LA NOTTE DI NATALE

È un grande regalo il Natale, un grande regalo per tutti. Se non ci fosse il Natale, la rincorsa monotona dei giorni – che passano davanti a noi nello spazio di un anno – sarebbe tutta al buio.

IL NATALE DI CRISTO È PER L’UMANITÀ INTERA
Non c’è uomo, per quanto scettico e amareggiato, che non ne senta l’incanto. Questa celebrazione è per l’umanità intera (così povera di ragioni per essere serena e sperare) l’offerta di una grande ricchezza. Tutti, almeno confusamente, l’avvertono, anche se la fortuna di saperla apprezzare e la capacità di goderne autenticamente non ha in tutti la stessa intensità e la stessa misura.
Nessuno però è escluso da questa festa; nessuno – quali che siano i suoi convincimenti e le sue scelte esistenziali – può sentirsi totalmente estraneo e spaesato a Betlemme.
Oggi tutta la famiglia umana è toccata, almeno per qualche riverbero, dalla gioia di questo giorno. Perché oggi, come ci ha detto l’Apostolo, è apparsa la grazia di Dio, apportatrice di salvezza per tutti gli uomini (Tt 2, 11).

Per tutti: non solo per i credenti, ma anche per quelli che credono di non credere; non solo o per chi è assiduo all’incontro domenicale con il Signore, ma anche per chi ritrova oggi per una volta la strada della chiesa e decide per una volta di dare un po’ d’attenzione e un po’ d’amore esplicito a colui che l’ha creato; non solo per chi quotidianamente si interroga sulla sua risposta concreta e coerente al Vangelo di Cristo che lo interpella, ma anche per chi abitualmente vive distratto, lontano, riverso nella molteplicità delle cose e degli interessi, restio a occuparsi regolarmente di Dio, forse perché lo intuisce troppo esigente e ha paura di essere disturbato dalle sue incalzanti richieste.

IL FASCINO DEL NATALE
Tutti oggi, in grado massimo o in grado minimo, sperimentano la grazia divina; tutti, di poco o di tanto, si avvicinano alla salvezza.
C’è nel Natale il fascino di una sostanziale poesia. Percepirlo è già una iniziale esperienza cristiana e un modo, sia pure tenue e ancora esterno, di accostarsi al Dio che è suprema bellezza.
È la poesia che traluce dalla ammirevole semplicità del racconto evangelico che abbiamo ancora una volta ascoltato; è la poesia dei nostri presepi: una tradizione nella quale il popolo più umile di tutte le regioni d’Italia da secoli esprime il suo gusto, la sua fantasia, il suo genio; è la poesia delle consuetudini eloquenti e gentili, che adornano questo tempo natalizio e lo rendono così carico di sincere emozioni.
A un livello più profondo, c’è nel Natale il richiamo ai valori di una più autentica umanità; valori che il mondo di oggi – così esaltato dalle sua bravure e così inaridito – ha impellente necessità di riscoprire.
Per esempio, il valore della maternità, riconosciuta non come un infortunio o come una vergogna sociale, ma come un dono, come una condizione di onore, come un titolo di merito di fronte a questa nostra patria dalle poche vite e dalle introvabili culle.
Poi il valore della letizia, che deve prendere tutti quando un nuovo figlio di Dio fa il suo ingresso nel mondo. Il valore dell’amore sponsale, che, quando è solido e alimentato dalla fede, consente di affrontare e superare i disagi dell’esistenza, sia che provengono da circostanze fortuite sia che abbiano la loro causa nell’insensibilità dei poteri mondani, come è capitato a Giuseppe e a Maria.
Infine il valori insostituibile della famiglia, che sola può offrire all’uomo, che comincia il suo disagevole e insidiato cammino sulla terra, la situazione più favorevole per uno sviluppo senza traumi, senza sbandamenti, senza irreversibili devianze.

IL NATALE È UNA VERITÀ
Soprattutto il Natale è una verità: la verità del Dio che sorprendentemente ci ama ed è venuto a farsi uno di noi. Dio ormai non ci lascia più; per questo oggi esplode la gioia, che dalla capanna di Betlemme raggiunge gli estremi confini dell’universo.
Non siamo più soli: i compagni, gli amici, i parenti ci possono abbandonare. Ma il Dio che ha tanto amato il mondo da dare il suo unico Figlio, unito personalmente per sempre alla nostra natura di creature fragili e dolenti, non ci abbandonerà mai alle nostre tristezze, alla nostra inquietudine, al nostro peccato.
Questa è la “buona notizia” che oggi ci è data: Ecco, vi annunzio una grande gioia (Lc 2,10), ha detto l’angelo ai pastori. Non è una fiaba, è una notizia, cioè l’informazione su un fatto avvenuto; non è un bel sogno, è una realtà ancora più bella di ciò che desidereremmo di sognare.
Nessun uomo ormai può sfuggire al suo Creatore, che lo insegue, lo vuole raggiungere e legare a sé. Non possiamo sfuggirgli, perché il suo amore corre più veloce di noi.
Ti inganni, se credi di poter schivare fino alla fine il Signore che è venuto a cercarti. Egli non ti darà pace, per farti arrivare davvero alla pace; ti tormenterà, per portarti ad essere sul serio felice; forse disporrà sulla tua via le sconfitte e le delusioni, per farti partecipe della sua definitiva vittoria.
Questa è la verità del Natale. Capirlo, inebriarcene, lasciarci trovare da colui che è venuto a cercarci sino a farsi uomo: è questo l’augurio natalizio più genuino e più bello che in questi giorni ci possiamo scambiare.