La politica di Madrid fa più danni della pandemia

Il fondatore del quotidiano spagnolo "El Pais", Juan Luis Cebrián: ”Il virus usato per indebolire il rivale"

Nella seconda ondata del virus in Europa, sulle 10 regioni con i maggiori contagi nel continente nove sono spagnole. Con quasi 32 mila morti per Covid-19, secondo le cifre ufficiali, e oltre 50mila secondo le valutazioni più affidabili, la Spagna è uno dei Paesi con l’indice di letalità più alto, e la cifra di nuovi contagi ogni 100mila abitanti supera la media europea.

Gli spagnoli si domandano a che cosa sia dovuto un disastro del genere, che porta il Paese in cima alla classifica dei posti più a rischio e ha spinto quasi un centinaio di nazioni a chiudere le loro frontiere o a imporre quarantene a chi proviene dalla Spagna. La risposta è semplice: siamo di fronte a una gestione della crisi deplorevole, frutto dell’incompetenza dei responsabili, dello scontro ideologico fra i leader dei partiti e della debolezza delle istituzioni in un sistema minacciato dall’interno.

Una diagnosi su cui gran parte degli scienziati concorda è il ritardo del potere politico nel prendere decisioni, sempre all’inseguimento dell’epidemia. I problemi riguardano poi la struttura stessa della sanità pubblica e la direzione politica. La competenza della sanità è stata trasferita alle amministrazioni regionali (le Comunità autonome), molte delle quali sono in mano ai partiti dell’opposizione. La mancanza di un’organizzazione federale, l’assenza di coordinamento e l’uso strumentale della pandemia per indebolire l’avversario politico sono fra le cause di quello che è successo.

Il ministero della Sanità è un organismo burocratico senza quasi bilancio né attribuzioni, che il governo di coalizione ha affidato a un filosofo, militante del Partito socialista di Catalogna, senza esperienza amministrativa né conoscenza della materia. La direzione scientifica anti-Covid è ricaduta sulla persona che rivestiva la carica di direttore del Centro di coordinamento e allerte sanitarie. Quando l’Italia aveva già deciso il confinamento della Lombardia, questa persona annunciava che il virus era solo un’influenza come tante.

Si comprendono in questo modo i dubbi, le oscillazioni e gli errori commessi agli inizi dell’epidemia, a cui andrebbe aggiunta un’assoluta mancanza di trasparenza da parte del governo, ancora reticente ad aprire un’inchiesta sul contrasto alla pandemia. Quando il governo centrale ha assunto il comando delle operazioni, è cresciuta la tensione con i governi regionali. Questa disunione politica ha penalizzato la rimozione graduale del confinamento che è stato oggetto di pressioni contrapposte fra governo centrale e quelli regionali.

Mancanza di velocità nella reazione, mancanza di coordinamento fra i diversi responsabili politici, mancanza d’impegno durante l’estate, un governo centrale che si è sottratto alle sue responsabilità argomentando che la salute è competenza delle Comunità autonome e panico di fronte alla situazione economica e sociale, il tutto unito alla rissa ideologica fra i partiti: questi fattori si sono combinati insieme fino a sfociare nella situazione attuale. Il tutto nel contesto di una sanità pubblica sottofinanziata da dieci anni in seguito alle politiche di austerità seguite alla crisi finanziaria del 2008.

La ripresa dei contagi ha cominciato a evidenziarsi nel mese di agosto e non si è approfittato della tregua concessa dal virus per prepararsi all’attuale ondata. Le cause denunciate sono: la mancanza di una leadership attiva da parte del governo, il controllo inesistente alle frontiere, l’assenza di personale sufficiente per il tracciamento e la carenza di test, insieme alla disunione della classe politica, più interessata alle sue guerre private che a occuparsi dei problemi della comunità e fin troppo pronta a usare la progressione della pandemia come arma per indebolire l’avversario.

La lotta contro il coronavirus in Spagna è stata complicata dalle battaglie intestine della classe politica, impantanata in aspri scontri sul futuro della corona, la sfida indipendentista catalana, l’instabilità del governo e la fragilità dell’opposizione. Come ha detto il famoso romanziere Muñoz Molina, “la politica spagnola è altrettanto distruttiva del virus. Contro il virus arriverà un vaccino, contro il veleno spagnolo della bassa politica non sembra esserci rimedio”.