La protesta irachena funziona

Si dimette il premier sciita. I canti “Iran, fuori” e le prossime elezioni

Il premier iracheno, Adel Abdul Mahdi, ha accettato di dimettersi dopo settimane di proteste contro il governo in cui sono morte circa 250 persone. Il presidente dell’Iraq, il curdo Barham Salih, ha detto in televisione che il primo ministro si dimetterà quando sarà trovato un sostituto e che la prossima settimana presenterà una legge per organizzare elezioni anticipate il prima possibile. La necessità di un accordo sul nome del sostituto del premier porterà inevitabilmente a una fase di negoziazioni che potrebbe durare per un po’: Mahdi, sciita che ha studiato dai gesuiti a Baghdad ed è andato in esilio a Parigi ai tempi di Saddam, guidava un esecutivo fragile già frutto di un compromesso difficile. Ma il segnale che arriva dall’Iraq è chiaro: la protesta era governabile soltanto con la repressione, ma si è scelto di concedere le elezioni, con l’eventuale cambiamento, richieste dai manifestanti. L’aspetto più interessante e nuovo di queste proteste è che sono nate da cittadini – giovani per lo più: il 60 per cento degli iracheni è sotto ai 25 anni – sciiti che protestavano contro un governo sciita filoiraniano. Lo stesso che è accaduto in Libano, dove sono saltate le appartenenze religiose, e il premier si è dimesso (riavrà l’incarico a patto che scelga ministri tecnici, cosa che Hezbollah, partito sciita, non vuole: vuole restare al potere). La protesta in Iraq poi si è allargata a tutta la popolazione che è stanca di avere il cibo razionato e avariato nonostante le entrate del petrolio, di comprare prodotti iraniani perché iraniana è la leadership e di una ripartenza economica promessa e mai avvenuta. Il governo, in Iraq, significa dipendenza dall’Iran ed è questa dipendenza – militare, politica, religiosa – che è stata messa sotto assedio dalla piazza che gridava “Iran fuori” anche negli slum di Sadr City o a Karbala, i centri nevralgici del potere sciita. Ora anche il premier patrocinato da Teheran cede il passo: la protesta ha funzionato