Lasciate stare i vecchi

Perché l’isolamento di una fetta della popolazione, anche se fosse attuabile, non è razionalmente sostenibile. Molto meglio, invece, la riduzione strategica dei contatti per tutti (bolla sociale), il tracciamento, l’isolamento dei positivi, le zone rosse e quelle misure che hanno già dimostrato di funzionare, ove siano state applicate davvero; anche se, al momento, tutte queste misure sembrano tardive, e probabilmente saremo costretti a pagare gli errori commessi almeno per qualche settimana.

I pericoli della medicina difensiva nel creare potenziali fratture sociali non devono essere sottovalutati. L’ultimo esempio ci deriva dalla proposta di “isolamento selettivo” avanzata per la popolazione più anziana, diciamo per convenzione da 70 anni in su. Intendiamoci bene: parlare di “isolamento selettivo” è cosa ben diversa da voler attuare delle misure di protezione nei confronti di chi rischia di più. Isolamento significa una cosa precisa: significa, in sostanza, rescissione dei contatti sociali, attuabile in pratica attraverso il contenimento in spazi non frequentati da altri e quindi con limitazioni forti di movimento per chi vive in zone non isolate.

Protezione, invece, significa semplicemente adottare cautele ulteriori – come, per esempio, fornitura e miglior utilizzo di mascherine Ffp2, controllo diagnostico frequente ed efficiente di chi entra in contatto con gli anziani, restringimento dell’eterogeneità dei contatti fra anziano e fornitori di beni e servizi (cioè fare in modo che l’anziano frequenti sempre gli stessi fornitori e assistenti ove necessari), fasce orarie protette per determinate attività in modo da diminuire il traffico di persone intorno agli anziani e così via.

Qui cercherò di discutere alcuni dei punti che ritengo importanti del perché l’isolamento di una fetta della popolazione, anche se fosse concretamente attuabile – e non lo è – non sembra razionalmente sostenibile. Cominciamo dal primo punto: l’effetto sugli ospedali. Se anche gli ultrasettantenni costituissero una fascia ampia degli ospedalizzati (diciamo il 50 per cento), sottrarre al virus il 20-30 per cento della popolazione suscettibile attraverso un efficientissimo isolamento significherebbe al massimo ritardare di un periodo di raddoppio il riempimento degli ospedali, perché i milioni di cittadini suscettibili e non isolati basterebbero abbondantemente a raggiungere la soglia di saturazione del sistema sanitario.

Consideriamo un secondo punto: se anche tenessimo a tempo indefinito una fascia ampia di popolazione in isolamento, la circolazione del virus nel resto della popolazione continuerebbe, e sappiamo che comunque non cesserebbe. Questo significa che, al rilascio dell’isolamento selettivo, avremmo improvvisamente un riempimento del serbatoio dei suscettibili, e quindi una nuova ondata epidemica, che peraltro colpirebbe selettivamente proprio i più anziani che vivano in comunità – vanificando lo sforzo di protezione che vorrebbe essere la giustificazione etica dell’isolamento stesso. Ciò non avviene se, invece, si controlla in maniera omogenea la diffusione del virus nell’intera società, rallentando e appiattendo la curva epidemica.

Guardiamo poi alla graduatoria dei fattori di rischio. I morti per Covid-19 con più di 70 anni, dagli ultimi dati Iss, sono circa l’85 per cento; coloro che avevano una condizione clinica preesistente, sullo stesso campione, risultano oltre il 96 per cento. A questo punto, una condizione clinica pre-esistente costituisce su questo campione un fattore di rischio maggiore dell’essere ultrasettantenne, anche considerando l’ampia sovrapposizione tra queste due categorie; per coerenza, quindi, dovremmo “isolare selettivamente” coloro che hanno una qualunque delle patologie che aumentano il rischio di morte per Covid-19, se ragioniamo in termini di “medicina difensiva”.

Anche senza considerare condizioni normalmente associate a malattia, gli obesi hanno un rischio di morte per Covid-19 che va dal 40 al 90 per cento in più, e considerando che l’obesità incide in Italia massimamente tra i 55 e i 75 anni, dovremmo isolare questa fascia di età, ragionando sempre con il criterio di “proteggere dal rischio”. Allo stesso modo, sempre ragionando con il criterio delle categorie di rischio, dovremmo tutelare gli uomini rispetto alle donne, visto che il sesso rappresenta un fattore importante nel rischio di sintomatologia più grave e di morte per Covid-19.

Per ognuna delle categorie indicate, potremmo fare gli stessi calcoli fatti recentemente da Ispi, vedere di quanto si abbassa la mortalità generale prevista con un “isolamento selettivo” e procedere di conseguenza, riducendo la nostra società a una serie di scatole in “isolamento selettivo” e colpendo questo o quell’insieme di persone. Molto meglio, invece, la riduzione strategica dei contatti per tutti (bolla sociale), il tracciamento, l’isolamento dei positivi, le zone rosse e quelle misure che hanno già dimostrato di funzionare, ove siano state applicate davvero; anche se, al momento, tutte queste misure sembrano tardive, e probabilmente saremo costretti a pagare gli errori commessi almeno per qualche settimana.