L’allarme degli scienziati sul vaccino russo: “Rischia di fare più vittime del Covid”

La lettera aperta firmata da 38 ricercatori, guidati dall'italiano Enrico Bucci, solleva più di una perplessità sui risultati delle sperimentazioni dello Sputnik: "Studio approssimativo, sembra un copia e incolla". Ma continua a essere somministrato

Che due persone nel sangue abbiano lo stesso identico numero di anticorpi è molto strano. Che la coincidenza si ripeta per ben tredici volte, tra i 76 volontari che hanno ricevuto il vaccino russo contro il coronavirus, è “estremamente improbabile”. Ma solo per non voler usare la parola impossibile. Enrico Bucci, biochimico italiano che insegna alla Temple University di Philadelphia, lo ha scritto insieme a un gruppo di colleghi in una lettera aperta alla rivista The Lancet, che il 4 settembre aveva pubblicato i risultati della sperimentazione del vaccino russo prodotto alla velocità della luce e battezzato Sputnik. In diverse figure dello studio, che riportano la quantità di vari tipi di anticorpi contro il coronavirus sviluppati dai volontari vaccinati, compaiono le coincidenze sospette.

“In alcuni casi – spiega Bucci – gli stessi numeri di anticorpi compaiono in gruppi di volontari sottoposti a formulazioni diverse del vaccino”. Lo Sputnik usa infatti due tipi di virus per infettare le nostre cellule e indurle a produrre la proteina spike del coronavirus che funge da antigene e stimola il sistema immunitario. I due virus nel vaccino russo possono essere somministrati separatamente o miscelati, in forma normale o liofilizzata. Nelle figure su Lancet gruppi che hanno ricevuto vaccini diversi mostrano risultati identici. “La probabilità che questo avvenga è di uno su mille”, stima Bucci. Il fatto che i dati uguali siano ripetuti più di dieci volte è una sfida alla statistica. “In altre figure le cifre identiche si riferiscono a tipi di anticorpi diversi. Ci sono volontari che hanno la quantità di linfociti Cd4 positivi identica alla quantità di linfociti Cd8 positivi di altri volontari. Questo è semplicemente impossibile. Alcuni colleghi hanno espressamente usato la parola truffa. Noi a Lancet abbiamo scritto che ci piacerebbe accedere ai dati originali della sperimentazione”.

La rivista scientifica ha promesso che pubblicherà la lettera, per ora consultabile sul sito “Cattivi Scienziati”. Ma ancora non lo ha fatto. Nel frattempo i 15 firmatari originari sono diventati 38, tutti scienziati, molti di loro italiani, preoccupati soprattutto che lo Sputnik inizi a essere somministrato senza essere prima testato. Eventuali effetti collaterali potrebbero presentarsi quando ormai la campagna di immunizzazione in Russia è partita lancia in resta. “Non parliamo di preoccupazioni futili”, precisa Bucci. “Un vaccino con degli effetti collaterali importanti può fare più vittime del Covid”.

Lancet ha promesso che avrebbe trasmesso i sospetti di quello che sembra tanto un copia e incolla al Centro di ricerca nazionale per l’epidemiologia e la microbiologia Gamaleya di Mosca, dove il vaccino è stato prodotto. “I nostri dati sono corretti” si sono limitati a replicare i vertici dell’istituto, che ha tra l’altro prodotto il vaccino per la polio, e che gode di un grosso credito. Il primo autore dell’articolo su Lancet, Denis Logunov, intervistato dal sito di notizie russo Meduza, ha negato ogni errore. “I dati sono quelli che appaiono” ha ribadito. “Alle agenzie di stampa – racconta Bucci – ha dichiarato che non deve rendere conto del suo lavoro a degli scienziati italiani. Fra i firmatari, in realtà, ci sono colleghi delle più importanti istituzioni del mondo”.

Gli scienziati scettici non si spingono ad accusare apertamente i colleghi russi di aver accelerato i tempi della sperimentazione con una buona dose di copia e incolla. Fanno semplicemente notare che le pubblicazioni dei test sugli altri vaccini, come ad esempio quello di Oxford, permettevano a chi fosse interessato di accedere a oltre cento pagine di dati originali. Per lo Sputnik invece i numeri erano riportati solo nei grafici, senza fonti cui attingere per i controlli. “Per ogni pubblicazione importante – racconta Bucci – gli autori mettono a disposizione tutti i loro numeri, apertamente. Solo per questioni delicate o di privacy chiedono di essere contattati privatamente”.

Il presidente russo Vladimir Putin nel frattempo ha annunciato che le autorità di controllo hanno approvato il vaccino Sputnik, primo al mondo contro il coronavirus. Le somministrazioni sono già iniziate. Ma oltre al Gamaleya di Mosca, la lettera degli scienziati scettici è un atto di accusa contro la rivista che avrebbe pubblicato quei numeri senza il necessario controllo. Già a giugno Lancet aveva dovuto ritrattare un articolo sulla clorochina perché i dati originali, forniti da una misteriosa ditta privata chiamata Surgisphere, non risultavano reperibili.

“Oggi, oltre ai numeri ripetuti, l’articolo parla di uno studio di fase due, quando la piccola cerchia di volontari coinvolti, 76 in tutto, è valida al massimo per una fase uno” prosegue lo scienziato italiano. Le fasi due delle sperimentazioni in genere coinvolgono diverse migliaia di volontari. “Non dimentichiamoci che la stessa rivista nel ’98 pubblicò lo studio falso di Andrew Wakefield sul legame fra alcuni vaccini e autismo, e impiegò più o meno dieci anni per ritrattarlo”.