LA MANOVRE TRA  CINA –  VATICANO PER CONFERMARE  L’ACCORDO

La visita in Italia del ministro degli Esteri cinese Wang Yi non è servita soltanto per far ripartire le relazioni commerciali con Roma lungo la Nuova Via della Seta. L’altro obiettivo di Pechino è prettamente diplomatico e riguarda Città del Vaticano. Tra meno di un mese, il prossimo 22 settembre, scadrà l’Accordo tra Cina e Santa Sede in merito alla nomina dei vescovi cattolici.

Alla fine non c’è stato alcun incontro tra il signor Wang e il segretario per i Rapporti con gli Stati del Vaticano, Richard Gallagher. Ma, sottolinea Repubblica, non sappiamo niente in merito a un possibile contatto informale e riservato tra la delegazione cinese ed eventuali intermediari della diplomazia pontificia.

Anzi: l’ipotesi, non confermata, è stata sollevata dal portale Religion Digitial, secondo il quale potrebbe essere avvenuto un incontro tra le parti presso l’ambasciata cinese in Italia. “Sicuramente ci sarà qualche incontro informale con i negoziatori della Santa Sede, magari nella stessa ambasciata cinese in Italia”, si legge sul sito. Come abbiamo detto, siamo in un periodo molto delicato, visto che in Vaticano si sta lavorando per rinnovare l’Accordo con il gigante asiatico. Per questo motivo non sono ammessi passi falsi che potrebbero compromettere quanto fatto fin qui.

Diverse vedute

Il rinnovo dell’Accordo è un tema spinoso. A Pechino ci sono delle divisioni interne al Partito comunista cinese, visto che alcuni alti funzionari spingono per la firma, altri per la fumata nera. Il ministro Wang non sarebbe tra i contrari ma non può esporsi più di tanto, rischiando di compromettere la propria posizione agli occhi del partito.

L’ultimo contatto di Wang con Gallagher è avvenuto sei mesi fa a Monaco. La controparte vaticana aveva assicurato che gli scambi bilaterali tra Cina e Città del Vaticano erano seguiti da Francesco. Emblematico, sempre in quei giorni, il commento di Xinde press, un sito di informazione cattolica cinese, che parlò di un dialogo istituzionale volto a favorire “la vita della Chiesa cattolica e il bene del popolo cinese”.

È tuttavia indubbio che il semaforo verde per il nuovo Accordo consentirebbe a Pechino di indossare una nuova veste agli occhi del mondo. Poter contare su un’intesa con la Santa Sede ripulirebbe l’immagine del governo cinese e, in un certo senso, gli darebbe legittimità in sede diplomatica. Il vantaggio del Vaticano, invece, starebbe nei numeri.

Prospettive e opportunità

La Cina può contare su 1,4 miliardi di abitanti. Calcolatrice alla mano, sarebbero circa 100 milioni i cristiani presenti oltre la Muraglia. Di questi solo 36 milioni apparterrebbero alle varie associazioni statali. Per capire di cosa stiamo parlando bisogna fare un passo indietro.

All’indomani dei fatti di piazza Tienanmen, nel 1989, Pechino obbligò i gruppi cristiani presenti nel suo territorio – e in generale tutti i fedeli di qualsiasi altra religione – a iscriversi ad apposite associazioni patriottiche controllate dallo Stato. In Cina c’è libertà di culto se si è iscritti a una di queste associazioni. Chi invece pratica i culti al di fuori di essere fa parte di una delle tante Chiese clandestine represse dalle autorità.

Tornando ai numeri, secondo alcune proiezioni, entro il 2030 la nazione cinese potrebbe contare 250 milioni di cristiani. Un serbatoio gigantesco, che il Vaticano vorrebbe provare a coltivare. Ecco perché è importante, tanto per la Cina quanto per la Santa Sede, portare avanti l’Accordo. Al momento sono stati fatti piccoli passi. Ad esempio ora i vescovi “sotterranei” possono celebrare messe. Il Vaticano ha lasciato aperto le sue porte. Adesso si attende la risposta cinese. Quale sarà la decisione di Xi Jinping?