La livella Covid

Più morti e maggiore recessione nei paesi più ricchi: così la pandemia riduce la disuguaglianza globale mentre aumenta la povertà. Il mondo è un posto po’ più uguale, ma dove tutti stanno peggio (ad eccezione della Cina). Naturalmente che la pandemia stia riducendo la disuguaglianza non è affatto una buona notizia. E non vuol dire neppure che per i paesi poveri le conseguenze saranno più lievi, anzi. Secondo la Banca mondiale a causa della pandemia da 88 a 115 milioni di persone entreranno nella povertà estrema, cioè avranno a disposizione meno di 2 dollari al giorno

Da quando il Covid-19 si è improvvisamente manifestato con le sue drammatiche conseguenze sanitarie ed economiche, si è diffusa la convinzione che la pandemia abbia prodotto o produrrà un aumento della disuguaglianza nel mondo. La tesi, piuttosto intuitiva, è che il virus avrebbe ampliato il divario tra i paesi ricchi e quelli poveri, dato che questi ultimi hanno sistemi sanitari molto più fragili per curare la malattia, condizioni igienico-sanitarie più precarie che alimentano le occasioni di contagio e meno risorse per poter tamponare le conseguenze economiche. “Questa supposizione è ragionevole, ma è falsa”, scrive Angus Deaton, economista all’Università di Princeton e premio Nobel per l’economia nel 2015 per i suoi studi sulla povertà, autore di uno studio appena pubblicato su “Covid-19 e disuguaglianza globale dei redditi”.

Deaton nel suo studio fissa, a partire dai dati, due punti fermi su due aspetti legati alle conseguenze economiche della pandemia su cui c’è stata molta discussione. Il primo è che i paesi che hanno subìto più vittime sono anche quelli in cui il reddito è sceso di più: chi blocca il virus protegge anche il pil, non c’è quindi un trade-off fra salute ed economia (non sono in gioco “o la borsa o la vita”, ma “sia la borsa sia la vita”). E questo, nonostante molte discussioni sui danni economici prodotti dai lockdown, è un punto abbastanza condiviso. La seconda evidenza è che, a differenza di quanto si possa immaginare, con il Covid la disuguaglianza nel mondo non solo non è aumentata, ma è addirittura diminuita. E questo perché i paesi più ricchi hanno subìto un impatto più pesante in termini di decessi e quindi anche sul piano economico rispetto ai paesi più poveri. Deaton mostra come la disparità di reddito tra i singoli stati del mondo sia diminuita nell’ultimo anno a causa del Covid. Mentre, se non si considerano gli stati come singole unità ma vengono ponderati in base alla popolazione, allora emerge un leggero aumento della disparità di reddito. Ma in questo caso, spiega Deaton, l’aumento della disuguaglianza è dovuto esclusivamente alla Cina che ha avuto pochi morti e una crescita economica positiva. Ma questo non ha molto a che fare con l’idea che il Covid aumenti le disuguaglianze, proprio perché la Cina è un’eccezione: con l’esclusione del paese da dove il virus è partito, anche ponderando i paesi in base alla popolazione non c’è aumento della disuguaglianza.

Naturalmente che la pandemia stia riducendo la disuguaglianza non è affatto una buona notizia. E non vuol dire neppure che per i paesi poveri le conseguenze saranno più lievi, anzi. Secondo la Banca mondiale a causa della pandemia da 88 a 115 milioni di persone entreranno nella povertà estrema, cioè avranno a disposizione meno di 2 dollari al giorno. Questi dati sono utili per due considerazioni banali, ma spesso dimenticate. La prima è che disuguaglianza e povertà sono due concetti diversi, anche se spesso vengono confusi. La seconda è che non tutte le riduzioni della disuguaglianza sono buone, cosa che implica che non tutti gli aumenti della disuguaglianza sono cattivi. Proprio Deaton, ha raccontato in un libro “La Grande Fuga” dalla miseria e dalla povertà, cioè il processo più positivo della storia del genere umano, che è stato anche un motore di aumento della disuguaglianza. Dall’altro lato lo storico di Stanford Walter Scheidel nel libro “The Great Leveler” ha mostrato come, mentre civilizzazione e progresso sono stati propulsori della disuguaglianza, nella storia dell’umanità le forza più efficienti nella sua riduzione sono stati quelli che l’autore indica come i quattro Cavalieri dell’Apocalisse: guerre di massa, crollo degli stati, rivoluzioni e… pandemie.