La rincorsa, in affanno, sulla distribuzione del vaccino

“Il vaccino arriverà a dicembre”, diceva Conte. Il compito del governo non era indovinare la data di approvazione, ma farsi trovare pronto per quando sarebbe accaduto. Così ora si tenta di recuperare l’enorme ritardo nella strategia vaccinale. Quando il 9 novembre Pfizer e BioNtech annunciano i primi dati di efficacia del loro vaccino (90%), la Germania ha già elaborato e pubblicato da qualche giorno una strategia per le vaccinazioni. In Italia invece ci si rende conto, all’improvviso, che un piano non solo non esiste ma non è mai stato neppure pensato. Il vaccino stava per arrivare e noi non ce ne eravamo accorti: il governo non sa chi, dove e come dovrà vaccinare decine e decine di milioni di persone nei mesi a seguire.

 

Il V-day del 27 dicembre, con l’incredibile avvio della campagna di vaccinazione anti Covid, è stato visto da qualche commentatore anche come il giorno della vendetta del presidente del Consiglio Giuseppe Conte che aveva annunciato, ricevendo molte critiche, l’arrivo dei primi vaccini a dicembre. Ha avuto ragione lui, si dice: se un premier fa un annuncio del genere evidentemente è perché ha accesso a informazioni privilegiate. Non è così. Quando Conte, durante la presentazione del libro di Bruno Vespa, dice che “le prime dosi saranno disponibili all’inizio di dicembre” è il 20 ottobre: non ci sono dati sull’efficacia dei vaccini e nessuno può prevederne l’autorizzazione. Non a caso il pronostico di Conte si è dimostrato errato: il premier, infatti, in quella circostanza si riferiva al “vaccino Oxford-Pomezia”, cioè quello di AstraZeneca, che ha subìto intoppi nella sperimentazione e non ha ancora presentato domanda di autorizzazione all’Ema. Il governo, quindi, non ha affatto “previsto” l’arrivo del vaccino. Ma non è questa la sua colpa.

 

Il vero problema è che, proprio mentre ne annunciava l’approvazione, era completamente impreparato alla sua distribuzione. Le date spiegano meglio di ogni altra cosa i ritardi dell’Italia. Quando il 9 novembre Pfizer e BioNtech annunciano i primi dati di efficacia del loro vaccino (90%), la Germania ha già elaborato e pubblicato da qualche giorno una strategia per le vaccinazioni. In Italia invece ci si rende conto, all’improvviso, che un piano non solo non esiste ma non è mai stato neppure pensato. Il vaccino stava per arrivare e noi non ce ne eravamo accorti: il governo non sa chi, dove e come dovrà vaccinare decine e decine di milioni di persone nei mesi a seguire.

 

E così due giorni dopo, l’11 novembre, il governo nomina come responsabile della strategia per la distribuzione del vaccino il Commisario per l’emergenza Covid Domenico Arcuri. Circa una settimana dopo, il 17 novembre, Arcuri chiede alle regioni di fornire un elenco delle strutture idonee a conservare il vaccino della Pfizer, che a differenza degli altri ha condizioni di conservazione più complicate (catena del freddo a -70 gradi). A differenza di tanti altri paesi europei, che nei mesi precedenti avevano ordinato e immagazzinato decine di milioni di siringhe di precisione per il vaccino anti Covid, l’Italia scopre di esserne sprovvista. Arcuri, che da commissario avrebbe dovrebbe occuparsi dell’approvvigionamento per tempo, la notte del 23 novembre bandisce una richiesta di offerta “di massima urgenza” per la fornitura di siringhe e aghi per la somministrazione del vaccino. Ci si rende conto che serve anche la soluzione fisiologica per diluire il vaccino e così il giorno successivo, il 24 novembre, Arcuri pubblica un bando “di massima urgenza” per la fornitura di sodio cloruro. Mentre solo l’11 dicembre parte il reclutamento dei 15 mila medici e infermieri che devono effettuare le iniezioni. Il 28 dicembre si è conclusa la gara per individuare le agenzie del lavoro che devono valutare i curriculum del personale sanitario: a campagna di vaccinazione avviata il governo non ha ancora selezionato chi deve selezionare i medici che devono fare i vaccini. Il 13 dicembre Arcuri annuncia la realizzazione di 1.500 strutture a forma di fiore in cui fare le vaccinazioni, che non si sa ancora quando e dove verranno installate. In ritardo anche un altro tassello fondamentale della strategia: un sistema informativo per il tracciamento delle dosi integrato con l’anagrafe vaccinale, che Poste ed Eni stanno sviluppando in poche settimane.

 

Così, mentre in Germania il Robert Koch Institut pubblica quotidianamente i dati aggiornati sulle vaccinazioni effettuate, suddivise per länder e categorie socio-professionali, in Italia non è previsto nulla del genere: al momento le regioni comunicano al Ministero della Salute, non si sa con quale cadenza, i dati di copertura vaccinale compilando a mano un modulo fornito dalla Struttura commissariale e dal Ministero della Salute. A un governo non si chiede di indovinare la data di approvazione di un vaccino, ma di farsi trovare pronto quando succede.