La svolta del Papa: i reati dei cardinali giudicati dai laici in Tribunale

Il Motu Proprio di Francesco: «Basta privilegi», anche vescovi e cardinali a processo ordinario e non più giudicati solo da altri porporati

Con una lettera in forma di «Motu Proprio», ovvero immediatamente valida, Papa Francesco ha stabilito che anche cardinali e vescovi, come tutti gli altri, potranno finire a processo ed essere giudicati dal Tribunale ordinario del Vaticano, composto solo di giudici laici. Finora potevano essere giudicati solo da altri cardinali o dallo stesso Papa. Francesco cita la Costituzione conciliare Lumen Gentium, «vige tra tutti una vera eguaglianza riguardo alla dignità e all’azione comune a tutti i fedeli nell’edificare il Corpo di Cristo», per dire che non ci saranno più «privilegi» di sorta. Così ha abrogato l’articolo 24 della legge CCCLI sull’ordinamento giudiziario dello Stato, in base al quale «la sola competente a giudicare, previo assenso del Sommo Pontefice, gli Eminentissimi Cardinali e gli Eccellentissimi Vescovi nelle cause penali» era la Corte di Cassazione vaticana, guidata da tre cardinali (il Prefetto del Supremo tribunale della Segnatura Apostolica, che la presiede, più altri due cardinali membri, cui si aggiungono «due o più giudici applicati»). Eliminato questo articolo, si aggiunge un paragrafo all’articolo 6 della legge: «Nelle cause che riguardino gli Eminentissimi Cardinali e gli Eccellentissimi Vescovi, fuori dei casi previsti dal can. 1405 § 1, il tribunale giudica previo assenso del Sommo Pontefice». Resta quindi la sola clausola dell’«assenso» del Papa al giudizio, e continuano a fare eccezione solo le cause che riguardano «il diritto esclusivo» del pontefice nel giudicare le «cose spirituali e annesse alle spirituali» e «la violazione delle leggi ecclesiastiche e tutto ciò in cui vi è ragione di peccato».

Il primo caso potrebbe essere quello del cardinale Angelo Becciu (al quale peraltro il Papa aveva tolto le «prerogative cardinalizie», ma resta arcivescovo), se i magistrati decidessero il rinvio a giudizio per peculato nell’inchiesta sugli investimenti della Segreteria di Stato. Ma ovviamente la novità va ben oltre, e segna una svolta giuridica nella Chiesa. Francesco richiama il canone 208 del Codice di Diritto Canonico, «fra tutti i fedeli […] sussiste una vera eguaglianza nella dignità e nell’agire», e scrive: «La consapevolezza di tali valori e princìpi, progressivamente maturata nella comunità ecclesiale, sollecita oggi un sempre più adeguato conformarsi ad essi anche dell’ordinamento vaticano. In tal senso, nel recente discorso di apertura dell’Anno giudiziario ho inteso richiamare la “prioritaria esigenza, che – anche mediante opportune modifiche normative – nel sistema processuale vigente emerga la eguaglianza tra tutti i membri della Chiesa e la loro pari dignità e posizione, senza privilegi risalenti nel tempo e non più consoni alle responsabilità che a ciascuno competono nella aedificatio Ecclesiae; il che richiede non solo solidità di fede e di comportamenti, ma anche esemplarità di contegno ed azioni». Di qui le modifiche, «anche al fine di assicurare a tutti un giudizio articolato in più gradi ed in linea con le dinamiche seguite dalle più avanzate esperienze giuridiche a livello internazionale».