La Superlega è fallita: ufficiale il ritiro del City e delle altre cinque inglesi, anche l’Inter si sfila dal progetto

Il progetto Superlega si sfalda. L’ad del Manchester United Woodward si dimette, i giocatori del Liverpool si ammutinano. Imbarazzo delle squadre italiane

La Superlega è nata morta. Il golpe è fallito. Il congiunto attacco politico e sportivo, contro i 12 club fondatori del nuovo torneo europeo, riservato ai più ricchi, è andato a segno. Ha sfaldato il fronte degli scissionisti fino a farlo crollare. Resterà solo un orribile progetto, naufragato due giorni dopo l’annuncio.

La prima squadra a ufficializzare il ritiro è stata il Manchester City. La crepa si è in fretta allargata e tutti i sei club inglesi sono usciti (anche se dal Chelsea non è arrivata nessuna nota). Poco dopo anche l’Inter ha fatto un passo indietro: «Il progetto della Superlega allo stato attuale non è più ritenuto di interesse dall’Inter» è la dichiarazione riportata dall’Ansa e attribuita a fonti del club nerazzurro. L’addio manda al macero l’idea, invisa a tutti, di un calcio d’élite. Una vittoria delle istituzioni, dell’Uefa e dei tifosi che sono riuscite a sventare la rivoluzione. La Superlega è naufragata. Nella notte poi è arrivata la nota ufficiale della Superlega che ha confermato in sostanza la sospensione dell’iniziativa e si è detta intenzionata a «riconsiderare i passaggi per riconfigurare il progetto». Nel testo diffuso i promotori della Superlega scrivono: «Proponiamo una nuova competizione europea perché il sistema esistente non funziona. L’obiettivo della nostra proposta è quello di permettere allo sport di evolvere e allo stesso tempo generare risorse e stabilità per l’intera piramide calcistica, compresi gli aiuti per superare le difficoltà finanziarie a cui è andata incontro l’intera comunità calcistica a causa della pandemia. Inoltre, la nostra proposta fornirebbe agli stakeholder del calcio contributi di solidarietà significativamente migliorati». Al tempo stesso, «alla luce delle circostanze attuali, valuteremo i passi più opportuni per rimodellare il progetto, avendo sempre in mente i nostri obiettivi di offrire ai tifosi la migliore esperienza possibile, migliorando i contributi di solidarietà per l’intera comunità calcistica». Secondo quanto riportato nel comunicato, i club inglesi sarebbero stati «costretti a prendere tali decisioni a causa delle pressioni esercitate su di loro». E, ancora, «siamo convinti che la nostra proposta sia pienamente conforme alle leggi e ai regolamenti europei, come è stato dimostrato oggi da una decisione del tribunale che tutela la Super League dalle azioni di terzi».

La valanga è partita dall’Inghilterra, il Paese più esposto e che il calcio moderno l’ha inventato a metà del 1800: oggi probabilmente l’ha salvato. La rivolta dei tifosi di Sua Maestà è stata intercettata dal Primo Ministro, Boris Johnson, deciso a voler «sganciare una bomba legislativa per fermare la Superlega».

L’avvertimento di una legge ad hoc per bloccare il progetto ha portato verso l’uscita il Manchester City, controllato dallo sceicco Mansour, componente della famiglia reale di Abu Dhabi. A cascata si sono mosse le altre della Premier League. Il gruppo dei pentiti si è ingrossato sempre più. Con un comunicato sul sito l’Arsenal ha chiesto perdono ai suoi tifosi, «abbiamo fatto un errore e ce ne scusiamo». Il Manchester United, il cui vicepresidente Ed Woodward, tra i cervelli dell’operazione Superlega, ha rassegnato le dimissioni sotto la spinta delle contestazioni dei tifosi dei Red Devils, si è accodato. Lo stesso hanno fatto Tottenham e Liverpool. Addirittura nei Reds i giocatori si sono ammutinati, schierandosi contro la società: «La Superlega non ci piace e non la vogliamo». Pure il Chelsea del magnate russo Roman Abramovich ha subito messo in moto gli avvocati per preparare i documenti per l’addio.

Spaventato dalle proteste e dalle squalifiche promesse dalla Uefa e soprattutto dal voto contrario dei suoi soci, il Barcellona potrebbe presto chiamarsi fuori. Da 12 che erano ad andar bene restano solo cinque massino sei squadre, le spagnole e le italiane. È stata la stessa Superlega a parlare di «tutto sospeso».