La normalità tornerà il 31 luglio

Il governo ha fissato la data limite entro la quale gli over 65 saranno tutti vaccinati. Dopo quel giorno le restrizioni più dure (che Draghi sta valutando) finiranno. L’incognita Aifa e gli ostacoli da superare

Il governo ha cerchiato un giorno sul calendario per l’uscita dal tunnel: il 31 luglio. Se tutto procede secondo i piani, entro quella data saranno vaccinati tutti gli over 65. E poi, entro il 21 settembre, tutti gli italiani che intendono vaccinarsi. Ma l’obiettivo più importante, dal punto di vista della politica sanitaria, è la copertura della popolazione anziana, che rappresenta oltre il 90 per cento dei decessi e la larga maggioranza dei ricoveri. E pertanto, una volta immunizzata quella fascia d’età, sparirà il meccanismo dei “colori” regionali e si potrà tornare a una gestione più ordinaria della malattia e delle attività socio-economiche (ma al momento l’opzione di un’Italia tutta arancione, a causa della variante inglese, è stata al centro delle discussioni ieri a Palazzo Chigi nell’incontro tra il premier Draghi, il ministro Speranza e i vertici del Cts).

L’obiettivo del governo di vaccinare gli over 65 entro luglio è sì importante, ma non è ambizioso. Perché, stando ai dati pubblicati dal ministero della Salute sugli approvvigionamenti delle dosi, il traguardo può essere raggiunto almeno un mese prima. Secondo la tabella aggiornata al 12 febbraio, escludendo le dosi del vaccino AstraZeneca che non può essere somministrato sopra i 65 anni, entro il secondo trimestre 2021 avremo una disponibilità di 38,5 milioni di dosi Pfizer e Moderna, sufficienti a vaccinare oltre 19 milioni di persone. A cui dovrebbero aggiungersi, se autorizzato, 7,3 milioni di dosi di Johnson & Johnson che, essendo monodose, porterebbe la copertura oltre i 26 milioni di persone. Considerando che in Italia la popolazione over 65 è di quasi 14 milioni di individui, una macchina organizzativa efficiente dovrebbe essere in grado di vaccinare, anche con la seconda dose, tutti gli ultra 65enni entro il 30 giugno. O comunque molto prima del 31 luglio.

Di certo una grossa mano, sia per l’incremento di dosi disponibili sia per la maggiore semplicità di somministrazione, può darla l’approvazione del vaccino Johnson & Johnson. Sperando, però, che l’Aifa non faccia gli stessi pasticci dell’autorizzazione del vaccino AstraZeneca, inizialmente limitato senza solide motivazioni agli under 55 e poi, in maniera altrettanto leggera, esteso agli under 65. Il ministero della Salute, dopo aver acquisito un nuovo parere del Comitato tecnico scientifico (Cts) dell’Aifa (da non confondersi con l’altro, più noto, Cts), ha comunicato che il vaccino AstraZeneca “può essere offerto fino ai 65 anni” con la motivazione di nuove evidenze scientifiche e del “parere del gruppo Sage dell’Oms”. Ma la realtà è un’altra. Quando l’Ema, l’Agenzia europea per i medicinali, ha approvato il vaccino AstraZeneca per tutte le fasce di età, il Cts dell’Aifa ne ha limitato l’uso alla fascia 18-55 anni, in maniera persino più restrittiva anche della Germania che lo ha indicato fino ai 65enni.

Questa decisione ha prodotto un problema notevole nella campagna vaccinale, visto che con i vaccini Pfizer e Moderna destinati ai più anziani e quello AstraZeneca ai più giovani, la fascia d’età 55-65 si era trovata scoperta: l’ultima a essere vaccinata. Questa situazione di incertezza, che ha lasciato gran parte dei vaccini AstraZeneca inutilizzati, ha prodotto forti proteste delle regioni che hanno insistito per estendere l’uso del vaccino fino a 65 anni. E il Cts dell’Aifa, con un parere che a differenza del primo non è stato pubblicato, ha legittimato la nuova circolare del ministero della Salute che amplia l’uso del vaccino fino a 65 anni. Ma questo modo di procedere è grave, per due ordini di motivi. Da un lato, Aifa ha così in parte delegittimato il vaccino AstraZeneca soprattutto agli occhi degli over 55. Dall’altro Aifa delegittima il suo ruolo di agenzia indipendente, perché dà la sensazione di prendere o cambiare decisioni dietro impulsi politici. Un episodio simile si è verificato con i discussi anticorpi monoclonali, prima respinti e poi autorizzati in via emergenziale senza che nel frattempo fosse cambiato nulla se non la pressione politico-mediatica. Per motivi analoghi, non ha di certo rafforzato l’immagine di terzietà e indipendenza dell’Aifa vedere il suo direttore generale, Nicola Magrini, partecipare alla conferenza stampa di promozione del “vaccino sovrano” di ReiThera che la stessa agenzia dovrà giudicare ed eventualmente autorizzare.