«L’Amazzonia non è dell’umanità» L’affondo di Bolsonaro all’Onu

Platea dell’Assemblea generale incredula davanti al presidente brasiliano: «Foresta intatta»

«L’Amazzonia non è patrimonio dell’umanità, e nemmeno il polmone del mondo. Tutte frottole. Tra l’altro è «praticamente intatta», e sarebbe meglio smettere di credere ai media. Venite a vedere con i vostri occhi!». Ha perso tempo chi aveva consigliato a Jair Bolsonaro moderazione nel suo primo discorso davanti a una platea internazionale. Il leader di estrema destra ha approfittato del palco all’Onu — dove dal 1947 per tradizione il Brasile apre l’Assemblea Generale — per ribadire la sua verità sui recenti allarmi nella grande foresta (aumento degli incendi e avanzata della deforestazione), in un discorso aggressivo e ideologico. Senza dimenticare i consueti elogi alla dittatura militare, e ai magistrati che lo aiutano a combattere il socialismo (in riferimento alle condanne di Lula).

Ma è sul tema Amazzonia che le parole di Bolsonaro sono state accolte da un silenzio incredulo e qualche sguardo rassegnato, come quello colto dalle telecamere sul volto di Angela Merkel. «Questo o quel Paese che invece di aiutare ha creduto alle bugie dei media si è comportato con spirito colonialista. Sì è messa in discussione la nostra sovranità, la cosa più sacra che abbiamo, si è arrivati all’assurdo di proporre sanzioni al Brasile». Bolsonaro parla, senza citarlo, del francese Macron, mentre nomina ed elogia Donald Trump.

L’Amazzonia non è del mondo ma nostra, spiega Bolsonaro, e gli indios non sono rappresentati da quei pochi soggetti «manipolati dai governi stranieri nella guerra per far avanzare i propri interessi sulla foresta». Il presidente brasiliano cita l’anziano capotribù Raoni (candidato al Nobel della pace, 50 anni di lotte per salvare il suo popolo) e gli contrappone la giovane Ysani Kalapalo, una ragazza india seduta nella platea al fianco di sua moglie Michelle. Dice Bolsonaro che Ysani — la quale ha sostenuto con lui che gli incendi non sono altro che fake news — è il simbolo degli abitanti dell’Amazzonia che vogliono sviluppo e progresso, lo sfruttamento delle enormi ricchezze minerarie e non hanno voglia di essere trattati «come fanno le Ong, cioè come uomini delle caverne». Il Brasile ha oggi il 14 per cento del suo territorio assegnato agli indios, e non abbiamo alcuna intenzione di aumentare queste aree «come vorrebbero alcuni capi di Stato stranieri». Appena l’8 per cento del territorio brasiliano è destinato alla produzione agricola, protesta Bolsonaro, contro il 50 per cento e più di Francia e Germania. Nessun altro Paese del mondo ha il 61 per cento del proprio territorio preservato.

Questo o quel Paese che ha creduto alle bugie dei media si è comportato con spirito colonialista

Si è messa in dubbio la nostra sovranità

Il resto del discorso Bolsonaro l’ha dedicato alle proprie ossessioni ideologiche, dalla lotta all’ormai quasi estinto Foro di San Paolo (alleanza dei partiti di sinistra latinoamericani), il quale vuole impiantare dittature comuniste come a Cuba e in Venezuela; all’ideologia marxista che si è infiltrata nelle scuole e «vuole distruggere l’innocenza dei nostri bambini, pervertendo la loro identità più basica ed elementare, quella biologica». Ha ricordato che un militante di sinistra ha tentato di ammazzarlo con una coltellata, alla quale è sopravvissuto solo grazie a un miracolo di Dio. E l’Onu? Non dovrebbe restare a guardare ma aiutare a sconfiggere questo ambiente materialista e ideologico. Fine del discorso, decine di migliaia di tweet dal Brasile (che vergogna, che autogol!, quasi tutti) e la parola passa all’amico Trump.

Il Brasile ha oggi il 14% del suo territorio assegnato agli indios e non abbiamo alcuna intenzione di aumentare queste aree

Appena l’8% del territorio brasiliano è destinato alla produzione agricola contro il 50% e più di Francia e Germania