La via di Draghi per evitare il lockdown passa dalle mini zone rosse

La conferma del sistema dei colori impone automatismi per evitare i capricci delle regioni. I grafici di Speranza annunciano il picco della variante inglese a metà marzo. Il maggior potere ai sindaci e il giallo delle dimissioni sospese di Miozzo da capo del Cts

Ametà pomeriggio Agostino Miozzo tira un mezzo sospiro di sollievo. “Se si confermerà questo cambio di atteggiamento, avremo già fatto un bel passo avanti”. Perché in effetti Roberto Speranza ha da poco annunciato la firma delle ordinanze con cui dispone l’ingresso in zona arancione di Campania, Emilia e Molise (che s’aggiungono a Toscana, Liguria, Abruzzo e Trentino), e nessuno ha aizzato la solita cagnara di contestazioni e prese di distanza. E così il dottore padovano, che all’insediamento del nuovo governo ha rassegnato le sue dimissioni da capo del Cts nelle mani del ministro della Salute (in un gesto di garbo istituzionale non privo di qualche cenno polemico) senza ricevere ancora alcun riscontro, prova a sorridere: “Speriamo che Mario Draghi porti ad adottare un nuovo metodo: più serenità e meno esternazioni pubbliche”.

Non c’è da giurarci, in verità. E non solo perché la generale disattenzione rispetto al nuovo progredire dell’epidemia è legata, più che altro, al fatto che tutti i leader di partito sono affaccendati nelle trattative intorno ai posti di sottogoverno che verranno distribuiti all’inizio della prossima settimana. Il problema, in verità, è che al ministero della Salute vivono già i timori tipici delle vigilie più indicibili. Per gli indici di trasmissione del contagio, certo, che segnano un Rt di 0,99 a livello nazionale e che vedono ben cinque regioni gialle ma comunque a un passo dalla soglia critica (Marche, Lombardia, Puglia, Piemonte e Lazio); ma soprattutto per ciò che in quegli indici può essere riscontrato solo in parte, e cioè l’incidenza delle varianti.

E’ questo, infatti, lo spauracchio più vero, immortalato in alcuni grafici che i tecnici della Salute hanno mostrato a Speranza e che, attraverso delle proiezioni matematiche, prospettano un picco dei contagi – a causa soprattutto della variante inglese, che riguarderebbe quasi un terzo dei casi totali – intorno a metà marzo. E dunque la paura è che un aumento incontrollato della diffusione delle varianti, fino al 38 per cento più contagiose rispetto al Covid-19 circolato finora, comporti non solo una rinnovata sofferenza degli ospedali, ma anche la messa a rischio dell’efficacia dei vaccini. Anche per questo bisognerebbe correre con la campagna di profilassi. “Ma se non risolve il problema di approvvigionamento, che è un problema quanto meno europeo – spiegava mercoledì Speranza ai senatori che, durante il dibattito sulla fiducia lo interpellavano curiosi – noi possiamo inventarci ben poco”.

E in effetti, in attesa che le nuove forniture di vaccini arrivino a imporre un deciso cambio di passo nella macchina organizzativa messa in piedi da Domenico Arcuri, non sembra che ci sia da attendersi grossi stravolgimenti, da parte di Draghi. Il sistema delle colorazioni delle regioni verrà mantenuto. Semmai, bisognerà trovare – questa è l’indicazione condivisa da Draghi coi suoi collaboratori, nei colloqui preliminari – un modo per rendere l’applicazione delle misure previste davvero automatica, sottraendo il meccanismo dei colori all’arbitrio e ai capricci di assessori e presidenti di regione. Dopodiché si provvederà ad affermare un principio in verità già previsto dai dpcm dell’èra Conte, e cioè che – come richiesto anche dal prof. Gianni Rezza  – si possa procedere con celerità alla creazione di zone rosse locali, su scala comunale, per isolare in modo tempestivo i focolai di variante inglese che dovessero accendersi. All’inizio, il più scettico sul punto era proprio Speranza. Temeva che sdoganando i lockdown su misura, si sarebbe finiti nel rodeo dello scaricabarile tra sindaci e governatori, su su fino al ministero. Ora però lo scenario si è capovolto: attendere troppo può significare intervenire a livello regionale quando gli eventi sono già precipitati. Lunedì, nel Cdm che dovrebbe ratificare la nomina dei nuovi sottosegretari, si capirà anche come agire.