La sorpresa di Procida

Sarà Capitale italiana della cultura nel 2022. Qui furono girate alcune scene di «Il Postino» ed è lo scenario dell’Arturo di Elsa Morante. Il sindaco: «Renderemo il Paese orgoglioso»

La più piccola isola del golfo di Napoli, lo scoglio sfuggito alla costa flegrea e fermatosi in mezzo al mare. Così vicina a Ischia eppure così diversa. E lontanissima da Capri, molto più di quanto dicano le miglia nautiche. Procida, il luogo del grande romanzo di formazione di Elsa Morante e del film d’addio di Massimo Troisi, sarà la Capitale italiana della cultura 2022.

Sembrava favorita L’Aquila, ancora segnata dalle ferite del terremoto. Nutriva fondate ambizioni Trapani, con le sue tracce preistoriche e i tesori archeologici. Ci sperava Volterra, e con essa l’intera Toscana. E non erano candidature di bandiera quelle di Bari, Ancona, Cerveteri, Verbania, Taranto e Pieve di Soligo. Ma la commissione di esperti incaricata di valutare i dieci dossier presentati ha rilevato nel progetto di Procida «elementi di attrattività e qualità di livello eccellente», supportati da un «ben strutturato» sostegno di enti locali e soggetti privati, e accompagnati dalla «straordinaria dimensione patrimoniale e paesaggistica del luogo».

Un luogo che non ha mai svenduto se stesso per arricchirsi con il turismo. Un luogo dove il mare è la principale fonte di reddito, ma non il mare dei lidi e dei pattìni: il mare della pesca e soprattutto il mare degli imbarchi che durano mesi. Un luogo che si tiene strette le sue tradizioni: la processione del Venerdì Santo e la Graziella, la donna più bella dell’isola, ispirata alla protagonista del romanzo di Alphonse de Lamartine, scelta ogni estate sin dal 1939, nel giorno in cui si celebra la Sagra del mare.

Un luogo che ha i colori tutti diversi e vivaci delle case della Corricella, tinteggiate a pastello affinché ogni pescatore potesse individuare la propria ancora prima di entrare nel porticciolo che guarda esattamente all’opposto della banchina dove attraccano i traghetti e gli aliscafi.

Ma anche il luogo che ha nella sua storia il buio di un antico bagno penale borbonico diventato poi penitenziario destinato agli ergastolani quando ancora non esistevano le carceri di massima sicurezza. Dal 1988 il cinquecentesco Palazzo D’Avalos non è più un luogo di reclusione ma dall’imponente rocca di Terra Murata continua a conservare l’inquietante fascino del suo doloroso passato.

Ma la Procida che ha scelto come slogan «La cultura non isola» e che si prepara per il 2022, anno di sperata rinascita turistica, ha anche moltissimo altro: 44 progetti culturali, 240 artisti che si esibiranno nei 330 giorni di programmazione previsti. Un programma suddiviso in cinque sezioni (Procida Inventa, Procida Ispira, Procida Include, Procida Innova, Procida Impara) che vedrà anche il coinvolgimento diretto degli abitanti.

«Ci attende una responsabilità enorme, ma sapremo rendere orgoglioso l’intero Paese», dice il sindaco Dino Ambrosino. E Agostino Riitano, direttore della candidatura e già project manager di Matera 2019, sintetizza così il successo di Procida: «Qui nasce oggi un laboratorio culturale di felicità sociale».