La maledizione dello scorpione del Nilo

Ad Assuan, grandi piogge ne hanno fatti uscire migliaia dalle loro tane: 500 persone ricoverate, forse tre vittime.  Lunghi 8-10 centimetri, dalla tipica coda spessa, sei paia d’occhi, sono tra gli scorpioni più pericolosi per l’uomo; le neurotossine che libera la loro puntura, se non si dispone di fiale antiveleno, possono uccidere un adulto in circa un’ora, che trascorre in preda a diarrea, vomito, tremori, alterazioni della vista, vertigini e infine asfissia. Coloro a cui è somministrato l’antidoto sopravvivono, ma tra malesseri che rendono consigliabile il ricovero.

E poi arrivarono le tempeste, che allagarono le tane degli scorpioni; e le città, già sott’acqua, furono invase anche dagli di scorpioni. Sembra una piaga d’Egitto in versione global warming; è cronaca di questi giorni proprio nella provincia di Assuan, attorno alla diga sul Nilo. Da venerdì imperversano tempeste senza precedenti. E a ieri sera 503 abitanti di Assuan (che ne ha un milione e mezzo) avevano attraversato strade inondate e raffiche di vento per farsi ricoverare in ospedale, avvelenati dalle punture di Androctonus crassicauda, gli scorpioni diffusi nell’area il cui nome, dal greco, significa «omicida». In un primo momento le autorità locali avevano diffuso la notizia che i loro morsi avessero fatto già tre vittime, in queste ore. Ma ieri è intervenuto nientemeno che il ministro della Salute, Khalid Abdel-Ghafar, a smorzare la notizia: non ci sarebbero morti. Le tre persone sono morte «per cause non precisate» — così il sottosegretario provinciale alla Salute Ehab Anafy — e i medici di tutti gli ospedali della provincia sono stati richiamati al lavoro; proprio, però, per l’emergenza degli avvelenamenti.

Da piaga d’Egitto sono anche le immagini da Assuan che in questi giorni compaiono sui social: strade trasformate in fiumi, auto rovesciate, palme piegate dal vento, scuole chiuse, case che si sfanno. La navigazione sul Nilo è stata sospesa per ore.

Proprio nelle crepe degli edifici, soprattutto abbandonati, e nella terra secca delle regioni del Medio Oriente, hanno il loro habitat d’eccezione gli Androctonus crassicauda e i loro consimili Leiurus quinquestriatus, che ora le piogge hanno «sfrattato» dalle loro tane in città e nel deserto circostante.

Lunghi 8-10 centimetri, dalla tipica coda spessa, sei paia d’occhi, sono tra gli scorpioni più pericolosi per l’uomo; le neurotossine che libera la loro puntura, se non si dispone di fiale antiveleno, possono uccidere un adulto in circa un’ora, che trascorre in preda a diarrea, vomito, tremori, alterazioni della vista, vertigini e infine asfissia. Non a caso la dea Serqet, venerata nell’antico Egitto come matrona dei faraoni, era rappresentata con uno scorpione e chiamata «l’asfissiatrice» (ma anche «colei che dà il respiro») . Coloro a cui è somministrato l’antidoto sopravvivono, ma tra malesseri che rendono consigliabile il ricovero.

Le autorità sanitarie hanno comunicato che negli ospedali di Assuan ci sono ancora 3.350 fiale di antiveleno, e che quindi l’allarme sarà contenuto. Tra le notizie che si rincorrono circa le vittime — tre o nessuna? — e l’invito alla calma, la preoccupazione del governo sembra quella di contenere il panico per la «maledizione degli scorpioni»; del resto già nella Bibbia (Ezechiele) lo scorpione è simbolo di falsità, notizie che disturbano, e le autorità della provincia, che da lunedì hanno a che fare già con le manifestazioni dei disperati che protestano per aver perso la casa, non possono permettersi anche la maledizione dello scorpione.