La scommessa del Pnrr. Rilanciare la crescita nel medio periodo

Lo stimolo passa, il debito resta. Per questo l'enfasi del piano è posta sui progetti di investimento pubblico capaci di aumentare la capacità del paese di produrre reddito nel medio/lungo periodo 

Che effetto ha, per un paese come l’Italia, un aumento della spesa in investimenti pubblici sulla crescita del debito pubblico? Poniamo che l’Italia spenda un punto percentuale in più di pil, finanziandosi con debito. La maggiore spesa avrà un effetto di stimolo sulla attività economica. Facciamo l’ipotesi che lo stimolo sia uno a uno: il pil sale dell’1 per cento. Con l’aumento della attività economica aumentano anche le entrate fiscali. Assumiamo che queste salgano in proporzione al pil. Con una pressione fiscale di circa il 40 per cento, le entrate aumentano di 0,4 punti percentuali di pil e consentono di coprire in parte il costo dell’1 per cento di spesa. Il deficit che rimane da finanziare è di 0,6 punti di pil. Se il rapporto tra debito e pil iniziale era del 150 per cento, dopo l’aumento di spesa siamo a 150,6 di debito diviso per 101 di pil, che fa circa 149 per cento. Spendendo di più abbiamo fatto scendere il rapporto tra debito e pil di 1 punto percentuale!

Lo scenario appena descritto può lasciare perplessi. Abbiamo fatto assunzioni semplici ma ragionevoli. Quando abbiamo assunto che il pil aumenti uno a uno con la spesa, abbiamo usato un moltiplicatore keynesiano uguale a 1. Ci sono varie considerazioni sul numero giusto da impiegare in un esercizio simile. Ma per un’economia in severa recessione e con una Banca centrale europea fortemente impegnata in direzione espansiva, 1 è un valore facilmente giustificabile. Con un moltiplicatore più alto, mettiamo uguale a 1,5, la riduzione del rapporto tra debito e pil sarebbe di 2 punti percentuali. Questo ragionamento potrebbe indurci a essere molto ottimisti sulla capacità dell’Italia di uscire dalla recessione con un grande impegno di politica fiscale come quello messo in moto dal Piano nazionale di ripresa e resilienza. Tanto più che una parte dell’impegno sarebbe finanziato direttamente da debito europeo e una parte da prestiti agevolati, quindi con effetti attutiti sullo stock di debito pubblico italiano. Purtroppo, non è tutto così semplice.

Prendiamo l’esempio di prima e assumiamo che l’aumento di spesa per investimenti duri solo un anno. Guardiamo all’anno successivo. Il debito è ancora più alto dello 0,6 per cento ma l’effetto di stimolo sul pil non c’è più. Il rapporto debito/pil ora è più alto dello 0,6 per cento. Lo stimolo passa, il debito resta. E assumere che l’aumento della spesa duri più a lungo non migliora le cose, perché il pil rimane più elevato, ma il debito continua ad accumularsi. Dopo un iniziale miglioramento, il rapporto debito/pil peggiora. Quali possono essere le forze che ci riportino allo scenario più roseo del primo anno? Devono essere forze che aiutino l’economia a rimettersi in moto da sola, dopo la spinta iniziale venuta dalla spesa pubblica. Ossia forze che consentano al pil di rimanere su livelli più elevati anche quando la spinta data da costruzioni e altre spese per infrastrutture associate al Piano sia diminuita. Per questo, un elemento essenziale del Piano è l’enfasi su progetti di investimento pubblico che aumentino la capacità del paese di produrre reddito nel medio/lungo periodo. Tanto per fare un esempio, se un porto funziona meglio, magari perché ha un sistema migliore di controllo informatico del flusso di merci, può accorciare i tempi di consegna di un’impresa manifatturiera che produce per l’esportazione, e aumentarne la capacità di produrre ricchezza.

Il Piano contiene proiezioni economiche basate su un modello molto più sofisticato di quello abbozzato qui. Ma leggendole, si vede che l’osservazione appena fatta è cruciale. Il piano contiene simulazioni basate su diversi scenari. In uno scenario “alto”, gli investimenti pubblici sono concentrati su progetti che più contribuiscono ad aumentare la capacità produttiva del paese. In uno scenario “basso,” la scelta dei progetti di investimento è meno selettiva. Le previsioni di breve periodo sul pil sono simili nei due scenari. Nel breve periodo domina l’effetto di stimolo keynesiano. Ma le previsioni di medio periodo dipendono in modo drammatico dalla qualità degli investimenti. Nello scenario alto, la proiezione è che il pil tra cinque anni sia più alto del 3,6 per cento grazie al Pnrl. Nello scenario basso, l’aumento è solo dell’1,8 per cento. Forse entrambi i numeri sono un po’ ottimisti, ma il messaggio è chiaro: la scommessa del Piano si gioca tutta sulla capacità di rilanciare la crescita del paese nel medio periodo.