L’annuncio dall’America, ucciso il figlio di Bin Laden «Noi parte dell’operazione»

Hamza aveva più volte minacciato di attaccare gli Stati Uniti. Mesi per verificare la morte, mistero sulla data e sul luogo

Il «principe ereditario» è morto. A dare la notizia del decesso di Hamza bin Laden, il figlio prediletto del defunto capo di Al Qaeda, è stata ieri in serata, ora italiana, l’emittente Usa Nbc che ha citato tre fonti ufficiali. Successivamente il New York Times ha specificato come gli Stati Uniti abbiano avuto «un ruolo nella sua uccisione» e come questa sia avvenuta «durante l’amministrazione Trump», ma che ci sia voluto tempo per la conferma. Nessun dettaglio però è stato fornito sul luogo e sulla data esatta dell’operazione.

In marzo il dipartimento di Stato aveva messo sulla testa di Hamza una taglia da un milione di dollari (quella sul leader in carica al Zawahiri è di 25 milioni), mossa cui era seguita la revoca della cittadinanza da parte dell’Arabia Saudita che lo aveva definito «una delle figure di spicco dell’organizzazione terroristica».

Sul reale ruolo di Hamza all’interno della gerarchia jihadista è sempre stata espressa prudenza dagli analisti. «Se confermato il suo decesso metterebbe a rischio notevolmente i piani di Al Qaeda», ha commentato Ali Soufan, ex agente Fbi impegnato per anni nella caccia ai seguaci di Osama e poi diventato direttore di un noto think tank anti terrorismo.

L’attenzione sul «principe ereditario» sale parecchio a partire dal 2016 dopo che in rete vengono diffusi messaggi a lui attribuiti in cui in cui invita i seguaci di Al Qaeda ad attaccare gli Usa e i suoi alleati occidentali per vendicare la morte del padre.

Di lui, nato nel 1989, si sa ben poco. Quando Osama si sposta in Afghanistan nel 1996 e dichiara guerra agli Usa, resta col padre. All’età di soli sette anni appare in video per la prima volta, in tuta mimetica e turbante bianco seduto al suo fianco. Figlio di Khairiah Sabar, una delle tre mogli di Bin Laden, è l’unico che risulta «scomparso» dopo l’incursione dei Navy Seal ad Abbottabad. Poi, dopo che nel 2017 la Cia desecreta i file rinvenuti nel covo, appare al mondo con il suo volto più da adulto, ritratto dieci anni fa durante il suo matrimonio in Iran, dove parte della famiglia si era rifugiata. Sposa la figlia di Mohammed Al Masri, un leader anziano di Al Qaeda. In un altro frammento del filmato compare anche Mohammed Islambouli, altro leader anziano di Al Qaeda. Tutto lascia pensare davvero che sia il prediletto. Durante la sua permanenza in Iran Hamza scrive numerosi messaggi al padre. Tra questi uno che recita: «Mio adorato padre, sono stato separato da te che non avevo nemmeno 13 anni, ora sono diventato un uomo», scrive il giovane nel 2009, due anni prima della morte del padre, quasi a voler chiedere la sua investitura. Ma Hamza dovrà aspettare fino al 2015 quando diventa di fatto l’erede al trono di Al Qaeda, in attesa di succedere all’anziano Al Zawahiri, con la missione di dare nuova linfa al gruppo messo in ombra dall’Isis.

Per l’intelligence, in questi anni si sarebbe nascosto tra Afghanistan e Pakistan. Per il dipartimento Usa avrebbe sposato in seconde nozze la figlia di Mohammed Atta, l’egiziano a capo del commando dell’11 settembre. Ma anche su questo il dubbio resta, in quanto non è confermato che Atta abbia avuto figlie. L’ennesimo di una lunga catena di misteri. Fino alla sua morte, da principe mai diventato re.