La Pasqua (quasi blindata) degli ortodossi

Dalla Serbia alla Russia, chiese chiuse ai fedeli e messe in streaming. Anche se, più di qualcuno, ha sfidato i divieti imposti dai governi

Dalla Serbia alla Russia, dalla Turchia alla Grecia, anche i 260 milioni di cristiani ortodossi nel mondo hanno festeggiato oggi la loro Pasqua confinati. Più o meno. Niente tradizionali riti della mezzanotte, preghiere a casa e messe in streaming, vietato baciare le icone. Non sono mancati, però, gli irriducibili, e chi si è opposto alle limitazioni imposte dai vari governi. “Tutto andrà bene, con l’aiuto di Dio”, è stato il videomessaggio del presidente russo Vladimir Putin, che ha celebrato la ricorrenza nella cappella della sua residenza di Novo Ogarjovo, alla periferia di Mosca, invece di recarsi nella cattedrale moscovita di Cristo salvatore. Il patriarca di Mosca Kirill ha esortato i fedeli a pregare a casa. Anche se molte chiese nel Paese sono rimaste aperte: obbligo di mascherina e distanziamento.

In Serbia, dove la chiesa guidata dal patriarca Irinej aveva chiesto nei giorni scorsi senza successo di allentare il coprifuoco dichiarato dal presidente Vucic chiedendo una deroga dalle 5 del mattino alle 10 per permettere ai fedeli di recarsi a messa, le funzioni religiose si sono svolte in chiese praticamente deserte. Anche se, nonostante il divieto del governo, alcune decine di fedeli si sono presentati a messa nella capitale Belgrado e a Novi Sad, radunandosi nei cortili, a debita distanza e con addosso le mascherine, riuscendo ad entrare per qualche minuto uno alla volta.

Nella vicina Macedonia del Nord le chiese sono invece rimaste aperte per permettere ai fedeli di ricevere la comunione. Stesso copione in Bulgaria, con le quasi 4mila chiese e monasteri aperti come al solito.

Divergenze anche in Ucraina dove da una parte il presidente Zelenskij esortava i fedeli a rimanere a casa, mentre la chiesa li incoraggiava a radunarsi all’aperto. Con il risultato che la polizia si è dovuta schierare fuori dalle chiese per assicurarsi che nessuno entrasse e per far rispettare il distanziamento sociale. Unica eccezione, il monastero delle grotte di Kiev: fedeli in fila e ingressi uno alla volta. Fondato nel 1051 sul monte Berestov, era stato messo in quarantena dopo che 90 monaci erano risultati positivi al coronavirus.

In Georgia, dopo settimane di dibattito, il governo ha ceduto alle pressioni della chiesa e si è raggiunto un accordo: nonostante il coprifuoco, ai fedeli è stato concesso di partecipare alle funzioni della vigilia, dal tramonto all’alba, mantenendo però una distanza di due metri uno dall’altro.

In Moldova, dove il 90% della popolazione si considera ortodossa, è stato chiesto ai fedeli di rimanere a casa. Tuttavia, il presidente Igor Dodon è stato “pizzicato” mentre prometteva a un gruppo di preti che non sarebbero stati multati se avessero violato le disposizioni del governo.

“Tutto andrà bene, con l’aiuto di Dio”, è stato il videomessaggio del presidente russo Vladimir Putin, che ha celebrato la ricorrenza nella cappella della sua residenza di Novo Ogarjovo, alla periferia di Mosca, invece di recarsi nella cattedrale moscovita di Cristo salvatore. Il patriarca di Mosca Kirill ha esortato i fedeli a pregare a casa. Anche se molte chiese nel Paese sono rimaste aperte: obbligo di mascherina e distanziamento.

Anche il patriarca di Costantinopoli ha chiuso le funzioni al pubblico: “Il virus ha dimostrato quanto fragile sia l’uomo”, ha dichiarato Bartolomeo I. Mentre a Gerusalemme, in una Città Vecchia quasi deserta, la cerimonia del fuoco sacro si è dovuta svolgere a porte chiuse al Santo Sepolcro.

Pasqua blindata anche in Grecia dove, con il divieto di andare a messa imposto dal primo ministro Kyriakos Mitsotakis, i fedeli si sono limitati ad accendere candele e ad esporle alle finestre.

“Rimanete a casa, altrimenti dopo la celebrazione della Pasqua ci sarà quella dei funerali”, aveva avvertito la scorsa settimana il presidente romeno Klaus Iohannis. Nel Paese, con le chiese chiuse, volontari e sacerdoti sono comunque andati nelle case a distribuire il pane consacrato.

Situazione capovolta in Bielorussia: qui è stato il metropolita Pavel a chiedere ai credenti di rimanere a casa, con il presidente Alexander Lukashenko, invece, come al solito spavaldo nel suo atteggiamento verso il virus a dichiarare: “Sarò in chiesa, è la mia tradizione”.