La Presentazione di Gesù, ecco il Messia atteso

Uno dei capolavori di Lorenzo Lotto è la Presentazione di Gesù al Tempio, dipinto custodito a Loreto. Una giovane Maria, inginocchiata sui gradini dell’altare, offre il suo Bambino, stretto in un tenero abbraccio, a Simeone. Tutt’intorno si dispongono personaggi del popolo, le cui figure sembrano rispecchiare quell’unica disposizione d’animo in grado di accogliere ciò che il cuore umano da sempre attende

Lorenzo Lotto, Presentazione di Gesù al Tempio, Loreto - Palazzo Apostolico

“Ora lascia, o Signore, che il tuo servo
vada in pace, secondo la tua parola,
perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
preparata da te davanti a tutti i popoli,
luce per illuminare le genti
e gloria del tuo popolo, Israele” (Lc 2, 29-32)
Veneziano di nascita e contemporaneo di Tiziano, Raffaello e Michelangelo, Lorenzo Lotto non s’impose mai sulle altisonanti scene artistiche del tempo, venete o romane che fossero: condusse, piuttosto, una vita errabonda, non concedendogli il suo spirito anticonformista di allinearsi alle mode del momento. Perseguì, sempre, la ricerca di una propria identità frequentando centri periferici per offrirsi a committenti in grado di apprezzarne le doti, dedicando “la sua forma e il suo colore – come sottolinea il critico Lionello Venturi – alla verità della vita”.

Bergamo e le Marche furono, per lui, terre di adozione, presso le quali lasciò molte testimonianze del suo credo pittorico. Trascorse a Loreto gli ultimi anni di vita, avendo compiuto la radicale scelta di divenire oblato nel convento della Santa Casa, dichiarando, così, al mondo la sua piena accettazione della fede cattolica.  Sempre il Venturi, di lui, ironicamente disse: “Si contentò di fare capolavori”. Uno di questi è conservato nel Palazzo Apostolico lauretano, ultima opera del maestro, suo testamento artistico e spirituale.

La Presentazione di Gesù al Tempio faceva parte di un ciclo destinato all’abside del Santuario, dedicato all’infanzia e all’adolescenza di Gesù, così come le racconta l’evangelista Luca. La composizione è particolare, sviluppandosi su due piani, il superiore dei quali è un coro chiesastico, quello del santuario stesso, prospetticamente inquadrato e con stalli di legno addossati alle pareti. È uno spazio vuoto, su cui si affaccia, da una porticina laterale, un monaco anziano, forse il pittore stesso. Qualcosa, in questo tempo sospeso, sta per accadere…

E accade. Nella parte inferiore del dipinto, in un’atmosfera intima e familiare, una giovane Maria, inginocchiata sui gradini dell’altare, offre il suo Bambino, stretto in un tenero abbraccio, a Simeone. I sacerdoti, in realtà, sono tre, disposti uno dietro l’altro, in ordine decrescente di età, quasi a rappresentare il tempo che Simeone ha trascorso nell’attesa del Messia, e che ora, finalmente, si compie. Se Maria dichiara, con l’offerta del Figlio, la natura divina di Quest’ultimo, il sommo sacerdote è immortalato in un gesto di trepidante rispetto, mentre Anna, la profetessa, tende le mani verso il basso, riconoscendo così il dono divino.

Al centro della scena, un’ara quadrata è rivestita di una candida tovaglia bianca. La mensa, anch’essa vuota, è sorretta da curiosi piedi umani che potrebbero alludere al corpo di Cristo e al sacrificio della croce.

Tutt’intorno si dispongono personaggi del popolo che la pittura ormai rarefatta del vecchio maestro coglie nella loro umile veridicità e umiltà, specchio dell’unica disposizione d’animo in grado di riconoscere e accogliere ciò che il cuore umano da sempre attende.