggi gli vietò di avvicinare la bambina. Nel ’48, quattro anni dopo la prima apparizione, è lo stesso vescovo di Bergamo a dichiarare il «non constat» che, tradotto, significava l’impossibilità di pronunciarsi in modo affermativo per la mancanza di prove certe.

«Non avendola negata né affermata totalmente, fu una presa di posizione personale e controcorrente che diede un’apertura», spiega la studiosa Lucia Amour, medico torinese, «perché tutta la diocesi di Bergamo voleva affermare il “consta che non”, ovvero negare tutto». «Bernareggi ci credeva, io ho parlato con il suo segretario che lo ha confermato — dice monsignor Bonicelli —. Non c’è bisogno che la Chiesa riconosca degli eventi di fede che la gente, con il cuore, riconosce da sé. Certo l’approvazione dell’apparizione ha un suo significato, ma quello che conta è il popolo di Dio.Tralasciando per un attimo che la vergine sia apparsa, questa devozione è la prova vivente che la Madonna è lì». Dai pellegrinaggi alla cappelletta la devozione delle Ghiaie si espande, fortificata, se così si può dire da 300 guarigioni, di cui 80 prodigiose tra cui, come rimarca Adalberto Morzenti, grande cultore della Madonna delle Ghiaie, quella di don Ettore Bonaldi, missionario scalvino, guarito da una leucemia mieloide acuta. «Ma forse è mancato qualcuno che, queste guarigioni, le abbia enunciate con studi approfonditi», incalza monsignor Bonicelli. Altri fenomeni furono raccontati, invece, da decine di migliaia di persone. Come il prodigio cosmico che si ripetè per ben 6 volte del sole che girava su se stesso facendo un movimento anomalo, in senso verticale e orizzontale cambiando colore, che fu osservato durante i giorni dell’apparizione e nei tempi successivi.

«E anche il papà dell’attuale vescovo di Bergamo, Beschi, lo vide», rintuzza Bonicelli. «Io credo che il grosso problema sia nella revisione del materiale che da Bergamo è stato mandato a Roma — prosegue —, basta dire Roma e figuriamoci che fine possa aver fatto. Bisogna trovare il modo per forzare le cose e revisionare la documentazione». Monsignor Beschi ha autorizzato a febbraio il culto alle Ghiaie di Maria Regina della Famiglia: «Per arrivare a questo passo qualcuno ha pestato i piedi. È questo incessante visibilio di gente che deve portare a un chiarimento di un passato che presenta grosse lacune. Dove sono andate a finire certe documentazioni? Beschi dice di non aver più alcun documento». Monsignor Bonicelli si appella a papa Francesco: «Se potessi gli direi questo: così come un vescovo polacco con Medjugorje, un vescovo francese che segue Lourdes, papa Francesco ne incarichi uno che possa approfondire la questione e dica: tirate fuori tutte le carte! Bisogna decidersi e muoversi. Finalmente».