La mossa di Draghi per accelerare. Ma i governatori: no allo scaricabarile

Mario Draghi non cercava lo scontro e forse non si aspettava una reazione così orgogliosa e carica di stizza da parte dei governatori, che respingono come «infondate» le critiche e, sottovoce, rimproverano al premier di aver «dato il via allo scaricabarile». Un malumore destinato a esplodere oggi nella Conferenza Stato-Regioni, dove il presidente Stefano Bonaccini e la ministra Mariastella Gelmini proveranno a riportare la pace con un appello all’unità e alla leale collaborazione col governo. «Perché fanno il processo a noi, se sono stati loro a dirci di andare avanti con insegnanti e vigili del fuoco?». L’umore è questo, l’unità tra governo e regioni appare ancora lontana.

La severità con cui Draghi ha bacchettato quelle Regioni che «trascurano gli anziani» è stata accolta come una sferzata ingenerosa. I governatori si sono attaccati al telefono, sfogando tutto il loro stupore perché «il piano vaccinale è stato elaborato dal governo» e chiedendosi il perché di un richiamo così duro. Lo stesso premier ha detto di non voler fare ricorso alla clausola di supremazia, ma tra i presidenti delle Regioni è scattato il panico. Che cosa ha in mente, Draghi? Pensa di centralizzare ancor di più la vaccinazione e commissariare le Regioni inadempienti? Vuole rafforzare ulteriormente i poteri del commissario all’emergenza, Francesco Paolo Figliuolo, indebolendo le Regioni? Interrogativi e timori che non trovano conferme, ma che questa mattina animeranno la riunione dei governatori.

«Colpa delle Regioni proprio no», è la difesa di Luca Zaia. E Massimiliano Fedriga non accetta di ritrovarsi «sul banco degli imputati». Ma i dati italiani sugli over 80 non sono onorevoli e Palazzo Chigi non accetterà altre discriminazioni a danno delle persone più a rischio. Da noi la media di vaccinati è al 38,9%, contro il 54,4 dell’Europa. Numeri che scendono ancora se si guarda alla seconda dose, che in Europa è al 23,2% e in Italia all’11,9. Un divario che Draghi ha fretta di vedere colmato, per dimostrare di aver innescato una forte accelerazione della campagna vaccinale e per poter procedere con le prime riaperture delle attività economiche. «Però il premier stia attento a non accomunare tutti in un generico atto di accusa», avverte un presidente che si sente a posto con la coscienza.

Se Draghi non ha fatto nomi, ci ha pensato Salvini quando si è detto dispiaciuto perché «gli anziani della Toscana sono gli ultimi in Italia per copertura vaccinale». Accusa che ha scatenato la guerriglia tra i governatori, con quelli di centrosinistra che ribaltano le accuse: «Salvini attacca la Toscana per coprire la Lombardia, la cui cattiva gestione della pandemia e delle vaccinazioni sta creando imbarazzi anche dentro la Lega». Al di là delle tensioni tra destra e sinistra, nel merito i presidenti respingono il peso delle responsabilità che il capo del governo ha loro addossato. «Non cerchino il capro espiatorio — attacca Giovanni Toti —. Le Regioni avranno anche fatto sbagli, ma la madre di tutti gli errori è la programmazione nazionale». Cioè il piano vaccinale presentato il 7 febbraio in Parlamento dal ministro Speranza e il cui punto debole sarebbe l’aver inserito le categorie prioritarie a seguito delle raccomandazioni di non usare il vaccino AstraZeneca oltre i 55 anni e poi oltre i 65. Se dunque giovani docenti, avvocati o militari sono passati avanti agli anziani più fragili, per i governatori umiliati e offesi non è colpa delle Regioni ma del governo. Che a sentire i presidenti dovrebbe mettere nero su bianco, magari con un’ordinanza del ministro Speranza, la richiesta di sospendere i vaccini alle categorie prioritarie: «Perché fanno il processo a noi, se sono stati loro a dirci di andare avanti con insegnanti e vigili del fuoco?». L’umore è questo, l’unità tra governo e regioni appare ancora lontana.